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Come possiamo fronteggiare le pubblicità natalizie per bambini?

Tempo di regali e le case che producono giocattoli si scatenano...

Gio 26 Nov 2015 | di Laura Bruzzaniti | Bambini
Foto di 7

Natale, tempo di pubblicità per i bambini. Nelle settimane che precedono il Natale le grandi aziende del giocattolo concentrano gli spot pubblicitari. Secondo quanto riportato dalla testata Pubblicità Italia, il primo a cominciare quest'anno è stato Spinmaster (quello di Meccano, Ninja Turtles e Zoomer Dino) che ha fatto partire gli spot natalizi già da ottobre, per godere di un periodo un po' meno affollato: dieci nuovi spot, per dieci nuovi prodotti e un budget raddoppiato rispetto allo scorso anno. Anche la campagna natalizia di Lego prevede dieci spot, per pubblicizzare quattordici nuovi prodotti. Gli spot in tv saranno accompagnati da progetti speciali, telepromozioni e pubblicità su internet. Hasbro, il marchio di molti giochi in scatola (il più noto il Monopoli), farà uscire per Natale otto nuovi prodotti e  quattro nuove linee di personaggi, oltre alle action figures di Star Wars. Per pubblicizzarli sono in onda spot sui canali per bambini e generalisti, promozioni, concorsi, eventi e iniziative speciali anche online. Ma non sono solo le aziende di giocattoli a intensificare l'assalto pubblicitario in questo perido: anche i grandi marchi dell'industria alimentare fanno uscire edizioni speciali "natalizie" dei loro prodotti ordinari – pensiamo a Nutella, Coca cola e Kinder, tanto per citare nomi famosi – accompagnate dai relativi spot. E poi c'è la pubblicità del panettone, del torrone, del pandoro. Insomma, l'annuale assalto pubblicitario natalizio mirato soprattutto ai bambini, che si traduce in richieste insistenti di dolci, cioccolata, giocattoli inutili, non educativi, oppure uguali ad altri che già riposano, inutilizzati da mesi in un cassetto. Cosa può fare un genitore per contenere le richieste indotte dalla pubblicità? Possiamo limitare l'influenza della pubblicità sui bambini? La buona notizia è che i genitori possono fare molto. Quella brutta è che è una battaglia che richiede tempo ed energia.
Secondo Francesca Puggelli – psicologa, ha insegnato all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e autrice di Spot generation “I bambini e la pubblicità” - «il genitore può fare moltissimo. I bambini non sanno come usare la pubblicità. È importante guardarla insieme a loro, per spiegargliela. Senza dare i nostri giudizi, cerchiamo prima di capire che cosa il bambino ha capito. Facciamo domande: "Secondo te perché c'è la pubblicità? Chi la fa? Qual è lo scopo?". Poi i giudizi si danno insieme. Far capire al bambino che quello che vede non è sempre vero, che la pubbicità è un piccolo film fatto da qualcuno che vuole vendergli qualcosa».

Come possiamo reagire alle richieste di un giocattolo che il bambino vuole solo perché lo ha visto in pubblicità, ma che secondo noi non va bene? 
«La pubbliclità conquista i bambini con l'emotività. Il bambino vuole il giocattolo perché vede bambini che si divertono insieme o perché la pubblicità gli mostra il giocattolo come la chiave per entrare in un mondo fantastico. Cerchiamo di parlarne con lui e di spiegare. Per esempio, la pubbliclità di uno skateboard, chiediamogli: “Perché ti piacerebbe avere questo skateboard? Vorresti andare veloce e essere bravo come il bambino della pubbliclità? Ma secondo te il bambino è riuscito subito a essere così bravo o ha dovuto esercitarsi tanto tempo?”. Nella pubblicità il bambino è bravissimo. Poi arriva il gioco e non è così. Dobbiamo anche saper gestire la delusione. Non limitiamoci a dire no, cerchiamo di spiegare».

È utile limitare l'esposizione alla pubblicità?
«Sicuramente. I genitori devono dare delle regole, stabilire cosa si guarda e per quanto tempo, dare dei tempi massimi di uso del tablet, del computer, della televisione, per limitare il bombardamento pubblicitario. La tv deve essere usata come strumento: si accende quando si vuole guardare qualcosa e poi si spegne. Non va tenuta accesa come sottofondo. Quando si spegne la tv, però, ci deve essere un'alternativa».

E per le pubblicità del cibo che non fa bene valgono le stesse regole?
«Per contrastare la pubblicità dobbiamo dare una corretta educazione alimentare. è importante spiegare ai bambini fin da piccoli cosa fa bene mangiare e cosa fa male e perché. Non solo cucinare la verdura, ma spiegare anche perché fa bene. Per esempio, spiegare che le arance hanno la vitamina C, che non fa venire il raffreddore. E poi leggere insieme le etichette degli alimenti. Spiegare che in alcuni alimenti ci sono coloranti che fanno male, che troppo zucchero fa male, che alcuni cibi sono grassi».

Anche un bambino piccolo è in grado di capire queste informazioni?
«I bambini capisco molto più di quanto pensiamo. Un compagno ha chiesto a mio figlio qual era il gusto della bibita che stava bevendo e lui ha risposto "gusto colorante". Ha solo quattro anni, ma sa che in quella bottiglietta ci sono acqua e coloranti. Può berla ogni tanto, ma sa che si tratta di una bevanda che non fa bene».

Dare dei divieti assoluti può essere controproducente?
«è importante dare le regole, ma anche stabilire delle eccezioni, perché queste fanno sentire il bambino responsabile. Per esempio: non si comprano le patatine fritte, ma alle feste si possono mangiare. Sappiamo che fanno male, ma ogni tanto non succede niente. In questo modo il bambino è consapevole del suo comportamento. Se il cibo diventa un'ossessione per il genitore, lo sarà anche per il bambino. Anche con i giocattoli. Questo giocattolo non mi piace, ma vedo che ti diverti tanto quando ci giochi dagli amici e allora per questa volta te lo compro».

Evitare di portare i bambini al supermercato può essere una soluzione?
«Ci rende le cose più facili, ma in realtà la spesa diventa un'opportunità per spiegare. Sicuramente più faticoso, ma utile».
Quella nei confronti della pubblicità insomma è una battaglia che va combattuta ogni giorno, che richiede pazienza ed energia e che va cominciata da quando i bambini sono piccoli.
 



Spezzare il circolo vizioso 

Per dare buone abitudini alimentari ai bambini è importante spezzare il circolo vizioso “bambino davanti alla tv, che mangia cibo non sano e  guarda alla tv pubblicità di cibo non sano”. 
Per farlo, possiamo:
• incoraggiare l'attività fisica, anche solo camminare o giocare al parco;
• dare delle regole chiare: si mangia ai pasti, si mangia a tavola e non sul divano davanti alla tv;
• dare l'esempio: ricordiamo che i bambini ci imitano, quindi è inutile dare regole se poi siamo i primi a non rispettarle.


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