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La street art colora e riqualifica le periferie della capitale

Gio 24 Set 2015 | di Romina Vinci | Attualità
Foto di 27

È un modo per avvicinare le periferie che da sempre si sono sentite ai margini. è un modo di concepire l’arte ben al di fuori dello spazio museale. è un modo per sentirsi al passo con i tempi e far quello che a Londra e in altre grandi metropoli è in atto già da decenni: la street art sta diventando sempre più una realtà consolidata, anche a Roma. Lo dimostra il progetto “Roma Creativa”, un bando da 200mila euro messo a disposizione dal Comune e che, tra gennaio e febbraio scorso, ha consentito di realizzare ben 40 nuove opere in quartieri, come San Basilio e Tor Marancia, noti da sempre soltanto per l’alto tasso di criminalità. Già l’anno scorso, il Trullo, quartiere alla periferia sud ovest della capitale, è stato invaso da una rivoluzione a colori per merito dei suoi stessi abitanti, che di notte, armati di pennelli, barattoli di vernice, entusiasmo e tanta buona volontà, hanno dato vita a simpatiche incursioni colorate, trasformando i vecchi palazzoni grigi in vivaci pareti multicolor.
Oggi anche il quartiere di Tor Marancia, conosciuto tra l’altro  per essere stato il covo di Angelo Angelotti (uno dei componenti storici della banda della Magliana), ha lasciato la sua veste noir, diventando un originalissimo museo en plein air. 
Ventuno murales alti quattordici metri hanno trasformato il comprensorio di case popolari in uno straordinario esempio di street art grazie all’impiego di diciotto artisti di fama internazionale che hanno deciso di sposare questo progetto, dipingendo le facciate dei palazzi. Un quartiere in visibilio e i cinquecento abitanti del lotto 1 diventati improvvisamente parte integrante di questa maestosa opera d’arte.  La riqualificazione è stata possibile grazie al progetto “Big City Life”, ideato dall’associazione 999Contemporary.
«Noi siamo i sciangaini  - racconta Emiliano, un giovane nato e cresciuto nel quartiere, come sua madre e come sua nonna -: negli anni Trenta questo era un agglomerato di casupole basse, molto malmesse, veniva chiamato Shanghai perché si allagava sempre».  E il rimando  alla città cinese è presente in vari murales.  Emiliano ed altri ragazzi del quartiere hanno creato anche un’associazione per promuovere e valorizzare questo patrimonio artistico di cui sono entrati in possesso: «Abbiamo realizzato delle magliette, dei poster e vari gadget, tante persone vengono da ogni parte di Roma a conoscere la nostra realtà, siamo usciti dall’anonimato», racconta il ragazzo che sogna di fare il pugile.
La signora Iolanda non è troppo entusiasta di vivere in questo museo a cielo aperto «perché ora arrivano tantissime persone che sporcano, soprattutto quelli con i cani, e siamo noi poi a dover pulire sempre il piazzale».  Anche il proprietario del bar Checchina è sulla stessa lunghezza d’onda: «Erano altre le iniziative da prendere per qualificare il quartiere – sostiene il commerciante –, queste case sono state costruite nel 1949 e non è mai stata fatta manutenzione. I cornicioni stanno crollando, è pericoloso passare sotto i palazzi, ma nessuno se ne cura, fino a quando non succederà qualcosa di brutto. Sono tre anni che non fanno la disinfestazione, per non parlare dello stato in cui versano le fognature».  Ma arte è arte, giacché se ne dica:  «Io ho studiato soltanto fino alla terza elementare, non capisco niente di pittura, però mi piacciono queste nuove facciate, sono colorate e mi mettono allegria», afferma la signora Maria, appena uscita dal supermercato con le buste della spesa in mano. A mettere tutti d’accordo arriva Franco, storico abitante della zona, che grazie a questa iniziativa ha avuto anche il suo momento di celebrità. «Quando c’è stata l’inaugurazione ho cantato degli stornelli davanti al sindaco Marino, sono sempre stato l’artista del quartiere, io parlo il linguaggio della musica. Gli artisti che hanno realizzato queste opere sono tutti bravi ragazzi, lavoravano anche con la pioggia, siamo diventati subito amici  ed io portavo loro il caffè. Ma non quello del bar, eh! Quello fatto da mia moglie con la moca, è tutta un’altra cosa». Il signor Franco, stempiato, classe ’50,  si congeda raccontando un simpatico aneddoto: «Qualche giorno fa un uomo mi ha proposto un cambio: mi offriva la sua villa fuori Roma, in cambio del mio appartamento al primo piano di questo lotto». La risposta di Franco è stata esemplare: «Ma quale villa! Sai poi quanto ci mettono a venire a rubare dentro casa in una villa? Io sto bene soltanto qui, nella mia Tor Marancia!».                                        


