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Cancella il debito

Una legge aiuta chi non riesce a pagare i debiti... funziona?

Ven 23 Ott 2015 | di Laura Bruzzaniti | Soldi
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Una legge poco conosciuta aiuta chi non riesce più a pagare i debiti. Sta funzionando? Quando fu emanata, quasi quattro anni fa, la legge sul sovraindebitamento (Legge n. 3 del 27 gennaio 2012) fu definita "legge salva suicidi" o "legge cancella debiti". Era stata pensata, infatti, per aiutare chi è nella situazione disperata di trovarsi pieno di debiti e non riuscire più a pagarli. In realtà fino ad ora, a quasi quattro anni dalla sua emanazione, la legge di debiti ne ha cancellati ben pochi, perché la sua applicazione concreta si scontra con difficoltà e lentezze. I decreti attuativi - cioè quelle norme che chiariscono come vada applicata nel concreto un legge – sono arrivati solo a gennaio di quest'anno. Banca d'Italia, Agenzia delle entrate e INPS solo da poche settimane hanno capito come comportarsi esattamente nei confronti delle nuove procedure, emanando dei regolamenti sulla questione. E anche nei tribunali ci si scontra con qualche problema di organizzazione. Sarà che ancora non si capisce bene cosa fare, sarà che la legge non è poco conosciuta, fatto sta che i cittadini che hanno fatto ricorso alle nuove procedure sono ancora pochi.  Quelli che lo hanno fatto, però, sono riusciti a risolvere situazioni di sovraindebitamento disperate.

COME FUNZIONA
La legge viene in aiuto del consumatore che ha accumulato debiti che non riesce più a pagare, permettendogli di uscire dalla situaizone di sovraindebitamento e pagando solo una parte del debito, in genere a rate, in base alle sue reali possibilità. Nel concreto: il consumatore propone un piano di ristrutturazione del debito (Piano del consumatore) basandosi su quanto può effettivamente ripagare tenuto conto dei suoi beni e dei suoi redditi presenti e futuri; un esperto valuta il piano e il giudice lo approva. La legge non cancella i debiti, ma può ridurli anche in modo significativo. È successo, per esempio, nel caso di una famiglia di Catania che, tra mutuo e sette diversi finanziamenti, era arrivata a dare ogni mese 1,700 euro ai creditori (su 1,900 di stipendio): il tribunale ha ridotto il debito di oltre il 40%, e stabilito una rata mensile di 700.000 per 10 anni. 

NESSUNA BACCHETTA MAGICA
La nuove norme non sono sempre indolori, né sono una bacchetta magica per tutti gli indebitati. Prima di tutto si applicano solo ai consumatori "meritevoli", il ché significa che l'impossibilità di pagare deve essere incolpevole, non deve dipendere semplicemente da una cattiva gestione delle proprie finanzie. Si è meritevoli quando non si è più in grado di pagare i creditori a causa di un evento imprevisto: per esempio la perdita del lavoro, la cassa integrazione, una malattia. Ma anche per la nascita di un figlio, che comporta nuove spese. I debiti in questione possono riguardare tutte le spese sostenute per i bisogni propri e della famiglia: per esempio il mutuo, finanziamenti per l'acquisto di beni, carte di credito, spese di condominio. In un caso, il giudice ha "tagliato" di molto anche un debito con Equitalia. Non possono essere considerate, invece, le spese relative all'attività professionale o imprenditoriale. 
Abbiamo chiesto qualche dettaglio in più all'Avvocato Pasquale Lacalandra, che ha assistito una consumatrice di Busto Arsizio in uno dei primi e più eclatanti casi regolati dalle nuove procedure, con una riduzione del debito da 86.000 a 11.000 euro.
C'è il rischio, con la nuova procedura, di perdere comunque la casa per pagare i debiti come avviene con le procedure esecutive? «Sì, si può arrivare a dover vendere la casa. Ma ci sono delle importanti differenze: con la procedura esecutiva vendere la casa può non risolvere la situazione e per di più la casa viene venduta all'asta, a prezzo basso rispetto al valore di mercato. Con questa legge invece la casa viene venduta dal proprietario a prezzo di mercato e inoltre si è sicuri di essere esdebitati».
E se non si hanno beni immobili, né uno stipendio da offrire come garanzia di un pagamento almeno parziale? In altre parole: un disoccupato nullatenente può accedere a questa procedura? «Sì, se una terza persona si impegna ad intervenire. La legge dà importanza al valore aggregante della famiglia, che può aiutare a uscire dalla crisi. Intervengono spesso i genitori, ma anche il coniuge. Vedo tante persone che nascondono la situazione di debito alla moglie, per esempio. Con questa legge invece una moglie può intervenire, con i propri redditi o beni, a risolvere il sovraindabitamento del marito».
Le spese per l'avvocato e per la procedura, però, possono essere anche molto alte. Questo non potrebbe essere un problema per chi già si trova affogato dai debiti?
«Le spese per la procedura possono essere inserite nel piano di rientro, quindi entrare a far parte del totale del debito, da pagare anche a rate. Certo, l'avvocato va pagato. Ma se ci sono i requisiti si può avere diritto al gratuito patrocinio (assitenza legale gratuita, ndr)».
Negli altri paesi europei norme di questo tipo esistono già da tempo. Questa legge ha introdotto nel nostro ordinamento un principio che in altri paesi europei è presente da decenni: anche il singolo ha un valore sociale prevalente ed è meritevole di tutela in caso di crisi. Lo stato interviene per salvare le grandi imprese, perché si ritiene che valga la pena salvarle. Adesso anche il privato cittadino ha diritto ad essere aiutato nei momenti di crisi. Dovrebbe però essere accompagnato da una rete di strutture che assistono il consumatore. E dovrebbe esserci a monte un'educazione a non contrarre debiti.
 



Anche per commercianti, professionisti, piccoli imprenditori

La legge 3/2012 si applica anche a cooperative, start up, piccoli commercianti, imprenditori o professionisti, che siano sotto la soglia delle procedure fallimentari. In questo caso la procedura è un po' diversa: la proposta di ristrutturazione del debito deve essere approvato dalla maggioranza dei creditori (equivalenti al 60% del debito totale). Altrimenti, si può decidere di vendere tutti i propri beni e allora l'accordo prescinde dall'approvazione dei creditori.
 



Attenzione agli inganni

Fatta la legge, trovato il modo di specularci sopra. Sono già nate associazioni che sfruttano la legge 3/2012, proponendo a consumatori indebitati di risolvere tutti i loro problemi, ma facendosi pagare a caro prezzo. Meglio fare attenzione, chiedere prima quali sono i costi, diffidare da chi si presenta come la soluzione facile a tutti i problemi di sovraindebitamento. Per assistenza, ci si può rivolgere agli sportelli sul sovraindebitamento attivati dalle associazioni di consumatori (Federconsumatori, Movimento difesa del cittadino e altre).


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