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Droga: perchè?

Dalle scuole medie molti ragazzi fanno uso di sostanze stupefacenti, partendo dalle canne. non per il loro piacere, ma per piacere agli altri.

Gio 22 Ott 2015 | di Angela Iantosca | Attualità
Foto di 5

Francesca ha perso il padre e ha fatto finta di niente, finché il dolore è diventato talmente grande da rendere impossibile sopportarlo. Ha cominciato con le canne e ha finito con l'eroina.
Marco voleva fare il musicista, ma avrebbe dovuto impegnarsi e non ne aveva voglia. E ha pensato che se avesse fumato sarebbe diventato come Jim Morrison. Ha cominciato con le canne e ha proseguito con l'eroina.
Chiara era cicciottella, si sentiva inadeguata e vedeva la sorella come una dea inarrivabile. Per rendersi più interessante e più sciolta, ha cominciato con le canne e ha proseguito con tutto ciò che aveva a disposizione. Fino ad arrivare all'eroina.
Ascolto le storie di questi ragazzi e penso a quel limite sottilissimo tra chi sceglie di non farsi e chi si fa. È il filo della ragione, della paura, delle regole, della forza di volontà. Da una parte, chi resiste al dolore, alle insicurezze, ai sensi di colpa. Dall'altra, chi non ce la fa, chi cerca qualcosa che attutisca la vita, che porti in un mondo diverso, lontano dalla realtà, che ci faccia credere supereroi, invincibili, immuni alle sofferenze.
Cominciano prestissimo, già alle scuole medie, quando fuori dai cancelli trovano chi gliela procura e a casa nessuno capace di spiegare perché le canne possono rappresentare l'inizio di un cammino verso la morte. Non per tutti, ma perché avventurarsi in territori sconosciuti e incontrollabili?
Si cercano soluzioni, si prova a portarli al Sert, si spediscono nelle comunità, ma se non comprendono le ragioni che li hanno spinti davvero in quel tunnel non ne usciranno mai.
Perché i freddi dati sono allarmanti.
Da cosa nasce questo bisogno di sostanze?
«Ogni ragazzo che fa uso di sostanze – spiega Ornella Prete, psicoterapeuta del Ceis don Mario Picchi – Centro italiano di Solidarietà, che ha sede a Roma e che da anni si occupa degli emarginati, dei tossicodipendenti, di chi è vittima della ludopatia - trova la sua motivazione o nella troppa stima di sé o nella mancanza di riferimenti personali o nel vuoto o nella noia o nei traumi o nelle perdite legate alla famiglia. Con il progetto “Pari e Impàri2”, che si è concluso a settembre, abbiamo lavorato molto anche nelle scuole medie, soprattutto in territori difficili di Roma, dove l'uso di droghe, di cannabis e altro diventa un modo quasi per emergere, per socializzare, per definirsi rispetto agli altri, trasgredire, apparire più grande».  Infatti, secondo i dati raccolti da Skuola.net, su un campione di circa 1500 studenti italiani tra gli 11 e i 25 anni, il 21% dei consumatori è spinto non dal piacere personale, ma dall’esigenza di conformarsi; il 17% lo ha fatto per seguire gli amici, il 4% per non scontentare il partner amoroso; circa il 30% afferma di aver iniziato solo come provocazione. La scelta di iniziare a usare sostanze è un fatto relazionale. Potremmo dire che la droga è un fatto sessuale. In adolescenza il bisogno di sentirsi accettati è fortissimo quanto il timore di essere rifiutati. Il rifiuto specialmente a quell’età è una minaccia alla propria stessa identità e sopravvivenza. La naturale e potentissima spinta verso la relazione, se non trova una risposta di qualità in sane relazioni, si trasforma in mortificazione e ribellione. Che porta tanti giovani all’annullamento di sè, alla rinuncia temporanea alla propria persona ritenuta non degna di attenzione. La canna è una scorciatoia per arrivare ad una relazione seppur alterata, ma pur sempre meglio di niente. Una scorciatoia ingannevole che aggira le proprie energie