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Cuore di stella

La speranza di una comunità nelle parole di una anziana donna Akamba

Gio 26 Nov 2015 | di Giacomo Meingati | Bambini
Foto di 11

Fu un viaggio estenuante, quello.
Io ed il mio collega Davide visitammo da giugno a settembre 2011 quasi tremila famiglie, su un'area geografica che andava da Lodwar, estremo Nord del Kenya, sino alle regioni costiere di Mombasa, a Sud.
Eravamo esausti in quell'ultimo giorno di settembre, in cui visitammo le ultime comunità di famiglie di una piccola missione che la Onlus Italia Solidale ha vicino a Taveta, in un posto sperduto nel mondo che si chiama Challa.
Ora voi dovete sapere che Davide, il mio collega, è una persona dai molti lati positivi, il più bello dei quali è quello di avere la capacità di non essere invadente. O meglio, di saper essere presente senza essere invadente.
Insomma, in parole povere, Davide De Maria non interromperebbe mai qualcosa che tu stai facendo. è la cosa più lontana dal suo carattere e dal suo modo di fare, a meno che non ci sia qualcosa di VERAmente straordinario.
Ecco perché, sulle prime, quando in quel settembre del 2011 ho sentito la sua voce chiamarmi dicendo: «Già hai finito coi tuoi gruppi? Sbrigati allora vieni qui!», dentro di me ho pensato: "Bontà Divina! Devo averla fatta davvero grossa!".
Con vergognosa fronte, dunque, mi sono alzato dalle panche su cui avevo incontrato le mie 10 comunità di 5 famiglie e mi sono seduto dall'altra parte della Chiesa ad ascoltare il gruppo di Davide.
C'era una donna anziana che parlava. Noi e tutti quelli che non erano già andati via, in rigoroso silenzio, ascoltavamo le sue parole e quelle del traduttore. La donna raccontava la sua storia e lo faceva alla vecchia maniera degli Akamba, la sua tribù, ossia in metrica, improvvisando una vera e propria poesia-racconto.
La donna veniva da Kisumu, la terra madre degli Akamba, ed era migrata verso Taveta come molti della sua tribù.
«Io ricordo - diceva - che da bambina vidi un fiore meraviglioso appena fuori dalla nostra casa.
Rimasi lì a fissarlo quando mio padre, con le scarpe sporche di fango, lo calpestò.
E poi anche mia madre, mio fratello e le mucche fecero lo stesso. Calpestarono il fiorellino, che si chinò, però non si spezzò.
Capii in quel momento, proprio in quel momento, che io ero come quel fiore. Fu una cosa fortissima capite? Fortissima dentro di me: sentii che in me c'era un fiore stupendo e che tutti intorno a me non lo vedevano e lo calpestavano. Ma, per quanto potessero calpestarlo, il fiore non si spezzava mai».
La donna era cresciuta in una famiglia in cui c'era un fortissimo problema di alcolismo e violenza da parte di entrambi i genitori, che la picchiavano selvaggiamente. «Loro colpivano, colpivano ma era più forte di me, capite? Più forte di me. Le notti andavo con alcune amiche e cantavamo alle stelle canzoni di ringraziamento, di ringraziamento capite? In me c'è un fiore i cui petali sono di luce ed il cui centro è di stella. Esso non si piega all'oscurità e non permette all'odio di entrare nel mio cuore».
La donna fu data in sposa a un maestro di scuola elementare che era anche un catechista.
«Aveva anche lui problemi con l'alcol per cui capitava che tornasse a casa completamente sbronzo e mi picchiasse a morte, intimandomi di non peccare e nel nome di Dio sottomettermi ed amarlo... Ed il prete mi incoraggiava a prendere la mia croce come Gesù e sottomettermi a mio marito. Ma il mio cuore è di stella ed ha petali di luce, di luce capite? Era più forte, più forte di me. Fu per questo che, un mattino, presi mio figlio e partii verso Taveta.
Mio marito mi maledisse, il prete disse che io ero piena di Satana. La mia famiglia, le mie amiche, tutti mi maledissero».

La donna arrivò, a piedi col figlio, sino a Challa, dove venne in contatto con la missione di Italia Solidale.
Entrando nel nostro progetto, trovò un sostegno personale e familiare, poté crescere suo figlio nel modo migliore possibile, cercando di non calpestare il "fiore di stella" che coglieva anche in lui.
Quando, anni dopo il suo arrivo, per via di giochi di potere e meschine bramosie del parroco locale e di alcune famiglie, la missione rischiò di essere chiusa, un anno prima di quel settembre del 2011 in cui ci incontrammo, io come responsabile della missione andai a Challa, con un mandato preciso da parte del presidente: "O ci sono le basi per proseguire il progetto oppure chiudi".
Nella zona della vecchia donna, un anno prima, si era presentata al nostro incontro praticamente solo lei.
Alla mia domanda: «Allora cosa dirò al presidente, Padre Angelo? Qui non c'è nessuno!». Lei rispose: «Guardami, guardami bene ragazzo mio. Devi dire al tuo presidente che ci sono io qui, che ho sempre sentito che il mio cuore è un fiore fatto di Stella e dalla sua voce ho potuto trovare finalmente qualcuno che mi dicesse che avevo ragione. Ed è per questo che oggi sono qui. è per questo che io rimarrò qui e tu va a dire al tuo presidente che al tuo ritorno, tra un anno, una zona completa di 50 famiglie giovani sarà con me ad accoglierti».
Era il 3 settembre del 2011 quando la donna disse ciò, esattamente un anno dopo quella promessa c'erano 100 persone quel giorno in Chiesa ad accogliermi. Erano giovani e pieni di speranza. In un anno il tasso di alcolismo, violenza domestica e prostituzione erano scesi e si percepiva.
Il figlio della donna oggi è un medico, una persona formidabile, che si prende cura di lei. La vecchia donna, mentre parlava, aveva tra le braccia il suo nipotino appena nato. Era nato il 25 dicembre del 2010, era un maschio in salute, figlio di una coppia giovane e positiva. Piena di forza e di amore.

Quando gli Akamba raccontano la storia della loro vita, lo fanno in metrica, in poesia.
Quando finiscono di dire una cosa importante cantano.
La vecchia donna si alzò a fatica dopo aver parlato in un modo che i giovani, che vanno a scuola, non sanno usare quasi più.
Si alzò e cantò una canzone che non dimenticherò mai:

"Quando avrò camminato fino alla tua casa
Ti guarderò negli occhi a testa alta
E in questo cuore ci sarà la pace
Perché la Tua è una giustizia
Di misericordia
Ecco perché non ho paura
Davanti a te
Tu sei la roccia della mia salvezza
Tu sei la roccia della mia salvezza
Tu sei la roccia della mia salvezza".

Tutti noi la seguimmo, sin dove potemmo, con la voce.
Perché il suo cuore è un fiore di Stella e i suoi petali di luce avevano sfiorato quelli di tutti noi, dicendoci con parole di vita vissuta che eravamo Stelle. Anche noi.


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