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Michele La Ginestra: La Vita dietro un sorriso

Da brillante avvocato ad attore con una vocazione molto speciale

Gio 24 Set 2015 | di Giuseppe Stabile - zonastabile@ioacquaesapone.it | Zona Stabile
Foto di 8

Dal teatro, al cinema e alla tv, dagli spot pubblicitari agli show di cucina, Michele La Ginestra lascia sempre il segno. Con l’umanità e la professionalità che lo contraddistinguono, ma soprattutto con il suo inconfondibile sorriso.
Il sorriso è fondamentale per entrare in relazione con gli altri. Anche quando ci si avvicina ad una persona sofferente, bisogna farlo sempre con il sorriso, donando un momento di conforto e di speranza.
Come riesci ad essere (quasi) sempre sorridente?
«Il mio punto di riferimento è sempre stato mio padre: è lui che mi ha insegnato a sorridere. Nei momenti difficili, me lo sento accanto a ripetermi che una giornata senza sorriso è una giornata persa. A volte, ripenso all’ultimo, dolce sorriso che ha scambiato con sorella morte e tutto mi sembra diverso».
Che rapporto avevi con i tuoi genitori? 
«Sono stato molto fortunato, perché ho avuto dei genitori fantastici che mi hanno insegnato il vero senso della famiglia. Sono rimasto molto legato soprattutto a mio padre, che non ha commesso l’errore di volermi essere amico. Quando necessario sapeva essere fermo, restando comunque sempre disponibile ad ascoltarmi. Da lui ho imparato cosa vuol dire donare tutto se stesso senza rinunciare alla propria identità».
Che papà sei?
«Grazie al cielo ho incontrato e sposato una donna che, come me, da bimba ha ricevuto tanto amore. Oggi cerchiamo di dare qualcosa in più, sia ai nostri due figli adolescenti sia a chi non è stato così fortunato. So di aver ricevuto tanto e sento necessario donare agli altri, insegnando ai miei figli a fare altrettanto. Non contano le parole, dobbiamo solo essere di esempio per i nostri ragazzi. Siamo tutti molto impegnati, ma più che il tempo che si dedica ai nostri figli, è la qualità della relazione che fa la differenza. È fondamentale cercare di stargli vicino e comprendere i loro problemi così diversi dai nostri».
Qual è il dono più grande che hai ricevuto nell’infanzia?
«La possibilità di avvicinarmi alla bellezza dell'amore di Dio. Però mi riconosco il merito di aver voluto sempre approfondire, constatando che le risposte arrivano puntualmente: l'importante è avere l'umiltà di mettersi in ascolto. Dobbiamo riconoscere la nostra forza e i nostri limiti, affrontando senza timore le difficoltà che incontriamo, ma con il sostegno dello Spirito di Dio tutto diventa più semplice».
Purtroppo non tutti hanno la tua serenità e la tua fede.
«Vorrei trasmettere a tutti la voglia incessante di cercare, senza cadere nel dubbio distruttivo. Le ferite di non amore che ci portiamo dentro condizionano la nostra capacità di relazionarci con noi stessi, con gli altri e con Dio. È necessario liberarsi da queste ferite inconsce e il teatro può essere molto utile per alleggerire il peso che ci portiamo dentro. Naturalmente, è importante una relazione con una persona competente, con degli amici veri o una comunità».
Su cosa concentrarsi per ritrovare se stessi?
«È indispensabile essere indipendenti, staccandosi da ogni sostegno esterno, per trovare noi stessi ed aiutare altri che hanno bisogno.
Ho incontrato tante persone che hanno un riferimento forte in un Santo o un sacerdote particolarmente carismatico. In una fase iniziale questo atteggiamento può essere utile, ma vorrei gridare con tutte le mie forze che l’unica cosa che conta è avere una relazione diretta con Dio per raggiungere dei concreti risultati esistenziali.
Non possiamo sempre aspettare che arrivi qualcuno ad aiutarci. Il Signore ci ha creati liberi e indipendenti, figli e non schiavi: Gesù è stato molto chiaro anche con i discepoli a questo proposito».
Sei riuscito a restare libero e indipendente anche nella tua professione?
«Tutte le scelte più importanti della mia vita le ho fatte cercando di non dipendere mai da niente e da nessuno, senza accettare compromessi.
Anche quando ho lasciato la mia avviata carriera da avvocato, avevo già partecipato a numerosi spettacoli e fondato il Teatro7, grazie al quale ho il privilegio di esprimere la mia vocazione di attore, portando dei messaggi in cui credo.
Ho una sfida da vincere: stimolare le persone a cercare l’Amore, facendo ridere senza volgarità».
Com’è nato il Teatro7?
«La passione per il teatro è nata da bambino mentre frequentavo l’oratorio della mia Parrocchia. Quando ho capito che attraverso la recitazione potevo mettere in pratica la meravigliosa parabola dei talenti e condividere i doni ricevuti, ho proposto al parroco di creare un piccolo teatro in una sala poco utilizzata. Nel corso degli anni, lavorando sodo con l’aiuto di tanti volontari, il Teatro7 è diventato una realtà bellissima. Oggi ho il privilegio di poter recitare e dirigere spettacoli che scrivo io stesso, cercando di comunicare con il sorriso quei valori nei quali credo, restando indipendente da tutti e senza subire le convinzioni altrui. Anche nella stagione appena iniziata, ci sono in programma artisti di grande spessore, scelti non solo per le qualità tecniche ma soprattutto per i contenuti che propongono. Inoltre, sono felicissimo dei frutti raccolti da tante persone di tutte le età che frequentano i nostri laboratori e delle tante associazioni di volontariato che aiutiamo con gli spettacoli di beneficienza».
Il tuo impegno nella solidarietà è infaticabile!
«Se cresco come uomo riesco ad esprimermi meglio anche come artista, riuscendo forse ad essere anche uno strumento di Gesù per tante persone sofferenti. Impegnarsi per gli altri dona un grande arricchimento interiore. Non riesco a fare le cose a metà e fin da ragazzo ho approfondito un messaggio talmente bello e importante che è diventato parte integrante della mia esistenza. Con il Teatro7 ho fatto esperienza dell’azione della Divina Provvidenza, ma è sempre necessario un grande impegno personale. All'inizio ero un po’ confuso dal desiderio di avere successo e dalla tentazione di diventare un manager. Ma per esprimere una vera solidarietà sono indispensabili il distacco dal denaro e dalla ricerca della sola soddisfazione personale. Non mi sento un eletto, ma credo che attraverso il teatro si possano offrire molti contenuti. Però ognuno di noi ha dei talenti, che deve esprimere e mettere al servizio di Chi ce li ha donati».            