personali, che invece attendono solo di essere supportate ad esprimersi in scambi più rispettosi dell’unicità di ognuno. E che invece la droga tende a cancellare. Dire di no richiede una indipendenza ed una maturità sessuale che pochi hanno. «Quando noi entriamo nelle scuole – continua la dottoressa Prete -, ci rendiamo conto di chi fa uso e chi no, perché hanno un atteggiamento esibizionista e sfrontato. Più piccoli sono e più hanno questo atteggiamento, perché sono all'inizio e sono ignoranti, non si rendono conto dei rischi reali che corrono, di cosa significa avere una dipendenza».
Ci conferma Skuola.net che uno studente su 5 ha fatto uso almeno una volta di droghe leggere e qualcuno non si è fatto scrupoli a fumarle nemmeno tra i banchi di scuola. E 2 su 5 non credono che chi ne faccia uso sia definibile "drogato". Probabilmente perché quasi 1 ragazzo su 2 è convinto che le droghe leggere non abbiano gli stessi effetti di quelle pesanti, infatti per il 55% di loro queste non sarebbero dannose quanto quelle pesanti. Eppure quasi 2 studenti su 5 conoscono bene le conseguenze dell’utilizzo di Cannabis, Hashish e Marijuana: danneggiamento provvisorio del sistema nervoso, fatica a studiare e perdita di memoria. Inoltre, circa il 20% sa bene che solitamente chi inizia ad usare le droghe leggere passa senza troppa difficoltà anche a quelle pesanti. Solo il 13% è fermamente convinto che fumare droghe leggere non abbia conseguenze negative sull’essere umano. «è stato notato che gli effetti dipendono molto dalla struttura del cervello, dalle basi in qualche modo genetiche – continua Ornella Prete -. Nel mio lavoro vedo ragazzi che neurologicamente riescono a non mostrare effetti deleteri subito. In alcuni emergono atteggiamenti di chiusura, di demotivazione, in altri nel giro di poco si sviluppano schizofrenie passeggere, solo con l'uso di cannabinoidi. Si possono anche scatenare attacchi di panico».Ma se alle medie la scelta di fumare è legata al desiderio di sembrare più grandi, tra i ragazzi che frequentano le scuole superiori le motivazioni sono altre: «Gli studenti più grandi a volte lo fanno perché sono convinti che studiano meglio. In realtà è l'effetto di rallentamento che dà questa percezione. Ma non è così. E le smart drugs per lo più chimiche servono per sballarsi, non per potenziare il proprio cervello».
Che fare?
«Quando andiamo nelle scuole, facilmente riusciamo a smontare le loro motivazioni che sono piuttosto labili. Bisogna aiutarli a vedere il rischio. I ragazzi devono capire che non vanno da nessuna parte. Purtroppo i genitori non sono d'aiuto, perché spesso pensano che l'uso della canna da parte dei figli sia come fumare delle sigarette. Un po' perché si sono lasciati convincere dalle campagne di legalizzazione o forse perché anche loro hanno fatto uso di canne da giovani. Però loro non si rendono conto che l'Hashish che gira oggi ed anche la marjuana sono potenziate geneticamente. E che i ragazzi fanno uso anche di sostanze sintetiche».
E gli insegnanti? Secondo i dati di Skuola.net, il 21% degli utilizzatori di droghe leggere, anche a scuola, afferma che i suoi professori hanno chiuso un occhio e fatto finta di niente, il 30% racconta che ha preso provvedimenti disciplinari e il 6% dice di essere stato sgridato privatamente. «Il punto fondamentale - conclude la Prete - è rinforzare i ragazzi sulle loro decisioni. L'età dell'adolescenza è l'età delle indecisioni e noi adulti dobbiamo aiutarli a saper dire di no, a saper essere unici stando nel gruppo, tutelando la loro soggettività, il loro carattere». A relazionarsi, nonostante le proprio debolezze, i difetti, confrontandosi e non fuggendo dalla vita, dal dolore, dai rifiuti. Piuttosto occorre sostenerli nella loro capacità di rifiutare e di farsi rispettare.

