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Droni, che passione!

Imprese e privati li usano in modi diversi: per i matrimoni fino alla lotta alle mafie

Gio 22 Ott 2015 | di Laura Bruzzaniti | Attualità
Foto di 7

In un futuro molto prossimo, sopra le nostre teste voleranno droni di varie dimensioni, pilotati da ingegneri, fotografi, pescatori, grandi imprese, registi, agricoltori, bagnini. Ma anche dal nostro vicino di casa, che magari vuole fare una bella foto dall'alto o controllare lo stato del suo tetto.
In gergo tecnico i droni si chiamano SAPR, Sistemi Aeromobili a Pilotaggio Remoto. In pratica sono piccoli robot che si alzano in cielo e possono essere comandati da terra, anche semplicemente da un telefonino. La parola drone fa pensare subito a scenari di guerra, perché è in ambito militare che i droni si sono sviluppati e che abbiamo cominciato a sentirne parlare, ma negli ultimi anni l'industria ha messo sul mercato apparecchi per uso civile che già vengono impiegati in settori molto diversi. Cosa può fare un drone? Fotografare e fare riprese video dall'alto oppure trasportare qualcosa. E allora gli usi possibili sono tanti: portare la posta in aree difficili da raggiungere (come sta facendo la posta Svizzera in via sperimentale), fare riprese dall'alto per un film, fare una foto scenografica a un matrimonio, controllare lo stato di manutenzione di una galleria, far arrivare quello che serve in zone difficili da raggiungere a causa di disastri ambientali. Il Comune di Cosenza, per esempio, ha dichiarato di aver già avviato le pratiche per usare i droni per il controllo del territorio: per valutare il dissesto idrogeologico, l'edilizia, l'abbandono dei rifiuti. E dopo gli episodi che hanno coinvolto lavoratori migranti questa estate nelle campagne del sud d'Italia, il Ministero dell'Interno aveva parlato delle possibilità di usare droni aerei per la lotta al caporalato. C'è anche il drone per i pescatori: invece di lanciare l'esca a mano si può lanciarla con il drone, arrivando a centinaia di metri di distanza.

TROPPE RICHIESTE ALL’ENAC
L'interesse per i droni è cresciuto molto ultimamente. Basta visitare il sito dell'ENAC (Ente Nazionale Aviazione Civile) dove una scritta in neretto avverte che è impossibile rispondere velocemente a tutte le richieste di informazioni perché ne arrivano troppe. Secondo l'ultimo rapporto ENAC, a dicembre 2014 già esistevano 43 scuole per diventare pilota di droni e 80 richieste erano ancora sotto esame. Erano state accettate 176 dichiarazioni di operazioni con droni per attività sperimentale, 77 per operazioni specializzate e 8 per operazioni critiche (in aree dove sono presenti persone o infrastrutture). Il tutto in soli 7 mesi, dall'entrata in vigore del primo regolamento sui droni ad aprile 2014.

CONTADINI, GRANDI IMPRESE E INGEGNERI I PIU' INTERESSATI
Delle novità del settore si è parlato il 25 e 26 settembre a Milano a Dronitaly, la fiera dedicata ai sistemi a pilotaggio remoto. Abbiamo chiesto a Fabrizio De Fabritiis, Amministratore delegato di Dronitaly, quali sono i maggiori ambiti di utilizzo dei droni: «Uno degli ambiti più interesanti è l'agricoltura, il cosiddetto precision farming. I droni possono essere dotati di sensori che rivelano lo stato vegetativo delle piante, quindi possono sorvolare un campo e indicare in quali punti c'è bisogno di più concime o di più acqua. In Italia già vengono usati da alcuni consorzi, per esempio per la lotta biologica a un'infestante del mais: il drone vede in che punto del campo è presente il problema e in quel punto si liberano le larve che combattono l'infestante. Poi c'è la misurazione del territorio che è un altro ambito interessante per ingegneri, geometri, architetti: i droni permettono di fotografare e misurare il territorio dall'alto in modo semplice e veloce». Per quanto riguarda le imprese italiane «Eni, Enel, Vodafone e Autostrade per l'Italia già usano i droni per controllare lo stato di manutenzione delle infrastrutture: ponti, ferrovie, reti. è questo l'altro grande settore di utilizzo, che evita di impiegare uomini in operazioni potenzialmente pericolose. Pensiamo per esempio al controllo dello stato di manutenzione di un ponte: si deve mettere un'impalcatura sospesa con delle persone sopra per controllare visivamente. Usando un drone, invece, si possono scattare fotografie molto ravvicinate in ogni punto del ponte, in modo molto più semplice e senza rischi per le persone».

 



1.000 DRONI nei cieli


Sono già migliaia i droni che volano nei nostri cieli. Quelli per uso professionale sono stimati dall'Enac in circa 1.000.
Molti di più quelli per uso ludico, acquistati online o nei negozi, per i quali è difficile fare una stima.