LE OPERE DI TOR MARANCIA

IL BAMBINO REDENTORE – Seth
Realizzata dall’artista francese Julien Seth, quest’opera rende omaggio a Luca, un giovane che abitava nel palazzo ed è morto dopo un incidente avvenuto mentre giocava a calcio. Raffigura un bambino che sale delle scale colorate e guarda oltre i palazzi di cemento del caseggiato. La testa si affaccia su una finestra azzurro cielo: un mondo fantastico oltre il muro.

SANTA MARIA DI SHANGHAI - Mr Klevra
Appassionato di iconografia cristiana e pittura bizantina, l’artista romano ha realizzato “Santa Maria di Shanghai”, un’opera che rende omaggio alla memoria della borgata, che veniva chiamata Shangai per i continui allagamenti. Il parroco del quartiere, dapprima restio all’idea di un simbolo sacro su un muro, una volta vista l’opera finita ne è rimasto estasiato e l’ha benedetta.

DISTANZA UOMO NATURA - Jerico
Al centro di una cornice di rami fioriti di pesco, due mani che si sfiorano, richiamando la celebre immagine della Genesi dipinta da Michelangelo per la Cappella Sistina. Filippino cresciuto a San Paolo, l’artista Jerico con questa opera ha voluto omaggiare il quartiere con il mito della creazione. è questa la prima opera su grande scala realizzata dall’autore.

SPETTACOLO RINNOVAMENTO MATURIT
À - Gaia
Un palazzo con un celeste intenso, striato di nuvole, nel quale galleggiano un’arancia, la testa di una statua e un palazzo in lontananza. La statua è ispirata a una scultura dell’epoca fascista e ricorda la nascita di Tor Marancia, ghetto in cui vennero trasferiti i cittadini espulsi dal centro di Roma da Mussolini.



CITTÀ COLORATE

BURANO - VENETO
Una piccola isola della laguna di Venezia, che conquista i passanti attraverso le sue case dipinte con colori vivaci. Tinte verdi, rosse, rosa, gialle, le graziose dimore di quest’isolotto sembrano ricordare le costruzioni Lego. Leggenda narra che furono i pescatori a decidere di far colorare le pareti con tinte forti: volevano riconoscere le case quando rientravano con la barca e c’era la nebbia.

MANAROLA -  LIGURIA
Antico borgo della Riviera ligure di Levante, è uno degli angoli paradisiaci d’Italia, tra le perle indiscutibili delle Cinque Terre.  è un piccolo paese coloratissimo con le case vivaci che spuntano dalla roccia. Le graziose dimore variopinte, costituite dalle tipiche case torri genovesi, si affacciano una ridosso all’altra, per guardare direttamente al mare.  Uno spettacolo incantevole e suggestivo.

Quartiere LA BOCA, BUENOS AIRES – ARGENTINA
Da luogo dimenticato fatto di baracche abitate da schiavi neri, a zona residenziale caratterizzata da case colorate dipinte con sgargianti pitture. Ci troviamo a Buenos Aires e questa rivoluzione di colori è stata portata avanti da immigrati genovesi, che anni fa sbarcarono in Argentina in cerca di fortuna. Oggi il quartiere de La Boca offre uno spettacolo multicolor, soprattutto nel Caminito, la via degli artisti.

CITTÀ DEL CAPO – SUD AFRICA
è la città più antica del Sud Africa e al suo interno ospita un pittoresco quartiere malese, il Kaap Boo, che si caratterizza per lo stile delle case dalle tinte pastello ed il tetto piatto. Edifici vivaci dalle sfumature pluricromatiche, rivalutati proprio attraverso l’uso del colore. Il quartiere è diventato un’area multiculturale ed è stata la cornice di film, pubblicità e servizi fotografici di moda.

GUANAJUATO – MESSICO
Incastonato su una montagna a quasi duemila metri d’altezza, Guanajuato è una delle più famose città coloniali del Messico. La città è sorta in una valle ricca di miniere d’argento,  il centro storico è caratterizzato dalle vivide policromie dei numerosi palazzi, chiese e piazze.  Il vero fascino per i turisti sono le case variopinte con balconi pieni di fiori e piante rigogliose.

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