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Sam Clafin: Quel bravo ragazzo

L’inglese Sam Claflin torna al cinema con “Hunger Games: Il canto della rivolta parte 2”

Gio 22 Ott 2015 | di Alessandra De Tommasi | Interviste Esclusive
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Il seduttore: per questo ruolo Sam Claflin è stato scritturato nella saga fantasy di “Hunger Games”, che si conclude il 19 novembre al cinema con un addio straziante. Il sorrisino furbetto dell’attore inglese sembrava perfetto per far perdere la testa al pubblico. E non a caso le prime scene lo vedevano in posa con il fisico scolpito e senza maglietta. Alla moglie Laura Haddock hanno chiesto qualcosa del genere nella serie tv ‘Da Vinci’s Demons’: cortigiana tentatrice e doppiogiochista, il suo personaggio si concede per capire informazioni e segreti. Per nessuno dei due dev’essere facile tornare a casa dopo ciak del genere e guardarsi negli occhi senza provare almeno una punta di gelosia. Eppure questa coppia non si perde mai di vista, viaggia insieme, si raggiunge all’altro capo del mondo e si confida tutto.

Sono i loro alter ego su piccolo e grande schermo a fare scelte discutibili o spregiudicate, non loro. E infatti tutte le volte che ho incontrato Sam ha sempre vicino la dolce metà, la rassicura con lo sguardo, le lancia sorrisi un po’ impacciati. Si è cimentato in ruoli da sbruffone, compreso quello di Alister in “Posh”, ma anche in commedie romantiche, come “#ScrivimiAncora”, dove invece insegue l’amore per tutta la vita senza sapere di averlo sempre avuto a portata di mano. Cambiare pelle gli riesce naturale…
«Alcuni incontri stravolgono la vita, ma bisogna fare attenzione a non lasciarseli sfuggire… Il tempismo è fondamentale nella vita e va oltre il senso del giusto o dello sbagliato. Ecco perché il mio motto è non avere rimpianti».

Attualmente vieni accolto ovunque come una rockstar. Provi mai la paura di perderti?
«Ci sono alcuni stili di vita che suscitano clamore e anche invidia, per questo il rischio di eccedere è sempre dietro l’angolo. La gente vorrebbe permettersi questi lussi sfrenati, ma a volte non si accorge dei pericoli che l’abuso del potere può causare».

In “Posh”, ad esempio, l’obiettivo è far parte di un’élite di privilegiati. Hai mai pensato che ad Hollywood funzioni così?
«Non ho mai desiderato di far parte di circoli esclusivi, a nessun livello. Mi piace abbracciare questi progetti perché coinvolgono il pubblico ad un livello più profondo, a guardare oltre l’apparenza, perché mostrano le tentazioni e subito dopo le conseguenze. Spogliàti dei loro privilegi, vedi i personaggi per quello che sono».

“Hunger Game” ti ha lanciato nello star system e oggi sei tra gli attori più richiesti. Sicuro che la celebrità non dia alla testa?
«A dire il vero quando mi guardo non penso di essere popolare, anche se quando mi sono trovato a contatto con il pubblico italiano, ad esempio, che è così affettuoso e travolgente, mi sono sentito quasi sommerso da tutto questo calore. Quando succede lo considero una piacevole sorpresa, anche se non sono proprio sicuro che non mi abbiano scambiato per gli One Direction».

Perché il pubblico ama tanto questa storia futurista dove si lotta per la libertà?
«Perché è una metafora che arriva a tutti… e ritorna a noi attori che l’abbiamo messa in scena con una forza tale da lasciare senza fiato. Il mio cuore è davvero colmo di gratitudine per quello che mi ha portato e spero di poter restituire al pubblico questo affetto. “Hunger Games” mi ha aperto porte nella mia carriera che finora erano sbarrate e, anche se Hollywood ora sembra il paese delle meraviglie, resta comunque una specie di club esclusivo e non penso di farne parte».

Cos’altro ti ha regalato la recitazione?
«Da ragazzo ero piuttosto introverso e timido, ancora mi ricordo la paura del primo giorno di Università… invece recitando ho imparato ad uscire da me stesso».

I ruoli da cattivo ragazzo ti restano addosso anche dopo la fine delle riprese?
«Tutti noi abbiamo un lato oscuro, quasi diabolico e arrabbiato. A volte lo si tira fuori anche nelle piccole situazioni quotidiane, come la gelosia. Ecco, io uso tutti questi sentimenti negativi che provano i miei personaggi come valvola di sfogo per lo stress…».

Sei davvero un libro aperto come sembri?
«Ebbene sì, ho capito subito che in questo ambiente i segreti vengono sempre a galla e la stampa li spiattella a tutto il mondo, quindi gioco d’anticipo e non ne ho, così niente mi può ferire. Sono così come mi vedete, onesto e aperto».

 



5 ANNI DI SUCCESSI PLANETARI

Samuel George Claflin, 29enne inglese, ha iniziato a fare l’attore solo cinque anni fa, ma con un debutto d’eccezione, la miniserie “I pilastri della terra” ispirata al romanzo di Ken Follett. Il primo ruolo importante al cinema arriva con “Pirati dei Caraibi – Oltre i confini del mare” accanto a Johnny Depp. Si cala nei panni del principe azzurro per “Biancaneve e il cacciatore” con Kristen Stewart, poi fa innamorare di sé Lily Collins nella commedia “#ScrivimiAncora”. Per Lone Scherfig interpreta “Posh”, un ragazzo ricco e viziato che si spinge al limite assieme ad un gruppo di compagni di college spregiudicati. Il successo planetario lo raggiunge con il ruolo di Finnick in “Hunger Games”, la saga ispirata ai libri di Suzanne Collins (Mondadori editore), che si conclude al cinema con “Hunger Games – Il canto della rivolta parte 2”, il 19 novembre, girato in parte a Parigi e Berlino.


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