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Incinta? Non mollare mai!

Paura, pochi soldi e solitudine: volevo abortire. Ma ho chiesto aiuto

Lun 21 Dic 2015 | di Patrizia Lupo | Bambini
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Mio padre è andato via di casa che avevo 9 anni. Da allora mia madre ha cresciuto me e mio fratello da sola, spaccandosi la schiena perché lui non si è più interessato a noi. Sono stati anni bui, pieni di domande senza risposte. Ricordo che ero sempre attaccata a mia madre, cercavo protezione. Lei era sempre positiva, fino a quando ha dovuto chiudere la sua ditta di pulizie e la nostra situazione economica è precipitata. Ho cominciato ad essere più positiva quando a 19 anni ho conosciuto Lorenzo (23 anni). Ci siamo voluti subito bene. Tra noi si parlava di tante cose, di un possibile matrimonio, di figli, ma così senza fare troppo sul serio.
Non dimenticherò mai quel giorno quando dopo un ritardo ho fatto il test di gravidanza. Ero sola, il cuore mi è salito in gola. Presa dallo sconforto, ho cominciato a piangere. Sapevo che non lo avrei tenuto, per questo decisi di non dire niente a mia madre, perché lei non sarebbe stata mai d’accordo. Già la sentivo ripetermi che un figlio bisogna accoglierlo sempre anche se le cose non vanno bene. Io però non me la sentivo in questa situazione. Anche il mio ragazzo non era d’accordo e abbiamo cominciato a discutere tra noi e non era mai successo. Io però non volevo dare un futuro incerto al mio bambino. Come avremmo potuto accoglierlo, affrontare tutto se io non riuscivo a trovare un lavoro e lui guadagnava appena 750 euro? Io ero spaventata, vedevo tutto negativo, e non gli davo ascolto. Per trovare una soluzione mi aveva convinto a parlarne almeno con la sua famiglia da cui sperava in un aiuto. Ma altro che aiuto! Ci hanno detto di tutto pur di scoraggiarci! Che scena! Ci siamo sentiti ancora più soli. Ormai ero convinta che questa doveva essere una decisione solo mia. Così ho voluto seguire il mio intuito che mi diceva di informarmi, di capire. Quella sera non so quanto tempo ho passato su internet. Ma quando ho visto che un bambino a poche settimane dal concepimento è già formato ho capito e non me la sono più sentita. Il giorno dopo sono andata da una mia amica che sapevo mi avrebbe aiutata a tenere il bambino. Le ho raccontato tutto. Grazie a lei ho conosciuto il Segretariato Sociale per la Vita Onlus, un’associazione che aiuta mamme in difficoltà come me. Da loro ho potuto ricevere l’aiuto del Progetto Gemma, un contributo economico che per 18 mesi ci ha permesso di sostenere le spese per il bambino; di conoscere gli aiuti economici previsti dal Comune e dallo Stato per mio figlio, di ricevere generi di necessità per neonato e altro ancora. Ci hanno sostenuto e non ho più avuto quella sensazione di sentirmi sola e inadeguata di fronte a un compito così grande come quello di diventare mamma. E ora che lo sono diventata posso dire che è un’emozione bellissima e che amo Loretta più della mia vita. Mai mi stancherò di dire a tutte di non arrendersi mai, che le difficoltà si superano, soprattutto chiedete aiuto per far nascere il vostro bambino.         

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