acquaesapone Attualità
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri

La classe capovolta

Un approccio che ribalta la didattica tradizionale: studio a casa con smartphone, tablet e pc. Poi in classe si lavora insieme, guidati dal docente

Ven 23 Ott 2015 | di Francesco Buda | Attualità
Foto di 2

Non più il prof in cattedra e i ragazzi come soldatini dietro i banchi, né valanghe di compiti a casa e valutazioni basate solo su interrogazioni e verifiche in classe. Addirittura, tablet, telefonini, computer e internet come alleati dello studio e della formazione scolastica! È il 'ribaltamento' della classe capovolta. Un nuovo metodo che stanno sperimentando centinaia di docenti e studenti italiani nelle loro scuole, dalle elementari alle superiori.
Portabandiera di questa novità didattica è l'associazione "Flipnet", dall'inglese "to flip", capovolgere. Si definiscono come "nani sulle spalle dei giganti", parafrasando il filosofo del Medioevo francese, Bernardo di Chartres.
I loro ispiratori sono grandissime personalità della cultura e della pedagogia più recenti: Maria Montessori, don Lorenzo Milani e Mario Lodi. Sono gli insegnanti delle classi capovolte. I loro allievi approfondiscono le varie materie prevalentemente a casa, da soli, utilizzando molto i video e il web, ognuno secondo i propri tempi. Poi in classe si lavora insieme, si fanno ricerche ed esercitazioni in piccoli gruppi all'insegna della collaborazione e della condivisione, guidati dall'insegnante. E il voto viene dato al gruppo.
Tutti così possono da un lato sperimentare una certa indipendenza e dall'altro esprimersi e scambiare conoscenze e una modalità di crescita comunitaria, aiutandosi reciprocamente. Chi va meglio può viaggiare a ritmo diverso da chi è meno spedito, senza rallentare né lasciare indietro nessuno.
La classe capovolta, affermano gli educatori che la stanno sperimentando, stimola la creatività, i talenti di ognuno, anche dei cosiddetti svogliati, e produce risultati migliori.
«È efficace per tutti - spiega un docente sul sito flipnet.it, ma specialmente per i bambini con bisogni educativi speciali», vale a dire chi ha disabilità, deficit motori e cognitivi, disturbi specifici dell'apprendimento, difficoltà legate a fattori culturali, come per esempio i figli di stranieri.  Anche chi insegna è chiamato ad un impegno più creativo e a creare da sé i materiali didattici, per poi metterli a disposizione su internet. In tal modo si può evitare di costringere le famiglie a comprare i libri di testo, ovviando magari alle classiche furbate delle presunte 'nuove edizioni' che di fatto cambiano poco o nulla.
 



Homeschooling, la scuola a casa

La chiamano homeschooling o educazione parentale: si fa a casa, senza che i figli vadano a scuola. «La famiglia sceglie cosa e come imparare, orientandosi ai desideri e alle inclinazioni dei propri figli», spiega il blog controscuola.net. «In Italia come in numerosi Paesi nel mondo, è legale non mandare i propri figli a scuola ed educarli al di fuori dell'istituzione scolastica tradizionale», afferma il sito educazioneparentale.org, ricco di indicazioni pratiche. Del resto, la Costituzione italiana prevede l'obbligatorietà “dell'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni” e dice che “è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli”. Dunque niente obbligo di mandare i figli a scuola. Basta inviare una lettera ogni anno alla direzione didattica competente, comunicando che si vuole educare-istruire i figli a casa, con autocertificazione che attesta le capacità tecniche e possibilità economiche dei genitori. Per formalizzare legalmente 
il percorso ed ottenere i ‘pezzi di carta’ - licenza elementare, media e diploma - si fanno gli esami da privatisti. In Italia sono un migliaio le famiglie che fanno homeschooling,
2 milioni negli Usa, 70mila in Inghilterra, 60mila in Canada, 5mila tra Francia e Spagna.

 


Condividi su: