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Tav, uscire dal tunnel

Il progetto in Val di Susa: inutile, antieconomico, inquinante... e “radioattivo”

Lun 21 Dic 2015 | di Francesco Buda | Ambiente
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Enormemente dispendiosa, inutile e ammazza ambiente, con tanto di amianto e radioattività. E, guarda caso, mette d'accordo potere politico, banche e lobby del cemento. Ma non certi esperti (leali e indipendenti) del settore e i giudici della Corte dei Conti in Italia e in Francia.
Benvenuti a bordo dell'"Alta velocità", ribattezzata da qualche esperto del settore "alta voracità". E a noi cosa è arrivato dai Tg e giornali sul progetto e sui No Tav in Val di Susa? Fumogeni, contestazioni contro lo Stato, rabbia e i soliti ambientalisti che dicono no a tutto, magari anarchici e riottosi. “Non gli sta mai bene nulla! Ma cosa vogliono questi?”. Uno potrebbe domandarsi, a guardare certa cosiddetta informazione: “Che fastidio ti fanno i treni veloci?”. La domanda, invece, è un'altra: ci fanno davvero bene?

«PROGETTO CRETINO»
L'alta velocità in Val di Susa è un progetto tanto grande, quanto piccoli sarebbero i vantaggi per il Paese. Squarcerebbe non solo uno dei pezzi più belli dell'Italia sotto le Alpi, oggi militarizzato proprio per presidiare l'unico cantiere avviato per degli scavi affidati, senza gara d'appalto, ad una grossa cooperativa vicina al solito partito delle coop. Ma arrecherebbe un altro tremendo strappo alle già lacerate finanze italiane. «La nostra Valle è già piena di servitù e gravi scempi ambientali: inquinamento, traffico, grandi speculazioni edilizie, problemi idrogeologici - dice col cuore in mano Claudio Giorno, una delle voci storiche dei No Tav -, noi vogliamo solo difendere la residua vivibilità della Valle di Susa, tra le più interessate da infrastrutture viarie, ferroviarie, elettrodotti, metanodotti, grandi impianti idroelettrici, cadaveri di vecchie fabbriche. Il nostro movimento è nato prima dell'alta velocità, proprio per tutelare quel che resta del nostro habitat. Così circa 25 anni fa ci siamo messi tutti insieme, cittadini comitati, associazioni».

ALTA ESOSITÀ
«Il progetto è di una stupidità fenomenale. È fatto per farlo costare di più», ha detto tempo fa uno dei più importanti esperti italiani di economia dei trasporti, il prof Marco Ponti del Politecnico di Torino. «Ha dei costi e delle caratteristiche di alta velocità passeggeri, ma i passeggeri non ci sono». È infatti per lo più disegnato per il trasporto merci. «Ma i treni merci non hanno bisogno di alta velocità. In più il progetto è stato concepito ad alta velocità solo nel tratto italiano», a parlare è sempre il prof Ponti, secondo il quale la Tav nemmeno ridurrà i camion.
All'inizio erano circa 39 i miliardi immaginati per l'intera opera da Torino a Lione. Ora della fantasmagorica somma, restano sul tavolo gli 8,2 previsti per la sola galleria. Il traforo, lungo 57 chilometri nel massiccio D'Ambin, partirebbe da Susa per sbucare nel paesino francese di Saint Jean de Maorienne. Quasi 4,8 miliardi di euro sono a carico dell'Italia. Un tesoro che supera il valore del gettito spremuto agli italiani con l'Imu in un anno. Questo ad essere ottimisti e stando alle previsioni. Poi, si sa, i costi si gonfiano. Malelingue? No. Basta guardare quanto accaduto con altri capitoli dell'avventura Tav in salsa italica: da noi è costata finora più che in qualunque altro Paese del mondo.
Quasi 61 milioni di euro al chilometro, contro i 10,2 per i cugini francesi e 9,8 milioni al km in Spagna. Tante le mani in pasta e la spesa "lievita". Lo ha riconosciuto da tempo la magistratura dei conti pubblici. «13 miliardi di buco solo per la Milano - Salerno, a carico dei cittadini, anche quelli che sui treni veloci non sono mai saliti», rammenta il prof Sergio Ulgiati dell'Università Parthenope di Napoli, probabilmente tra i massimi conoscitori della materia,  consulente dell'ex Comunità montana della Val di Susa.

