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Cerchi lavoro? Chiedi agli amici

Gli italiani in cerca di occupazione usano il passaparola. E fanno bene

Gio 22 Ott 2015 | di Claudio Cantelmo | Attualità
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I dati sul lavoro, dice l'Istat, stanno migliorando. Al lieve aumento di disoccupati con precedenti esperienze lavorative del secondo trimestre 2015, si è associata l'incoraggiante riduzione di quanti invece risultano in cerca di prima occupazione, di inattivi e di scoraggiati. Ma quali sono le modalità con cui il giovane (o quasi) italiano cerca lavoro nel 2015? Altro che Linkedin o curriculum europeo, la caccia all'occupazione, dalle nostre parti, è sempre affidata soprattutto ai canali informali: l'88,9% delle persone, dice un'indagine del Ministero Università e Ricerca, si rivolge ad amici, parenti e conoscenti, e la percentuale risulta in ascesa di 2,3 punti percentuali anche sul secondo trimestre 2014, col valore che tende ulteriormente a salire tra i disoccupati più anziani e con basso titolo di studio. Retrogradi, familisti e pure un po' mammoni? Niente affatto, afferma sorprendentemente uno studio americano: fanno bene! Lo sostiene il ricercatore Richard Bolles, il quale ha dato alle stampe un manuale, “Il Trovalavoro”, da decine di milioni di copie vendute. Il sociologo analizza diciotto differenti modalità per scovare un'occupazione: si va dal chiedere alle persone delle propria cerchia alla lettura degli annunci su quotidiani e siti specializzati, a rivolgersi a centri per l’impiego o agenzie interinali e moti altri. Bolles non si limita ad elencare le modalità, ma ne dà una classifica ragionata, con i pro e con i contro.

Trovare lavoro? UN LAVORO!
Il principio base - dice il professore - è che più consistente è la forza lavoro più posti vacanti si creano, a causa di fattori umani, come il fatto che le persone si stanchino della propria occupazione, facciano carriera, si trasferiscano altrove, vadano in pensione o altre più infauste ipotesi. Inoltre, parallelamente a queli resi vacanti, si creano nuovi posti di lavoro che vengono continuamente generati dalla creatività e dalle nuove invenzioni, grazie al contributo dei progressi dell’informatica e delle nuove tecnologie. Quindi in Italia, dice Bolles che ha messo a fuoco anche la situazione nel nostro Paese, ogni mese sono 230mila i lavori che aspettano di essere occupati. E come afferrarne uno se la concorrenza è spietata e la disoccupazione sempre più dilagante? Innanzitutto, occorre darsi da fare seriamente, perché trovare un’occupazione comporta tempo, costanza e un’analisi continua delle proprie competenze, dei propri desideri e delle evoluzioni del mercato del lavoro, tenendo ben presenti l’emergere di nuove figure e l’estinzione di altre. Farcela però non è impossibile e ci sono delle strategie precise.

Curriculum alla cieca? Tempo perso
Quella in assoluto peggiore è spedire curriculum a casaccio, nell’illusione miracolosa di ottenere riscontro: la percentuale di successo è deprimente, solo il 7%. Cinque i metodi vincenti, quelli a cui Bolles, forte dei suoi quarant’anni di esperienza, assegna maggiori chanches di successo. Chiedere informazioni a familiari, amici, ex colleghi ha una percentuale favorevole del 33%: chi vi conosce può rivelarsi il vostro migliore sponsor verso potenziali datori di lavoro, evitandovi di presentarvi come perfetti sconosciuti. Soluzione efficace soprattutto da noi, dove la conoscenza più o meno diretta è il canale di assunzione più diffuso. Possibilità ancora maggiori (47%) le offre bussare personalmente alla porta di uffici e aziende: indubbiamente occorre una massiccia dose di faccia tosta, ma se si strappa una buona impressione qualcosa potrebbe venir fuori. Consultare il tradizionale elenco telefonico o siti online per individuare la aziende che più interessano e poi chiamarle o andarci di persona offre il 69% di probabilità favorevoli: potrebbe infatti servire ad individuare quei posti vacanti che non vengono pubblicizzati e che rimangono nel cosiddetto “mercato del lavoro nascosto”. Ancora meglio (70% di possibilità di successo) se per quest’ultima operazione ci si riunisce in gruppo, i cosiddetti “job club”, associandosi a uno esistente o creandolo nuovo: scambiare lealmente informazioni e consigli con altri può moltiplicare le opportunità.

Le tracce online
E il curriculum? Serve sempre, ovvio, perchè ve lo chiederanno inevitabilmente dopo il primo contatto, e va redatto nella maniera più precisa possibile. Ma non è tutto. Perchè occorre considerare che nel ventunesimo secolo, il vero curriculum è quello che si trova online ed è costituito dalle tante tracce che ognuno di noi lascia di sè navigando su internet e che qualsiasi datore di lavoro può scoprire digitando semplicemente il vostro nome e cognome su Google. Occhio quindi alla reputazione digitale, che si può migliorare cancellando o rendendo accessibili solo ad una strettissima cerchia le immagini e le informazioni “sconvenienti”. Meglio ancora aumentare le vostre credenziali sul web partecipando a forum professionali o aprendo blog su temi di propria competenza.

La visione di sé
C’è però un metodo ancora più efficace, che addirittura offre (86%) percentuali stratosferiche di successo. È tuttavia quello che richiede maggior fatica, soprattutto mentale: consiste nel lavorare su se stessi, capire in maniera chiara cosa si vuole, cosa si ha da offrire e cosa si stia cercando. «Non bisognerebbe decidere che lavoro fare - scrive Bolles – sin quando non avrete capito chi siete esattamente».
Che competenze si sono maturate, quali conoscenze tecniche. Dove si vuole lavorare, in che tipo di azienda, in che settore, in quale città; quali responsabilità si vogliono avere e con quale retribuzione. Chiarirsi la mente rispetto a queste e altre domande serve non solo a conoscersi, ma soprattutto a tracciare un identikit del proprio lavoro ideale. E avere una visione precisa dell’obiettivo, conclude ottimisticamente l’autore, contribuisce a raggiungerlo molto più agevolmente.

 



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