 



Drogati al volante

Il 55% dei giovani romani ha avuto nelle propria vita almeno un incidente stradale con ritiro della patente causato dall’assunzione di sostanze stupefacenti o alcoliche. I giovani sempre di più amano la movida e cercano il divertimento ad ogni costo. Per loro il modo più facile e rapido per ottenerlo è mischiare diverse sostanze. E così risulta che l’89% dei ragazzi romani mischia alcool, droga, fumo e psicofarmaci. In particolare il 92% fuma tabacco, il 60% fa utilizzo di cannabis, il 73% beve e il 30% prende psicofarmaci. Dopo lo sballo notturno, però, si deve far ritorno a casa e cresce così il numero d’incidenti alla guida, con successivo ritiro della patente. Sono questi i dati preoccupanti lanciati dal Centro Italiano di Solidarietà di don Mario Picchi lo scorso giugno, che emergono da un campione di 1.000 ragazzi e che mostrano come il primo contatto con la droga nel 55% dei casi avvenga tra i 19 e i 25 anni; nel 27% prima dei 18 anni e nel 18% oltre i 26 anni. Preoccupante anche la frequenza di utilizzo di sostanze stupefacenti: il 47% ne fa uso più di una volta alla settimana, il 28% una volta al giorno e il 25% più di una volta alla settimana.

 



Troppe droghe sconosciute

Proliferano nuove sostanze stupefacenti sempre più difficili da identificare, che grazie ad Internet vengono acquistate provocando incidenti stradali. Da qui un patto tra Forze dell'ordine e scienziati: una task force guidata dal dipartimento di Tossicologia di Firenze che, in collaborazione con la Stradale, si pone l' obiettivo di individuare e classificare tutte le sostanze di moda tra i giovani.

 



SHOPPING ON LINE

Più di un consumatore su 10 acquista droga sul web. Lo rivela il Global Drug Survey 2015, un'indagine internazionale che ha coinvolto 100mila persone residenti in oltre 20 Paesi. Di queste 11.750 hanno dichiarato di aver acquistato su internet, nel corso del 2014, sostanze psicoattive, legali e non. E, soprattutto, ben il 25% lo ha fatto per la prima volta sempre nel 2014. Le metanfetamine sono state le droghe più acquistate via web: in polvere dal 37,2% e in pillole dal 26,5% di chi ha utilizzato questo canale. A seguire sostanze cannabinoidi e Lsd. Cocaina, funghi allucinogeni e ketamina si attestano su percentuali che oscillano tra l'11 e il 15. A stupire è la crescita sia degli acquisti on line sia dei consumi dell'ossido di diazoto, una sostanza che molti hanno conosciuto come analgesico o anestetico negli studi dei dentisti.

 



CANNABIS CRESCITA PERICOLOSA

In Italia, secondo i dati Istat, sono quasi 5 milioni i consumatori di cannabis ricreativa e 500mila i cronici che coprono da soli i 2/3 del consumo: in media 200 spinelli a testa all'anno, che potrebbero essere stati rollati per un totale da 1,5 a 3 milioni di chili di sostanza, come informa la Direzione nazionale antimafia. La spesa media a Milano al mese è di circa 68 euro a consumatore, tra quanti ne hanno fumato almeno una volta negli ultimi 30 giorni. Le analisi delle acque reflue di 17 città, eseguite dall'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano per il Dipartimento politiche antidroga, certifica una concentrazione di cannabis in aumento del 10,96% dal 2013. L'età del primo contatto con la sostanza è passato dai 16-19 anni ai 13-15. Numeri in ascesa e in controtendenza con l'Europa, dove dilagano le droghe sintetiche.