SCIENZIATI ED ESPERTI CONTRO
«Le Ferrovie statali hanno un grande interesse a sviluppare questo business finanziario, tendono a proporre ai cittadini queste linee dappertutto, e ciò significa progettazioni, scavi, lavori, cemento. Ma senza una vera utilità per la maggior parte dei passeggeri italiani - il cui pendolarismo è prevalentemente su percorsi brevi intorno alle grandi città - e per il traffico merci. Un treno ad alta velocità ha bisogno di  due enormi locomotori, che richiedono una potenza elettrica pari a 4 megawatt ciascuno.  Uno sproposito, l’equivalente della potenza necessaria ad alimentare 2.600 appartamenti.
Considerando che già viaggiano numerosi treni ad alta velocità in contemporanea, un loro aumento, come vorrebbero le Ferrovie, comporterebbe un proporzionale aumento della potenza elettrica installata, cioè nuove centrali elettriche», ragiona il prof Ulgiati. Perché la Tav in Val di Susa è un suicidio, il docente l'ha spiegato all'allora presidente del Consiglio dei ministri, Mario Monti, quello della spending review, tutto tagli e sobrietà. Insieme ad altri 355 scienziati, accademici, ricercatori ed esperti anche del rango di Salvatore Settis, già direttore della Normale di Pisa, ha firmato un documentatissimo appello al governo per far «uscire il Paese con dignità da un progetto inutile, costoso e non privo di importanti conseguenze ambientali». Nessuna risposta.
 
GLI ALTRI HANNO LASCIATO PERDERE
Qualche cosa di strano ci sarà se a luglio 2012 l'allora Ministro del bilanci francese, Jérôme Cahuzac, ha detto che la linea Tav Lione -Torino, insieme a molte nuove linee dell'alta velocità progettate in Francia, era messa in discussione, rilevando “l'alto costo e il drastico calo dei traffici negli ultimi 20 anni”.
«La Torino - Lione era parte di un progetto più grande, il corridoio 6 dall'Ucraina al Portogallo, ma questi due Paesi con Spagna e Slovenia si sono ritirati dall'iniziativa... Sono soldi buttati - incalza Ulgiati - e poi una linea che attraversa la Val di Susa c'è già, passa sotto il Frejus ed è stata recentemente ammodernata per i treni merci con container più grandi ed è utilizzata solo al 20%. Comunque tutti questi soldi non ci sono e nessuno si sogna più di investire in un progetto considerato inutile».

SERVONO DI PIU' I TRENI “NORMALI”
Se davvero interessano i passeggeri e l'utilità sociale delle ferrovie, basterebbe curare i treni regionali e velocizzare alcuni Intercity togliendone le fermate intermedie in alcuni orari. Puntare sull'Alta velocità costa molto di più e non conviene alla maggior parte dei viaggiatori, quelli che usano il treno per andare a lavoro o a studiare. L'Istat ci dice che l'80% dei pendolari percorre tragitti tra mezz'ora e 45 minuti, ma sono costretti a viaggiare su treni che sembrano carri bestiame. A loro l'alta velocità che li farebbe arrivare pochi minuti prima, ma a prezzi esosi, non viene offerta e neppure interessa. A loro interessa un posto seduto, pulito, confortevole e dignitoso».
La Tav interessa invece alla Casta politico-affaristica dei costruttori e ai soliti gruppi bancari, che mordono il freno per fare affari con queste “grandi opere”, magari con la “finanza creativa” e i suoi titoli tossici che hanno quasi distrutto l'economia (non solo italiana), succhiando interessi sbalorditivi per decine di anni. Non è un'ipotesi, ma una sintesi - rozza, ma documentata - di quanto accaduto e stigmatizzato pure dalla Corte dei Conti.

