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Personal Shopper

Si diffonde sempre di più anche in Italia la figura del personal shopper: cura l’abbigliamento del jet set internazionale, dà consigli di look alle neo mamme, si muove dietro le quinte del fashion...

Gio 24 Set 2015 | di Paola Maruzzi e Chiara Luce | Attualità

Se prima c'era la mamma che decideva per te cosa indossare, poi sono arrivate le amiche che ti accompagnavano nei negozi e che, con un cenno perentorio della testa, ti consigliavano di non ascoltare la commessa e di non comprare quell'abito. Poi da oltreoceano sono arrivati i personal shopper, una schiera di professionisti che hanno fatto della consulenza agli acquisti nel campo dell'abbigliamento la loro vocazione. E da allora sembra "impossibile" entrare di corsa in un negozio e comprare, nel tempo della pausa pranzo, un capo trovato in un cestone delle occasioni. Eh no, care mie, perché lo shopping è sempre più un rito, per il quale è necessaria una figura in grado di accompagnarci in questo percorso, alla ricerca della nostra bellezza esteriore. Importato in Italia appena qualche anno fa, è oggi un fenomeno in pieno boom in città come Milano, Torino, Roma e Firenze.
E da Nord a Sud si moltiplicano corsi che promettono di svelare i trucchi di un mestiere ambitissimo, ma dai contorni ancora indefiniti.
Ma come si diventa personal shopper? Lo abbiamo chiesto a Monica Sirani, capofila della Associazione Italiana Personal Shopper. «Non c'è una strada univoca e "ufficiale". In Italia non esiste una laurea specifica, cosa che invece troviamo in America. In compenso molte accademie di moda tengono dei validi corsi. Alla base di tutto c'è la formazione, coadiuvata da una precisa idea di business. Mi capita di vedere personal shopper improvvisate, magari per i primi tempi lavoricchiano, ma a lungo andare sono come i funghi, nel giro di qualche mese spariscono». Utilissima, quindi un'esperienza all'estero, in Inghilterra o negli Usa, dove è più facile fare pratica, perché ci sono agenzie strutturate a servizio dei grandi brand.
Fondamentale, poi, la conoscenza dell'inglese, del mondo del fashion e dei negozi. Bisogna inoltre avere un spiccata empatia e doti comunicative. E, soprattutto, tanta pazienza!
Perché tra i clienti c'è chi chiede aiuto per un evento, chi per cambiare look, chi per farsi analizzare il guardaroba e chi, addirittura, per farsi preparare la valigia!
Ma quanto costa questo servizio? «Si va dalle 30 euro alle 150 all'ora per una personal shopper senior», spiega Monica.
Poco diffuso in Italia, la maggior parte dei clienti che chiede un aiutino è formata da cinesi, russi, arabi e americani di profilo medio-alto. Ma anche  francesi e tedeschi. Gli stranieri, infatti, sono interessati ai brand di lusso del Made in Italy. Ed il loro budget varia da chi spende 100mila euro in dieci minuti e chi viaggia su cifre più basse.
Eppure negli ultimi tempi il fenomeno si sta diffondendo anche tra la gente comune: «Ci chiamano donne comuni – spiega Monica -, per esempio madri in cerca dell'abito adatto per il matrimonio della figlia, oppure una futura sposa a cui è stato regalato dalle amiche un pomeriggio di shoppig. In questo caso 150 euro devono bastare per l'intero outfit per l'addio al nubilato!».                           



Consigli dell’esperta per l’autunno e inverno 2016

Per lei
Sulla scia dell'estate continua il richiamo agli anni '60 e '70. Pollice in su per pantaloni a zampa e a palazzo con vita rigorosamente alta. Briglia sciolta alle fantasie di ogni genere, alle geometrie, ai motivi floreali e ai colori. La parola d'ordine è osare. Altro must è il pelo: che sia pelliccia, ecopelliccia o semplici applicazioni non importa, l'importante e non rinunciarci.
Per lui
L'autunno celebra l'uomo curato, stiloso, dandy. Il montgomery  è senza dubbio il capo dell'anno. Largo al disegno geometrico, anticipato in estate dalle righe. Non tramonta il trend dei pantaloni con risvolto che non supera la caviglia. Ai piedi prendono quota  il mocassino e sneaker stravaganti. Sugli accessori (dalle borse ai cappelli e le cuffie) esplodono i colori.




BOOM DI PERSONAL SHOPPER IN CINA

Secondo l'indagine del China e-Commerce research centre, dal 2009 i personal shopper sono cresciuti del 19% e solo nel 2013 hanno generato un giro d'affari pari a 74 miliardi di yuan (quasi 9 miliardi di euro). Anche perché il 60% dei daigou (questo il termine usato in Cina che letteralmente significa “comprare per conto di terzi”) è impegnato nel lusso, fenomeno in linea con il Paese: i consumatori cinesi nel 2013 hanno rappresentato il 27% di questo mercato e nel 2015 cresceranno fino a oltre il 33%.

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