Artista solidale

Michele La Ginestra è da sempre molto impegnato per il sostegno ai più deboli, soprattutto bambini e adolescenti in difficoltà. Anche per questo ha fondato il Teatro7 (www.teatro7.it) di cui è anche Direttore Artistico, con l’intento di educare i ragazzi a crescere interiormente e culturalmente. Sono rappresentate molte opere scritte e dirette da lui stesso, mentre gli artisti del ricco cartellone sono scelti accuratamente non solo per la loro bravura, ma anche per i contenuti proposti. Il connubio tra Teatro7 e solidarietà passa attraverso vari laboratori per persone di ogni età e anche con la raccolta di fondi in favore di una missione in Mozambico e di progetti di altre associazioni.





Attore, regista e conduttore tv

Michele La Ginestra nasce a Roma il 7 novembre 1964 e, frequentando l’oratorio parrocchiale, si appassiona all’attività teatrale, che coltiva anche durante gli studi in Giurisprudenza. Spinto dal successo televisivo ottenuto con la vittoria nel 1994 del gioco “Beato tra le donne”, abbandona l’avviata carriera di avvocato e si dedica al teatro, fondando anche il Teatro7 a Roma. Varie le esperienze in tv come presentatore con “I fatti vostri” (2001) e in alcune fiction di successo, come “Nero Wolfe” (2012) e “ I Cesaroni”. La sua notorietà aumenta grazie alla partecipazione a film come “Immaturi”, di Paolo Genovese (2011) e alla realizzazione di alcuni famosi spot pubblicitari: tra questi, l’ultimo per un noto pastificio, è stato premiato con un prestigioso premio. Attualmente partecipa come giudice nel programma di cucina “Cuochi e Fiamme” su La7.



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