acquaesapone Mondo
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri

VIVERE BERLINO

Conoscere la città con chi la vive da anni, tra musei, libri, mafia e donne che sanno fare rete

Gio 26 Nov 2015 | di Angela Iantosca | Mondo
Foto di 19

Berlino per me è la città della libertà, delle possibilità, dell'affermazione dell'io, del dire a me stessa: 'Ricomincio'. Proprio da qui, dalla città divisa che ha ritrovato l'unità, dalla città dalle due anime, che diventano una pur mantenendo le proprie caratteristiche. Un po' come siamo noi, sempre in conflitto, sempre alla ricerca di un accordo tra parti contrapposte.
L’occasione del viaggio è stata la presentazione del mio libro in una piccola libreria italiana, Mondolibro. Ma un incontro di una sera è stato trasformato in una settimana intensa, durante la quale far visita alla città in modo diverso, con uno sguardo nuovo. Quello di chi la città la vive da moltissimi anni. Come le donne della rete di Berlino, le studentesse che hanno deciso di trasferirsi, le ragazze che hanno deciso di combattere la mafia qui, portando la propria esperienza italiana, gli uomini che hanno preferito vendere tutto e avventurarsi in una terra che dà più opportunità.

CHE L’AVVENTURA ABBIA INIZIO!
Con la metro, di colore azzurro, arrivo a Französische straße. Esco all’aria aperta e intorno a me finalmente Berlino, con i suoi negozi, il traffico moderato, i ragazzi che sfrecciano in bicicletta. Sono nel cuore della città, a pochi chilometri da Alexanderplatz, l’Isola dei Musei, la sede centrale dell’Università e la Porta di Brandeburgo. Incontro Verena Zoppei, una ragazza di 29 anni, del Veneto, che da 5 anni vive qui per le maggiori opportunità che la Germania sa dare. Ha una laurea in Giurisprudenza ed ora sta concludendo un dottorato di ricerca presso l’Università di Berlino. Al termine, rimarrà qui, dove le case ancora possono costare poco e per un bilocale in centro si possono pagare solo 370 euro (come una stanza a Roma!), senza parlare del Welfare, del lavoro e della possibilità che la Germania ti dà di sopravvivere in caso di perdita di lavoro (il famoso reddito di cittadinanza!).
Lascio le valigie all’Università e con la sola macchina fotografica comincio la mia gita.

L’ISOLA DEI MUSEI
Soprannominata “Acropoli prussiana”, oggi sito Patrimonio dell’Umanità, l’Isola dei Musei occupa l’estremità settentrionale dell’isola nel fiume Sprea. Tra i musei presenti sull’isola, scelgo il Permamonmuseum e il Neues: 40mila anni di storia per soli 18 euro, con audio guida! All’esterno noto molti lavori in corso: mi dicono che è in fase un progetto di recupero del tessuto edilizio dell’isola che porterà alla raccolta nel sito di gran parte dei tesori della città. Molte delle opere previste dovrebbero essere completate entro il 2017. Mi aggiro per quei giardini e cammino sotto i colonnati come una antica stoica, osservo i frontoni delle facciate dei musei che sembrano templi e si respira un’aria che rimanda alla Grecia, a quella grandiosità che molto spesso ha trovato posto in Germania. Abbandono le riflessioni ed entro. Il Pergamon è il museo più visitato di Berlino: ricorda un tempio babilonese ed è sicuramente lo spazio artistico più monumentale della città. La sua notorietà si deve soprattutto alla riproduzione di siti antichi, dalla porta babilonese di Ishtar all’antico altare greco di Pergamo che in questo momento non è visibile, a causa di alcuni lavori che si protrarranno fino al 2019. Tra le mirabilia, la porta romana del mercato di Mileto, la porta di Ishtar, i tesori provenienti dalla Mesopotamia, l’arte degli Assiri, dei Babilonesi. Parimenti sorprendente il Neues, dove si possono ammirare, tra le tante cose, i tesori riportati alla luce da Schlieman, un commerciante che per primo credette alla veridicità di quanto raccontato nell’Iliade e che trovò un tesoro da lui attribuito al re Priamo! Allo stesso modo emozionante il busto di Nefertiti, moglie di Akhenaton, risalente al 1340 a.C. A queste meraviglie si aggiungono la raccolta di papiri – una delle maggiori al mondo -, i sarcofagi, le statue… Quando esco, il sole è tramontato, raggiungo Verena e ci dirigiamo verso casa: basta un solo mezzo per raggiungere il quartiere Schoneberg, dove alloggio per qualche giorno, non lontano dal cimitero in cui sono sepolti i fratelli Grimm e a due passi dal ponte immortalato nel film “Il cielo sopra Berlino”.

