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La biocasa stampata

BigDelta: la stampante 3D pi grande del mondo. Ideata e prodotta in Italia, realizza case ecosostenibili a basso costo con materiali del territorio

Gio 22 Ott 2015 | di Caroline Susan Payne | Soldi
Foto di 9

Di solito avere a che fare con le vespe non è molto piacevole, ma sono proprio loro ad aver dato l’ispirazione decisiva ad un progetto che promette di realizzare un sogno: costruire case a basso costo, tendenzialmente a zero, soprattutto per le popolazioni povere sparse per il pianeta.
Le vespe vasaie, in particolare, costruiscono i loro nidi con il fango e vanno a procurarselo ogni volta che ne hanno bisogno. Questi nidi poi risultano molto resistenti nonostante il materiale usato possa indurre a pensare il contrario. Il progetto è stato presentato durante un evento intitolato proprio “La realtà del Sogno” che si è tenuto lo scorso mese di settembre a Massa Lombarda, in provincia di Ravenna.

CASE STAMPATE
In questa città ha sede la società WASP (World’s Advanced Saving Project), che ha realizzato la più grande stampante 3D esistente al mondo. Le stampanti 3D, per intenderci, realizzano oggetti tridimensionali di qualsiasi tipo sulla base di un programma preimpostato al computer e stanno diventando sempre più importanti proprio nel settore immobiliare, in particolare nel campo della bioedilizia. I progettisti guidati da Massimo Moretti, un vero e proprio “rivoluzionario” del settore, avevano il problema di trovare il materiale adatto. Per questo si sono ritrovati un bel giorno dalle parti di Ait Ben Haddou, nel centro del Marocco, situata in pieno deserto, ma con un clima molto piovoso: è una città patrimonio dell’Unesco, dove le case sono fatte interamente di argilla mischiata con fibre naturali. Sono abitazioni che non hanno alcun bisogno di ristrutturazione, ma solo di una semplice manutenzione: aggiungere 2 centimetri di terra argillosa sui muri esterni ogni 5 anni.
Armati di pale, setacci e sacchi, i progettisti hanno quindi verificato le caratteristiche delle argille multicolori presenti sul posto. L’argilla rossa sottostante un primo strato superficiale si è rivelata il materiale perfetto per la stampante, perché aveva le proporzioni giuste di sabbia. L’argilla svolge la funzione drenante dell’acqua piovana e la sabbia da collante: l’intera città di Ait Ben Haddou è fatta proprio con questo materiale. Argille di questo genere comunque si possono trovare in tutto il mondo e questo consente di impastare i materiali sul posto dove viene costruita l’abitazione, con consistenti risparmi di energia.

COSTRUIRE A KM ZERO
La società che ha sviluppato il progetto, anche con l’obiettivo di realizzare case a chilometri zero (cioè solo con elementi e componenti costruttive presenti sul posto) assicura che le combinazioni di materiali utilizzabili è praticamente infinita. Questo perché la ricerca si è rivolta “verso materie prime che fossero donate dalla terra, ad alto rendimento, con un costo di produzione basso, per la crescita delle quali non servissero concimi chimici e che fossero coltivabili ovunque”. La canapa, che non richiede terreni particolari e trattamenti specifici e che ha un rendimento di circa una tonnellata ad ettaro, ne è un tipico esempio: viene utilizzata come fibra discontinua di rinforzo e viene posta all’interno dell’impasto, con il quale la stampante realizza la costruzione. Le fasi di sviluppo del progetto hanno portato ad un prototipo con la quale sono state realizzate delle curiose costruzioni in scala ridotta.       

 



MEGA STAMPANTE

Lo scorso settembre è stata presentata la stampante che è in grado di costruire una casa vera e propria in argilla. Al posto dell'inchiostro, spruzza argilla a strati secondo la forma impostata al computer, tra l’altro con forme costruttive che possono essere create a proprio piacimento dal progettista o dallo stesso proprietario della casa.
“Le stime internazionali – afferma la società che ha realizzato il macchinario – prevedono che entro il 2030 ci sarà un rapido aumento delle domande di abitazioni per più di quattro miliardi di persone, che attualmente dispongono di un reddito inferiore a 3mila dollari l’anno”. È chiaro che BigData (questo è il nome dato alla stampante alta 12 metri) è una risposta già pronta per affrontare questa enorme sfida.

 



La rivoluzione della “maker economy”

I progettisti di WASP promettono che questa è solo la prima tappa di una gigantesca rivoluzione culturale ed economica: sono infatti fautori della “Maker Economy”. Questo modello economico prevede che “tutto può essere autoprodotto”. C’è la possibilità di non dipendere più da entità invalicabili che detengono il monopolio produttivo: vale a dire le multinazionali e i colossi finanziari. Tutta la ricerca di WASP (che attualmente ha una quarantina di dipendenti) è incentrata sul benessere collettivo e la conoscenza condivisa. “Non è necessario essere grandi per trattare grandi temi, sono proprio questi contenuti a dare un senso al nostro operato- scrivono sul loro sito -. La casa, il cibo, il lavoro e la salute sono ciò di cui l’uomo necessita per vivere”. Come definirli, se non rivoluzionari? 

