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A Natale il cinema è più buono. O forse no

Tra Passioni difficili da raccontare, un Woody Allen mediocre e l’umano Papa Francesco

Gio 26 Nov 2015 | di Boris Sollazzo | TV/Cinema
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Sarebbe stato troppo facile parlare di Star Wars, dell’atteso e temuto ritorno del mito dei miti cinematografici. Ma vale la pena lasciarvi il gusto e la sorpresa nello scoprire quest’evento. E di raccontarvi ciò che c’è intorno all’episodio VII.

Quel fantastico peggior anno della mia vita
Da “Noi siamo infinito” a “Colpa delle stelle”, in questi ultimi mesi e anni si è tornati ai film adolescenziali, ai nerd e agli emarginati – perché malati o non schiavi del conformismo – che ci mostrano quanto sia difficile sopravvivere in quell’età. In particolare a scuola, ma non solo. E questo film speciale, dolcissimo e non di rado cinico, divertente e innamorato del cinema, si diverte a portare questo genere alla massima potenza. C’è la malattia, che azzanna un’amicizia troppo speciale. Ci sono due nerd, che rigirano in modo geniale i loro classici preferiti, trasformati in corti surreali e meravigliosamente naif. C’è il disagio scolastico, codificato in classificazioni esilaranti. E c’è quella struggente cavalcata verso l’età adulta in cui tutti ci immedesimiamo, perché l’eccezionalità dei personaggi ha un pezzo di noi. Thomas Mann è un attore che sembra portarsi addosso il peso di quel nome anche sul set, ma lo regge alla grande, Olivia Cooke è così brava da farci innamorare anche se fa tutto per non riuscirci. E così via: il film di Alfonso Gomez-Rejon è un puzzle in cui i tasselli sono tutti curati e ben incastrati. E ha una carica emotiva unica.

Mon roi – Il mio re
Maïwenn, che qualcosa forse ha imparato dall’amato Besson, è una cineasta di quelle che amate o odiate, senza mezze misure. è enfatica, ma anche straordinariamente brava a individuare caratteri ed emozioni. è un’eccellente regista di attori, ma ha la pessima abitudine di esagerare con i virtuosismi dietro la macchina da presa. Ama mettere a disagio lo spettatore, ma allo stesso tempo lo porta in luoghi molto intimi. E “Il mio re” forse è la sua opera migliore, quella più fluida e potente, in cui seziona, ricorda, ci fa sentire addosso un amore scomodo e bellissimo, che Vincent Cassel e Emanuelle Bercot sanno mostrarci con una bravura spudorata, rendendo credibile ciò che spesso è difficile raccontare su uno schermo. Insieme a Maïwenn, sanno entrare dentro la coppia con una forza emozionante. E il piccolo miracolo è che finisci per non farti irritare dai vezzi troppo “francesi” di quest’opera e neanche da Louis Garrel, qui incredibilmente simpatico.

A perfect day
Cinque operatori umanitari, in paesi in cui fare quel lavoro è al limite dell’impossibilità. Cinque persone che sono state forse cambiate dall’orrore e dalle guerre, dal dolore e dagli amori negati. Difficile giudicare “A perfect day”, lavoro particolare, esercizio di stile di attori bravi, con talmente tanta esperienza da rendere rilevante un film normale. Tim Robbins e Benicio Del Toro potrebbero rendere un’opera mediocre passabile, anche recitando distrattamente. Se aggiungi l’ottimo Fedja Stukan e la bellezza non banale e piena di carattere di Olga Kurylenko e Melanie Thierry, capisci che rimarrai attaccato alla poltrona. Il problema, però, è che argomento e anche regia – quella del bravo Fernando Leon de Aranoa – forse meritavano una scrittura più sensibile, meno schematica, più profonda. E invece diventa un abile e diligente compito che accontenta interpreti, che serve al regista per fare un buon lavoro, ma alla fine si accontenta e non fa mai il salto di qualità.