 



Ci si droga per colmare delle mancanze

Francesca, dopo 4 anni a San Patrignano, correrà alla maratona di New York

«Quando parlo con i ragazzi che fanno uso quotidiano di droghe è difficile dire la cosa giusta. Come posso convincerli che è sbagliato ciò che fanno? Penso a quando ero io a drogarmi: non ascoltavo nessuno, credevo di essere onnipotente, invincibile e soprattutto di non fare la fine degli altri tossicodipendenti. E invece c'ero già dentro. Allora mi metto in ascolto e quello che sento è che quel ragazzo ha delle fortissime mancanze, che non posso colmare io con le parole. Ognuno deve fare un percorso dentro sé perché possa capirlo».
Francesca ha quasi 24 anni e da 3 anni e 7 mesi è in comunità a San Patrignano. È qui perché a 12 anni ha cominciato a fumare canne, poi per due anni ha provato di tutto per poi cominciare, a 14 anni, con l’eroina.

Anche lei, come quei ragazzi con cui parla oggi, ha cominciato per delle mancanze.
«Avevo un carattere difficile. I miei genitori lavoravano sempre ed eravamo tre sorelle. Però io davo l'immagine di essere una forte, per questo, se dovevano sacrificare qualcuno nelle attenzioni, sacrificavano me. Questa è stata la mancanza. I miei genitori erano giovani e presi da troppe cose. Ed io non ero una bambina semplice: a scuola mi sospendevano spesso e non sapevano come gestirmi. Mi rendo conto che mancava il dialogo. Non era mancanza di affetto, ma questo lo so ora: l'ho capito nell'occuparmi degli altri ragazzi che entrano in comunità. In loro ognuno di noi vede se stesso e ti rendi conto che ognuno è diverso, che ogni persona ha bisogno di una attenzione diversa da te e che devi stare attento a non trascurare nessuno. Ho capito in questi anni che non è facile educare, non è facile essere genitore. È così che ho compreso anche i miei genitori».

Come hai deciso di smettere?
«Erano 6 anni che mi facevo di eroina. Una sera le mie sorelle dissero a mia madre di guardarmi le braccia. Lei mi fece spogliare davanti uno specchio e mi disse di guardarmi. Quel giorno mi sono guardata e mi sono resa conto che in quegli anni non lo avevo mai fatto. Mi guardavo di sfuggita. Inconsapevolmente. Ma nel profondo del mio cuore non volevo vedermi, non volevo dare ragione a tutte quelle persone che mi mettevano in guardia; non riuscivo a dire “ok ha vinto la droga”. Mia madre allora si mise ai miei piedi, scongiurandomi e dicendo di scegliere: o la famiglia o la droga. Non l'avevo mai vista così. Lei è sempre stata una donna fortissima. Lì ho deciso di farla finita. Dopo essermi disintossicata, sono entrata a San Patrignano».

Quando hai cominciato a sentirti viva?
«Quando sono entrata, il primo anno, ho avuto un’esplosione di emozioni. E mi stupivo che mi toccavano cose che in passato non mi interessavano. Ho dovuto imparare a conoscerle, a gestirle. C'erano anche cose che mi facevano star male. Ed ora ho voglia di uscire, di ricominciare e di innamorarmi per la prima volta!».

In comunità hai anche cominciato a correre.
«Ho cominciato a correre quando ho superato l'astinenza. Non riuscivo a dormire, dovevo scaricarmi. Ed ora, da 3 mesi, sono entrata in podistica e a novembre corro a New York, alla maratona (Un progetto che è stato possibile a Carim, Kappa e Cimberio - ndr). Sono molto felice. Non riesco ancora ad immaginarlo». Francesca sogna di fare la sommelier, ma ora che sta imparando cosa è la vita, a sentire le sue emozioni, a non aver paura, è disposta a tutto pur di cominciare a camminare nel mondo. La dipendenza non ha a che fare con le droghe, ma con la povertà di felicità e di opportunità. Ha a che fare con l'imparare a vivere in modo diverso.  


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