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La stagione delle febbri...

Cosa fare e non fare in caso di influenza, senza paura, perché ammalarsi non è poi così grave

Gio 22 Ott 2015 | di Lucrezia L. | Genitori&Figli
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La stagione delle febbri viene e va, canterebbe Franco Battiato se fosse una mamma. Ed è purtroppo una stagione lunga e tormentata, con cui abbiamo tutte a che fare. I nostri piccoli selvaggi, messi giorno dopo giorno a contatto a scuola e nelle loro molteplici attività educative e giocose, diventano infettive come gli untori di manzoniana memoria. Passano gli anni, ma il numero di volte che un bimbo può beccarsi l’influenza durante una stagione mi lascia sempre allibita. A volte mi chiedo se anch’io da piccola abbia dato tante preoccupazioni a mia madre. La risposta in parte è sì, come dimostra la frequenza con cui i nostri genitori facevano operare i figli di tonsille, tema di cui abbiamo parlato in passato. Nel cercare appigli e soluzioni per confrontarmi con i problemi di salute dei miei due tesori, mi sono imbattuta nel resoconto dell’intervento di un esperto in un convegno medico. A parte i consigli pratici, che per la maggior parte sono di buon senso e generalmente applicati, mi è sembrato interessante il punto di partenza dell’intervento del medico, il dottor Maurizio De Martino, ordinario di pediatria all’università di Firenze. Ecco il cuore del suo messaggio: «La febbre – asserisce il professore – esiste negli animali da 40 milioni di anni ed è presente in tutte le specie, incluse quelle più in basso nella scala zoologica. Quando un fenomeno biologico è mantenuto a lungo in tutte le specie vuol dire che è indispensabile per la sopravvivenza. E la febbre lo è, perché a temperatura febbrile funzionano meglio i meccanismi immunologici mentre funzionano peggio virus e batteri. I pediatri sanno che è brutta la prognosi di bambini con infezioni gravi ma che non sviluppano febbre. Ed i pediatri sanno anche che abbassare la febbre comporta regolarmente un allungamento delle condizioni infettive». In poche parole, la febbre non è il male assoluto, è una condizione creata dal corpo come reazione all’attacco infettivo, condizione che alla lunga aiuta il corpo a battere l’influenza. E qui i pediatri presenti al convegno centrano un altro punto importante: il problema febbre spesso angoscia più le mamme che i bambini che ne soffrono. è il noto meccanismo dell’ansia mammesca che scatta di fronte al termometro. Il consiglio generale dei medici è di somministrare l’antipiretico solo quando il bimbo ha marcati fastidi fisici, dolori.
Per cercare di placare la nostra ansia, ecco cinque linee guida diffuse al convegno su come affrontare la febbre:
1. Impiegare solo il termometro elettronico digitale e solo sotto l’ascella: è lo strumento migliore di misurazione della temperatura corporea. La via rettale è causa di sconforto e anche di incidenti;
2. Far visitare in giornata il lattante febbrile, perché è frequente la possibilità di infezione batterica grave;
3. Se la febbre non si abbassa, non intestardirsi con l’antibiotico: non sempre la febbre è causata da infezione;
4. Pensare sempre alla malaria nel bambino febbrile di ritorno da un paese ad endemia malarica;
5. Non esiste la febbre da eruzione dentaria.
E poi le linee guida per somministrare l’antipiretico:
1. Rispettare la dose prescritta dal medico o indicata nel foglio illustrativo;
2. Rispettare i tempi di assunzione indicati dal medico, ne prolungandoli ne accorciandoli;
3. L’effetto deve essere atteso dopo circa un’ora e mezza; 
4. La via di somministrazione è sempre quella orale, salvo casi rari;
5. Non impiegare mai mezzi fisici, i cosiddetti ‘rimedi della nonna’ come spugnature, ghiaccio o pezzette, non solo perché inutili (la febbre è un innalzamento centrale e non periferico della temperatura corporea), ma anche controproducenti: causano brivido e quindi innalzamento della temperatura e malessere nel bambino (ché ha già i guai suoi per la malattia in corso).


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