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La natura ricomincia a cambiare l’economia del pianeta

Nell’alimentazione ed in tanti altri settori, imitare la Natura conviene

Gio 26 Nov 2015 | di Caroline Susan Payne | Soldi
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Anziché contrastarla, 'soggiogarla' o modificarla, se la imitiamo, la Natura è una eccellente alleata. Creature, ecosistemi e realtà naturali già esistenti sul pianeta forniscono sempre più ottime soluzioni in una infinità di soluzioni innovative ed ecosostenibli nei vari settori, dall'agricoltura all'industria, dall'energia al cibo, dai trasporti alla moda e così via. Copiare la Natura è ormai una vera e propria scienza e si sta rivelando un ottimo affare per l'umanità.

INSETTI A TAVOLA
Nella nostra cultura alimentare a nessuno verrebbe mai in mente se per pranzo o cena è meglio cucinare un bella bistecca di manzo o qualche etto di cavallette al forno. A Bangkok invece, capitale della Thailandia, dove la carne non è alla portata della popolazione più povera, la questione si pone al contrario perché questi insetti sono considerati un ottimo alimento, completo dal punto di vista dei nutrienti, igienicamente sicuro e persino salutare. Le cavallette, infatti, rispetto alla carne di mucca hanno un più alto contenuto di proteine (72% contro il 52%), hanno molti grassi in meno (16% contro il 48%) ed apportano alla dieta di chi le mangia anche una discreta quantità di carboidrati (12%).

GIOVANI STUDENTI PER I POVERI
L’attività di catturare insetti commestibili quindi, da quelle parti assicura una costante fonte di reddito, soprattutto alle famiglie più bisognose. A questa esigenza ha pensato un gruppo di giovani studenti thailandesi che ha messo a punto un tipo di vasi a forma di ampolla fatti con fibre naturali. Si tratta di vere e proprie trappole che sulla parte esterna sono decorate con colori che attraggono gli insetti: possono essere appese in qualsiasi posto. Una volta entrati o caduti al loro interno, dei piccoli filamenti pieghevoli fanno cadere questi insetti verso la parte bassa dei vasi senza che questi possano poi risalire. Al di là delle sensazioni sgradevoli che ci possa suscitare il tutto, questo è proprio il meccanismo con il quale si alimentano molte piante carnivore. Per mettere a punto queste trappole, infatti, gli studenti thailandesi si sono ispirati ad una di queste piante, la Genlisea violacea, originaria del Brasile.

 



NATURA E SANA ECONOMIA INSIEME: SI PUÒ

Il concorso americano del Mimimcry Institute, per progetti ispirati alla Natura, non è nato dalla stravaganza di qualche filantropo ambientalista, ma da un preciso orientamento economico che ormai va affermandosi giorno dopo giorno: la stessa che la rivista Acqua & Sapone da anni indica con il termine “Natureconomy”. Basti pensare che un recente rapporto redatto dall’Istituto per gli Affari Economici della Fermanian University di Point Loma (San Diego, California) afferma che entro il 2030 le innovazioni ispirate ai cicli naturali potrebbero generare in incremento del PIL a livello mondiale di 1,6 trilioni di dollari americani all’anno (quasi 1.500 miliardi di euro al cambio attuale).

 



LA SCIENZA BIOMIMETICA A CACCIA DI TALENTI

Jube, il progetto illustrato in questa pagina,  è solo uno dei tanti che hanno partecipato ad un concorso internazionale indetto recentemente dal Biomimicry Instit­­­­­­ute (Istituto per la Biomimetica), nello stato americano del Montana, per premiare sistemi e tecniche di produzione alimentare che emulano la natura. La sfida tra i partecipanti, formati da gruppi di studenti e ricercatori universitari e indipendenti, consisteva nel proporre in chiave ecocompatibile diverse soluzioni ai gravi problemi che stanno interessando l’agricoltura a livello mondiale. Tali soluzioni però avevano ed hanno altri due vincoli fondamentali: devono contemplare una loro trasposizione in chiave industriale e devono copiare-imitare disegni stilistici o fenomeni naturali.

