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Da casalinghe a imprenditrici con AirBnb

AirBnB: garantisce entrate extra, fa risparmiare chi richiede il servizio

Lun 21 Dic 2015 | di Barbara Savodini | Casa
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Garantisce profumate entrate extra, gratifica chi offre il servizio, fa risparmiare chi lo richiede e consente di utilizzare spazi inutilizzati con un semplice click. Il sito AirBnb non è certo una novità per molti giovani, abituati a pernottare in giro per il mondo a prezzi ridotti grazie alle proposte della rete, ma lo è per molte casalinghe italiane che, solo di recente, hanno imparato a conoscere e a sfruttare i vantaggi di vivere in abitazioni grandi e curate. Per molte, risiedere in mastodontiche residenze non è più una schiavitù, che si traduce in grandi pulizie matte e disperatissime, ma una preziosa occasione per diventare imprenditrici di se stesse e sentirsi apprezzate. E se le pioniere di Airbnb hanno fatto scalpore, soprattutto nei piccoli paesi dove la mentalità è meno aperta, oggi chiunque abbia una stanza in più sta valutando di iscriversi al sito che ha rivoluzionato il modo di viaggiare.

Quando l’italian style fa la differenza
L’ospitalità italiana, soprattutto ora che sono le casalinghe ad aver preso in mano il business, sta già facendo notizia in tutto il mondo con i turisti che arrivano in massa dai Paesi più disparati. Sì, perché gran parte delle proprietarie di casa, soprattutto nelle cittadine di provincia, fanno molto più che mettere a disposizione un letto ed un tetto agli ospiti in arrivo. Se non c’è un adeguato servizio di trasporto pubblico, si offrono per andare a prendere e riportare i clienti in stazione, preparano loro fantastici e profumatissimi dolci caserecci e forniscono consigli per esplorare il territorio, svelando quei segreti che solo chi è del posto può conoscere. Il tutto si traduce in appassionate recensioni da parte dei turisti, soprattutto stranieri, non abituati magari a pernottare in stanze così profumate o ad assaggiare gratuitamente pietanze home made. E quanto più la casalinga-imprenditrice tira a lucido la stanza, è disponibile e tratta gli ospiti come fossero suoi figli, tanto più avrà una recensione positiva che, in pratica, vuol dire più clienti e più incassi. A favorire quello che per molte è diventato un vero e proprio lavoro part-time, la facilità di iscrizione per diventare host (chi offre le case in affitto) e la totale assenza di burocrazia. Alcune si fanno aiutare dai propri figli, soprattutto quando c’è da conversare in un’altra lingua, ma molte altre, armate di tablet e vocabolario, stanno facendo passi da gigante, anche con l’inglese e l’aggiornamento del profilo.

Una moda che fa bene all’umore
A far letteralmente scoppiare questa moda, non soltanto la crisi economica che induce chi prenota a cercare soluzioni low cost e chi ha ampie residenze a valutare nuove entrate, ma anche i viaggi studio e gli stage all’estero da parte dei giovani italiani. Genitori con due, tre, anche quattro figli, spesso si ritrovano soli con enormi appartamenti vuoti, i cui costi di gestione spesso sono tutt’altro che irrisori. Inoltre, per chi ha da sempre fatto la mamma, spesso AirBnb è anche un modo per colmare quella sensazione di vuoto che, l’assenza dei propri ragazzi e la mancanza di un lavoro, può facilmente generare.
Naturalmente, come sempre accade, la migliore pubblicità è stata il passaparola, con interi gruppi di amiche che si sono iscritte in massa, si confrontano e si consigliano vicendevolmente. Non è un caso se oggi è proprio l’Italia lo Stato europeo con il maggior numero di casalinghe ad avere più iscritti su AirBnb. Nonostante in termini di abitanti e di superficie sia partito in svantaggio, oggi, con 60mila alloggi in vetrina, il Belpaese si posiziona al secondo posto nelle classifica mondiale.                     
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Com’è nato AirBnb?

è stata una richiesta di aumento d’affitto del 25% a far balenare nella testa di Joe Gebbia e Brian Chesky, due compagni di stanza ventiseienni di S. Francisco freschi di studi alla Rhode Island School of Design, la possibilità di subaffittare ad estranei stanze non utilizzate dell’appartamento in cui vivevano. Non avendo mobili in abbondanza, i due hanno pubblicizzato la possibilità di pernottamento su un letto gonfiabile (da qui il nome Air) su un sito appositamente creato. Una tendenza, quella di non impegnarsi troppo per conferire uno stile da vero e proprio albergo ai locali messi in affitto, che salvo rare eccezioni si è mantenuta nel tempo. I due, affiancati dal super programmatore Nathan Blecharczyk, hanno dato il via alla loro avventura, che in sette anni ha raggiunto un giro d’affari di oltre 11milioni di euro. AirBnb, sviluppato in 192 paesi, oggi offre oltre  600mila alloggi.

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Dal risparmio all’estrosità

Se il punto di forza di AirBnb è sicuramente il risparmio, c’è una piccola ma crescente categoria di turisti che sceglie questo sito per la singolarità e la straordinarietà delle proposte. Tra le offerte, infatti, non ci sono solo ampi appartamenti o veri e propri bed & breakfast, ma anche castelli e tenute private fino a qualche anno fa totalmente sconosciute. AirBnb ha offerto a queste magnifiche strutture una finestra sul mondo, che, grazie alle recensioni, diventa giorno dopo giorno più grande e più potente. A fare gola, non sono soltanto le dimore storiche, ma anche quelle più bizzarre come case sull’albero o case sull’acqua. Tale è diventata in Italia la fortuna del sito anche in questo senso, che diversi Comuni stanno già pensando a come tassare il servizio. Antesignana in questo senso è stata la città di Firenze, che ha chiesto, al pari di altre metropoli come San Francisco o Amsterdam, l’applicazione della tassa di soggiorno anche per le prenotazioni AirBnb. Non appena un Municipio decide di applicare l’imposta, il sito invia automaticamente comunicazione a tutti gli iscritti di quel distretto affinché si adeguino alla novità.

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