 



Formiche ‘incavolate’? Grandi alleate

Sono ottime collaboratrici per coltivare senza pesticidi

Se ce le troviamo in giro per casa, sopra ad un pezzo di pane e marmellata o dentro un indumento, le formiche non ci suscitano sensazioni gradevoli. Ma forse è il caso che cominciamo a considerarle sotto un altro punto di vista. Alcuni ricercatori tedeschi hanno scoperto che queste bestioline sono in grado di aiutare le piante a crescere fornendo loro nutrimento in simbiosi con determinati funghi, e dopo che altri studi americani hanno chiarito il loro importante contributo nella lotta ai cambiamenti climatici (vedi riquadro nella pagina seguente).
Ora un altro ricercatore, Joachim Offenberg dell’Istituto di Bioscienze di Silkeborg (Danimarca), ci fa sapere che grazie alla loro attività alcune piante possono essere coltivate senza l’uso dei pesticidi.

LE ‘TESSITRICI’ SUPERANO I PESTICIDI
Le prove sperimentali si sono svolte sugli alberi di anacardi, mango, agrumi e palme da olio con risultati sempre positivi. Su questi alberi le formiche della specie “tessitore” costruiscono dei piccoli nidi che poi difendono molto aggressivamente da eventuali intrusioni. Lo fanno anche contro l’uomo e questa è l’unica controindicazione, comunque ampliamente superata dai vantaggi. Del resto in tutto il mondo ormai sono state classificate oltre 13mila specie di formiche e non è escluso che ulteriori ricerche possano trovarne alcune che non creano questo inconveniente.
In pratica, quando nel loro piccolo si arrabbiano per l’intrusione, le formiche tessitore uccidono gli insetti che si nutrono delle foglie o dei frutti delle “loro” piante. La conseguenza è che gli alberi vengono attaccati molto meno anche dalle malattie e da altri parassiti che di solito usano gli insetti uccisi come vettori per propagarsi nell’ambiente: sui tronchi e i rami degli alberi in particolare.
Questa specie ha la caratteristica che può essere allevata, o per lo meno controllata, dai frutticoltori: la ricerca non spiega bene come, ma ha determinato che costano meno della metà rispetto ai pesticidi che sarebbero stati utilizzati al loro posto per difendere le colture.

RISPARMIANO E FANNO RISPARMIARE
Fedeli alla loro fama di esseri animaletti parsimoniosi, si accontentano di un po’ di acqua e zucchero come mangime e possono sopravvivere anche otto mesi senza di esso. A conti fatti costano appena 25 centesimi di euro per ogni albero da frutto.
La presenza delle formiche però non deve essere troppo invasiva: il ricercatore danese ha notato un calo di rendimento delle piante quando la popolazione degli insetti superava una determinata soglia. Più difficile risulta il loro uso in campo aperto. A causa della grande area che deve essere protetta, è difficile stabilire una densità ottimale affinché possano svolgere la loro funzione in modo efficace. Anche questa tecnica di difesa biologica, comunque, non è completamente nuova. Già 1.700 anni fa, i contadini cinesi (sempre loro) usavano le formiche come soldati di fanteria nella lotta contro i parassiti.
Ma nei tempi recenti, con l’avvento dei pesticidi in particolare, molta di questa conoscenza è andata persa.

 



FORMICHE VS CAMBIAMENTI CLIMATICI

I ricercatori americani dell’Arizona State University, guidati dal geologo Ronald Dorn, hanno scoperto che le formiche hanno anche una specifica competenza, come se avessero studiato attentamente la questione, nella lotta ai cambiamenti climatici. Sono in grado di accelerare un particolare processo geochimico che utilizza l’anidride carbonica dell’atmosfera (il principale gas serra), per legarla a materiali calcarei, silicati e carbonati. In sostanza, usano il composto così ottenuto come materiale da costruzione per i loro nidi, alla stregua della calce tra un mattone e l’altro, per costruire le pareti delle case. Il meccanismo preciso non è stato scoperto, ma di fatto si comportano come delle betoniere in miniatura. Il risultato è quello di creare una versione rimpicciolita del gigantesco processo attraverso il quale gli oceani riescono a raffreddare (non si ancora per quanto) il clima del pianeta. Gli studiosi americani non sono ancora in grado di stimare quanta anidride carbonica riusciranno a farci risparmiare, ma di sicuro sarà molto di più di quanta ne risparmieranno, almeno nelle intenzioni, le “cicale” umane.


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