 



Frigoriferi come canguri, api ed elefanti

Al concorso americano del Biomimicry Institute sono stati ammessi una cinquantina di progetti provenienti da tutto il mondo. Davanti a quello thailandese per le cavallette alimentari, illustrato nelle pagine precedenti, sono arrivati primi a pari merito un progetto canadese ed uno americano.
Quello canadese, chiamato "WindChill Food Preservation Unit", che significa unità di conservazione del cibo con raffreddamento a vento, è stato messo a punto da un gruppo di ricercatori dell’Università di Calgary e promette di cambiare il destino di tutte quelle persone che vivono nelle zone del pianeta tutt’oggi sprovviste di energia elettrica. È sostanzialmente un piccolo frigorifero che permette di mantenere il cibo a basse temperature anche quando viene trasportato. Il meccanismo di raffreddamento è ispirato alla regolazione della temperatura che operano molti mammiferi e insetti (canguri, elefanti, suricati, api e termiti), attraverso la ventilazione costante del proprio corpo: grosso modo quello che fa il compressore nei nostri frigoriferi domestici, asportando il calore da un lato e immettendo il gas refrigerante dall’altro.

 



ACQUA MARINA DA BERE, MADE IN ITALY

Il sistema che depura con le piante l’acqua dagli inquinanti e rende potabile l’acqua del mare

Illustrare tutti i fantasiosi progetti presentati al concorso del Biomimicry Institute è praticamente impossibile, ma merita un’attenzione particolare l’unico dei tre progetti italiani arrivato tra gli otto finalisti.
Si chiama “The Mangrove Still” e lo ha elaborato un gruppo di ricercatori indipendenti di Brescia. I temi sono quelli del degrado del suolo e della scarsità d'acqua: due sfide globali che se non risolte potrebbero compromettere in futuro la sicurezza alimentare a livello mondiale, ma che già oggi colpiscono il sostentamento soprattutto delle popolazioni povere, il cui reddito dipende fortemente dall'agricoltura. In questo caso l’ispirazione è stata fornita dagli ecosistemi costieri caratterizzati dalla presenza delle mangrovie: alberi in grado di vivere e di gestire le risorse idriche in un ambiente caratterizzato da acqua salata, trasformandolo in acqua dolce.
Con un sistema modulare, le fibre delle mangrovie possono essere assemblate per irrigare la terra e dare acqua potabile alle persone. Inoltre, questo progetto ispirato alla Natura potrebbe essere utilizzato anche per il trattamento di acqua inquinata o come un essiccatore per processi di produzione alimentare.
E addirittura come dissalatore per trasformare l'acqua marina in acqua potabile o per irrigazione. Il sistema ha un’efficienza paragonabile agli attuali distillatori solari, ma costa almeno 5 volte di meno: per questo risulta finanziariamente sostenibile anche per i Paesi poveri. A maggior ragione perché il processo consente la progressiva rigenerazione di vegetazione sia nei terreni costieri, soggetti all’erosione delle coste, che nei terreni aridi limitrofi al mare.

 



FILTRI ANTI-PESTICIDI CON I LOMBRICHI

L’altro progetto vincitore del concorso, “The Living Filtration System”, è stato elaborato dai ricercatori dell’Università americana di Eugene, nell’Oregon. Promette di risolvere un altro grave problema: l’inquinamento delle falde acquifere causato dall’uso di fertilizzanti e  pesticidi, il quale a sua volta determina un eccesso di nutrienti nei laghi, nei fiumi e nel mare, causandone l’eutrofizzazione, ossia l'abnorme ed eccessivo accrescimento di piante acquatiche.
È un sistema di filtraggio, che consiste in una sorta di tubo continuo, che viene interrato sotto la superficie dei terreni coltivati, e funziona come un filtro che permette l’allontanamento dell’acqua in eccesso, ma allo stesso tempo lascia i nutrienti sul terreno a disposizione delle radici delle piante. Una membrana poi permette il passaggio dell’acqua filtrata, ma non quello dei pesticidi e dei residui di fertilizzanti chimici, che in tal modo vengono intrappolati per poi essere metabolizzati dai microrganismi presenti nel terreno. Questo filtro non necessita di alcuna manutenzione dopo l’installazione, perché è composto da materiali naturali. L’intero meccanismo, infatti, trae ispirazione da come funzionano i villi nello stomaco dei lombrichi: i fertilizzatori naturali per eccellenza dei terreni agricoli. Simili sistemi potrebbero aiutare moltissimo ad arginare l'inquinamento delle falde idriche, anche in vaste zone agricole come la Pianura Padana o l'Agro pontino nel Lazio.


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