Irrational man
Sappiamo tutti quanto sia penoso seguire questa terza età di Woody Allen, il lungo tramonto di un genio che solo a momenti torna se stesso. Spesso in una decina di minuti in ogni film, a volte per un lungometraggio intero. “Irrational man” è un lavoro medio, né all’altezza di un “Match Point”, né al livello bassissimo della sua pellicola romana. è un percorso sentimentale e senile in un argomento che conosce bene, l’attrazione per una donna più giovane che sconfina nel plagio e, allo stesso tempo, un’altra sua ossessione, il delitto, che può essere nascosto e, persino, diventare motore propulsore di una nuova vita. Joaquin Phoenix è perfetto per incarnare certe contraddizioni e paranoie, Emma Stone è l’incarnazione della colpa, capace con quel fascino maturo e allo stesso tempo adolescenziale, inquieto e arguto, di far deragliare anche l’uomo più centrato. Ma Allen si accontenta dei loro duelli, di una buona idea e di divertissement e trucchetti, senza mai andare oltre. Peccato. Ma è comunque uno dei suoi film migliori negli ultimi anni.

Chiamatemi Francesco
Daniele Luchetti alle prese con Papa Bergoglio. Uno sguardo laico su un uomo che forse ha dato mostra di sé oltre la spiritualità, capace di vivere nel mondo secolare fondandosi sui valori religiosi e morali che aveva e di non essere schiavo del dogma, delle ottuse barriere che spesso si creano nelle guerre ideologiche. Sarà per il ruolo di insegnante, sarà perché ha percorso una delle dittature più efferate dell’età moderna o infine per quel vescovato a Buenos Aires in piena crisi economica, in una città e in una nazione travolta da uno tsunami finanziario. Il resto è il racconto ordinato ed empatico di una grande parabola di vita, una serie di belle interpretazioni e una regia rispettosa e partecipata. Un documento e un film che ci saranno utili anche in futuro per ricordarci chi è e chi era questo Pontefice che sta cambiando il mondo. O almeno ci prova.

 



I magnifici 7 (in sala)

Star Wars Episodio VII: J.J. Abrams in un territorio sacro, quello di Guerre Stellari. Rispolvera il mito, richiama i vecchi protagonisti, ne inventa di nuovi. Teaser e trailer hanno già fatto impazzire il mondo.

Quel fantastico peggior anno della mia vita: impossibile non amare Olivia Cooke. Improbabile non immedesimarsi in Thomas Mann (solo omonimo). Noi, a 17 anni, siamo infinito. Per fortuna e purtroppo.

Mon roi – Il mio re: Maïwenn è una donna affascinante e una regista molto decisa, nei gusti e nelle scelte. Qui ha il pregio di farci entrare dentro una coppia terribile e meravigliosa, di farci sentire un amore totale.

Irrational man: per Emma Stone uno potrebbe impazzire. Ma se è già matto, tenterà di rinsavire. Storia di un plagio amoroso e di un delitto perfetto. Forse. Con le sue due ossessioni, Allen si salva. E poco più.

A perfect day: cinque operatori umani molto sexy. Ecco, già questo non è molto credibile. L’opera non è malvagia, anzi. Ma con un cast così era difficile sbagliare. Anzi, era facile fare meglio, a dirla tutta.

Chiamatemi Francesco: Luchetti alle prese con il messaggero di Dio sulla terra. Con il Papa che dal 2013 sta scaldando il cuore di tutti, atei e religiosi, laici e non. E ci racconta le sue due vite nelle Argentine peggiori.

Natale col Boss: Lillo e Greg in un cinepanettone che ormai non è più tale, lasciato a Boldi e De Sica che ne hanno uno per uno. Questo gangster movie tutto da ridere non è affatto male. E attenti a Peppino Di Capri!

 



I fantastici 4 (in dvd)

Diamante nero: Celine Sciamma andrebbe fatta vedere a tutti i ragazzi e ai loro genitori. Perché la sua sensibilità per l’età di mezzo è straordinaria. E qui si interseca con le differenze di classa e le banlieues.

Amy: appassionati di musica e di cinema, non perdete questo documentario. Come dice il sottotitolo, solo con Asif Kapadia scoprirete la ragazza dietro il nome. Con un affettuoso quanto impietoso ritratto.

Minions: una commedia d’animazione geniale, capace di giocare con il linguaggio cinematografico e non solo. Nell’edizione home video, tra i vari extra, anche tre minifilm esilaranti e imperdibili.

Youth: Un nuovo primo film, l’ha definito Paolo Sorrentino. E forse è così: ricomincia il regista, dopo l’Oscar. E con un bellissimo film. Qui troviamo le scene tagliate e un’intervista al cineasta molto interessante.


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