 



NON SOLO PER LAVORO: I DRONI ANCHE PER GIOCARE                                                   

Non solo grandi imprese. Anche i privati già usano i droni. Per lavoro, come fotografi o registi per riprese dall'alto, ma anche per diletto o, come si dice in gergo, per “uso ludico”.  Per il piacere di guardare dall'alto o per uso sportivo. Si può comprare un drone online, ma anche in un negozio vero e proprio, con vetrine e commessi che ti spiegano le diverse caratteristiche dei prodotti. Ne ha aperto uno recentemente a Bergamo. I prezzi partono da poche decine di euro. Il settore dei cosiddetti “droni consumer”, economici e molto leggeri (anche sotto i 300 grammi) si sta sviluppando molto. Anche perché i droni sotto i 2 kg possono essere utilizzati sempre senza necessità di autorizzazione (per gli altri, l'uso è regolato da norme diverse, a seconda che si tratti uso professionale o ludico, del peso dell'apparecchio e di dove viene utilizzato).
La diffusione dei droni ha già fatto nascere problemi di privacy: e se il vicino mi spia con il drone? La questione è complessa e gli enti che si occupano di tutela della privacy hanno sollevato il problema a livello europeo, chiedendo l'adozione di misure specifiche: adottare codici etici, rendere i droni più visibili o meno “invadenti” già dalla loro costruzione, con tecnologie che limitino la raccolta e l'utilizzo dei dati. La buona notizia è che i droni, tranne casi molto particolari, devono per legge rimanere dentro il campo visivo di chi li pilota e non possono allontanarsi oltre i 500 metri (modalità VLOS Visual Light of Sight). Se un drone invadente ci fotografa dall'alto basterà quindi guardarsi intorno, perché il pilota non può essere lontano.

 



Cittadini 007 per l’ambiente

Le istituzioni dormivano. I No Inc col drone sulla discarica smascherano il bluff da mezzo miliardo di euro di sussidi per l’inceneritore più grande d’Europa

Le nuove tecnologie possono trasformarsi in strumenti di verità, per la tutela dell'economia nazionale e dell'ambiente. È accaduto a pochi chilometri dalla Capitale, tra rifiuti, miasmi, falde contaminate, mezzo miliardo di sussidi pubblici in ballo e l'incubo dell'inceneritore più grande d'Europa. Le istituzioni dormivano o facevano finta di non vedere. I cittadini del Comitato 'No Inc' si sono trasformati in 007: con un drone hanno filmato e mostrato il reale stato della discarica per rifiuti non differenziati di Albano Laziale. Non solo, hanno anche messo in ginocchio il piano per realizzarci accanto l'inceneritore più grande d'Europa. Quell'area è una sorta di zona franca 'blindata', nessun esterno può entrarci. Attiva dal 1979, è un grande cimitero di spazzatura sepolta in otto giganteschi invasi. È uno dei pozzi di soldi di Manlio Cerroni, magnate dell'immondizia che da una vita comanda sui rifiuti di Roma e non solo.
Da anni Carabinieri ed Agenzia regionale per la tutela ambientale rilevavano irregolarità e contaminazioni lì sotto. Alcune persone che vivono in zona sono persino finite all'ospedale per gli odori nauseabondi che talvolta hanno appestato fino al centro della città.
L'ultimo degli invasi l'hanno piazzato a soli 175 metri dalle abitazioni (la normativa regionale impone minimo 1.000 metri) e doveva durare fino al 2020, secondo il progetto. Ma a  febbraio 2015 il drone dei cittadini ha scoperto che l'invaso era in via di esaurimento e sormontato da pestilenziali percolati. I 'No Inc' hanno pure mostrato che non è mai partito il cantiere del mega inceneritore che Acea e Ama insieme a Cerroni vogliono costruire in quel sito. Dettaglio cruciale per incassare i 500 milioni di sussidi Cip6 che lo Stato gli ha promesso, poiché il cantiere doveva partire entro il 31/12/2008. La vicenda è ancora davanti ai giudici sia amministrativi che penali. Quella discarica e quell'inceneritore sono i due principali filoni d'inchiesta del processo 'Cerronopoli', che ha scoperchiato un presunto illecito monopolio nella gestione dei rifiuti, fatto di corruzione, inquinamento, carte e connivenze politico amministrative. Un terremoto giudiziario che fa tremare la Casta fino ai vertici nazionali. La Procura Antimafia di Roma contesta associazione a delinquere, truffa aggravata, traffico e interramento illegale di rifiuti, frode in pubbliche forniture. Il processo sta toccando 3 ex ministri dell'ambiente, 3 ex presidenti e vari ex assessori della Regione Lazio, 3 ex sindaci di Roma, vari parlamentari vecchi e nuovi. Li hanno convocati lo stesso Cerroni e qualche suo coimputato come testimoni a propria difesa... Per andare in fondo, certe volte, i cittadini devono 'sorvolare'!


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