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Aloe fonte di benessere

Nutre, idrata, cicatrizza, è ricca di vitamine e sali minerali

Gio 26 Nov 2015 | di Paola Maruzzi | Attualità
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Si narra che Alessandro Magno volle conquistare l'isola di Socotra, al largo del Corno d'Africa, per fare scorte di aloe e curare i suoi soldati. Che questa pianta grassa sia una miniera di principi medicamentosi lo conferma Marco Biagi, docente di Fitoterapia all’Università di Modena e Reggio Emilia e all'Università di Siena e responsabile del laboratorio di ricerca SifitLab. «Dalla parte coriacea più esterna, per incisione, si ottiene un liquido bruno, che è il vero e proprio succo di aloe. Questo, essiccato, è ricchissimo di aloina ed è la fonte più concentrata in natura di glucosidi antrachinonici, cioè i principi attivi dei farmaci purganti».
Il gel d'aloe, invece, si ricava dalla parte interna delle foglie. «Questo preparato – prosegue Biagi – ha diverse indicazioni d'uso. Quasi il 99% della composizione del gel di aloe è formato da acqua, ma il restante 1% è un fitocomplesso unico e straordinario. A uso esterno il gel di aloe è uno dei più importanti cicatrizzanti ed è efficacemente utilizzato su piccole ferite e ustioni, grazie alla sua azione riepitelizzante, cioè capace di promuovere la formazione di nuovi strati di cellule. Inoltre, favorisce la nuova sintesi di collagene (una delle proteine più importanti nei mammiferi - ndr) ed ha un'azione antinfiammatoria. Anche ad uso interno, il gel di aloe è un fitoterapico molto interessante; principalmente la sua azione si svolge a livello del sistema immunitario dove svolge un'importantissima funzione normalizzante, prevenendo disordini infiammatori. Il gel di aloe è, inoltre, un ottimo nutriente».
Le straordinarie proprietà di questa pianta, ricca di vitamine e sali minerali, stanno riscuotendo grande interesse anche nell'industria del beauty. Dagli scaffali dei negozi ecco spuntare ogni sorta di creme antirughe e rassodanti, shampoo, detergenti per la pelle e dentrifici, che promettono di sfruttare i poteri idratanti, lenitivi ed energizzanti dell'aloe.
Secondo il Mapic, il gruppo di imprese delle materie prime per la filiera cosmetica, che fa capo a Federchimica, "i consumatori sono sempre più alla ricerca di prodotti naturali. Anche se spesso si ha una limitata conoscenza scientifica, talvolta influenzata da leggende metropolitane, gli acquirenti scrutano la lista degli ingredienti di un cosmetico e associano l’ingrediente botanico al concetto di benigno, sicuro ed efficace. Le aziende sono quindi chiamate a nuove sfide per poter soddisfare le alte aspettative di performance del prodotto e conciliare l’utilizzo di sole materie prime naturali. Questo comporta notevoli investimenti in termini di studio e prove di laboratorio».
Alla base di un buon prodotto cosmetico contenente aloe c'è un delicato processo di produzione. «È un passaggio molto importante e deve essere eseguito con cura affinché vengano preservati i parametri di qualità ed efficacia del prodotto – precisa il Mapic –. Alcuni elementi distintivi di un processo di eccellenza sono la lavorazione a bassa temperatura, la velocità delle operazioni dal momento della raccolta e la sfilettatura a mano».
La gran parte dell'aloe lavorate nelle industrie italiane proviene dall’America Latina e da varie zone dei Caraibi, in particolare Repubblica Domenicana e Messico. Anche la Spagna, per via del clima caldo, è un grande esportatore di questa pianta comunemente chiamata aloe, ma che in realtà risponde a diverse tipologie. «La cosiddetta aloe vera è sinonimo di Aloe Barbadensis, ha le foglie più strette, è meno ricca di principi attivi ed è maggiormente adatta ai trattamenti esterni e topici. L’Aloe Aborescens è quella con la foglia più larga ed è molto più ricca di principi attivi, motivo per cui viene consigliata come integratore alimentare. Ha infatti proprietà drenanti e depurative ed è utilizzata come antiossidante, antiinfiammatorio e anche come lassativo».    
 



L'aloe nella cura dei tumori tra falsi miti e nuove speranze

Le leggende più frequenti legate alle aloe riguardano le sue proprietà antitumorali. Dalla famosa ricetta di Padre Zago, contenente un frullato di foglie di aloe e utilizzata per la cura di molti tipi di tumore solido, si è diffusa a livello mediatico l'idea che l'aloe combatta i tumori. «Purtroppo – spiega Marco Biagi, responsabile del laboratorio di ricerca SifitLab – non esiste ancora nessuno studio clinico sull'argomento e più che mai non è vero che bere gel di aloe possa contrastare la progressione tumorale. Quello che dovrebbe accostare l'aloe all'oncologia è invece altro, meno mediatico, ma più reale: infatti il gel di aloe, bevuto e applicato a uso esterno, consente di contrastare le dermatiti e le infiammazioni provocate dalla radioterapia e trova un ruolo di trattamento complementare alle terapia convenzionali molto importante».


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