MAFIA? NEIN DANKE
Il giorno successivo, riprendo la metro e mi dirigo a conoscere gli amici di “Mafia? Nein Danke”, un’associazione nata a Berlino dopo la strage di Duisburg, un episodio che nel 2007 ha coinvolto famiglie criminali della ‘ndrangheta. Un episodio archiviato come un regolamento di conti fra italiani che, in realtà, ha svelato al mondo la presenza della “mafia calabrese” anche qui, nella civilizzata Germania. Scendo alla fermata Sudstern, sulla U7, e incontro Gisella: 25 anni, di Ostia, da poco più di un anno qui a Berlino, città che l’ha conquistata e che lei ha conquistato anche grazie alla sua conoscenza del tedesco e dell’inglese. Mi racconta dell’Associazione e dei loro progetti, ma, soprattutto, della disattenzione dei tedeschi verso questo tema: «Si pensa che sia un affare tra italiani e non che coinvolga la Germania. Allora noi monitoriamo il territorio, realizziamo progetti nelle scuole, cerchiamo di iniziare a sensibilizzare l’opinione pubblica, prima che sia troppo tardi». A guidare Gisella in questo progetto pagato dalla Comunità Europea, Luigino Giustozzi, venuto a Berlino negli anni ‘80. «Sono venuto per curiosità e per seguire l'amore. Avevo una ragazza tedesca, l'avevo conosciuta ad Ancona all'Università. Alla fine ci siamo lasciati, ma ho deciso di rimanere perché Berlino è una realtà affascinante». Luigino lavora in una scuola italiana bilingue, non come insegnante, ma per l'associazione dei genitori, che hanno un ruolo molto importante all’interno della scuola, che Berlino ha visto cambiare profondamente alla fine degli anni Ottanta. «Prima del muro, la parte Ovest della città era un'isola felice, era facile vivere. Con l'apertura del muro è cambiata tantissimo. Prima ci si incontrava tutti nei soliti posti, era come vivere in un paesino. L'atmosfera era quella tipica degli anni Ottanta: case occupate, punk, alternativi. C’era un bel fermento rivoluzionario. Noi da Berlino ovest potevamo andare ad est con un visto giornaliero. Io andavo quando avevo ospiti dall'Italia, per far vedere l’altra parte, dove c'era l'isola dei musei, la porta di Brandeburgo e il famoso viale Unter der linden. Ma non era così com'è ora. Spesso andavo a feste di compleanno ad Est e l’atmosfera era strana: c'era invidia da parte degli altri che potevano andare solo nei Paesi dell'Est, non in Occidente. Non di rado le ragazze cercavano di fidanzarsi con ragazzi dell’Est per superare quel muro. Alcuni facevano matrimoni finti pur di scappare da lì». Il 9 novembre del 1989 cade il Muro e tutto cambia. «Quando è caduto il Muro nessuno ci credeva. La gente andava per le strade, si attraversava il confine e si aveva paura di non ritornare. Si aveva paura che ad un certo punto venisse rialzato il muro. I primi tempi quelli dell’Est venivano a far spesa nell’Ovest e compravano cose che di là non avevano, come le banane. Poi Berlino è diventata qualcos’altro: una città aperta, libera e l’ambizione è stata quella di farla diventare nuovamente il centro economico che era prima della guerra, dopodiché il centro politico».

METTI UNA MATTINA UN CONCERTO
Lascio Luigino, riprendo la metro e scendo a Brabdeburger Tor. Arrivo vicino la St.-Hedwigs-Kathedrale, una cattedrale che fu costruita ispirandosi al Pantheon di Roma. Una musica proviene dal suo interno: è in corso una esecuzione all’organo di musica da meditazione. Rimango in ascolto, mentre la chiesa si popola di curiosi, non solo stranieri, ma anche berlinesi. Mi rilasso così e poi proseguo la mia passeggiata verso il “giardino degli animali”, il Tiergarten. Una volta terreno di caccia preferito dei re prussiani che vivevano su Unter den Linden. Oggi cosa rimane di tutto questo? Uno zoo, il più importante della città, che ospita ogni sorta di creature. Compro un panino e mi avvio nel parco. Sono le 13 e molti hanno avuto la mia stessa idea. Seduti sulle panchine, si godono i raggi di sole di questa calda giornata, nonostante sia novembre. Mi gusto quei colori d’autunno, i raggi di sole che attraversano i rami, a cui sono attaccate ancora poche fogli. Uno scoiattolo si arrampica sulla cima di un albero. Esco dal parco e proseguo per il Reichstag, che tutti ricordano per la spettacolare cupola in vetro realizzata dopo la caduta del Muro. Per visitare la cupola, un paio di giorni prima, prenotatevi on line e presentatevi almeno con due ore di anticipo per prenotare una fascia oraria disponibile.

ALL’ISTITUTO ITALIANO DI CULTURA
Mi faccio trascinare dalla Rete delle Donne di Berlino, un gruppo di donne che da alcuni anni si incontra, organizza eventi, mette in comunicazione le donne che arrivano nella capitale in cerca di lavoro e fortuna. A coordinarle è Lisa Mazzi, professoressa universitaria in pensione che a 20 anni ha deciso di lasciare l’Italia e rimanere qui, dove si è creata anche una famiglia. Mi porta all’Istituto Italiano di Cultura, presso l’Ambasciata italiana, un luogo dove incontrare tanti professionisti che hanno lasciato il patrio suolo. Quella sera c’è Mogol che incontra il pubblico. Accanto a me Petra, una ragazza toscana che vive qui da 15 anni e che ha deciso di rimanere per le grandi opportunità che questa città le dà, soprattutto nel suo campo: la fotografia. Anche se - confessa - i tedeschi mancano di quel calore tipico degli italiani… ma forse è un male minore!


Condividi su:
Galleria Immagini