INCUBO AMIANTO E URANIO
«Certo non ci si può opporre a tutto - dice il professore Ulgiati - e se qualcuno potesse dimostrare che quest'opera è utile, potrebbe parlarne con la gente e spiegarsi. Qualche volta bisognerebbe anche sacrificare l’interesse particolare a favore dell’interesse collettivo. Ma finora non è stato presentato alcun documento pubblico che non fosse pura propaganda. Chi può fidarsi di certe pianificazioni? Pensi che la Corte dei Conti ha rilevato che i costi per la Tav Milano - Salerno sono triplicati in corso d’opera e sono ben lontani dal ripagare questa spesa con la frequenza dei passeggeri». A parte i soldi, che potrebbero essere impiegati per molte altre cose ben più utili, seriamente progettate ed urgenti, c'è un altro dettaglio. «Scavare un tunnel di 57 chilometri comporta 17 milioni di tonnellate di materiale di scavo, che non si sa dove mettere - avverte l'accademico - e di cui 190mila tonnellate sono asbesto, ossia amianto, ed uranio (pesantemente radioattivo).
Non si sa quale sarebbe la destinazione finale di questi pericolosi materiali. Ma queste cose non vengono dette. I fautori dell’alta velocità in Val di Susa dicono che li metteranno in sicurezza, ma nessuno dice come e dove». Per il materiale di scavo connesso all’alta velocità nel Mugello, qualche condanna c’è già stata. Stiamo ancora facendo i conti con l'amianto dell'eternit e siamo con l'acqua alla gola per le scorie e i debiti delle vecchie centrali nucleari. Forse basta così.

 



PERCHÉ NO ALLA TAV TORINO – LIONE

• Zero vantaggi economici per l'Italia

• Costi energetici enormi

• Non aiuta a ridurre l'effetto serra

• Sottrae risorse al Paese e aumenta il debito pubblico

• Traffico merci Italia - Francia ridotto

• Pochi passeggeri e quindi incassi insufficienti

• Stravolge l'ambiente e la vita di chi ci vive

• Costi insostenibili

• Uranio e amianto da mettere in sicurezza, non si sa dove e come

• Opera imposta senza trasparenza e democrazia

Fonte: Appello al premier Monti firmato
da 356 studiosi e tecnici

 



L’APPELLO DI ESPERTI E SCIENZIATI

«Sentiamo come nostro dovere riaffermare che il progetto della nuova linea ferroviaria Torino-Lione, inspiegabilmente definito “strategico”, non si giustifica dal punto di vista della domanda di trasporto merci e passeggeri, non presenta prospettive di convenienza economica né per il territorio attraversato né per i territori limitrofi né per il Paese; non garantisce in alcun modo il ritorno alle casse pubbliche degli ingenti capitali investiti (anche per la mancanza di un qualsivoglia piano finanziario); è passibile di causare ingenti danni ambientali diretti e indiretti, e infine è tale da generare un notevole impatto sociale sulle aree attraversate, sia per la prevista durata dei lavori, sia per il pesante stravolgimento della vita delle comunità locali e dei territori coinvolti».
Così 356 scienziati, tecnici, docenti e ricercatori universitari hanno scritto nell'appello al governo Monti il 9 febbraio 2012.

 



ADDIO ACQUA

La Tav in Val di Susa, spiega il Prof Sergio Ulgiati, «modificherà il regime idrico della Valle, sposterà il corso delle acque piovane che si infiltravano nel terreno e creerà notevoli problemi all'intero ecosistema: gli ecosistemi di alcune aree non avranno più acqua a sufficienza, cosa già accaduta per la Tav che passa nel Mugello, in Toscana, dove la Regione ha denunciato le imprese costruttrici». Ma per il prosciugamento di numersi corsi d’acqua nel Mugello nessuno pagherà.

 



I PRECEDENTI: BUCO DI 13 MILIARDI E INTERESSI BANCARI FOLLI

Un indebitamento per lo Stato tenuto occulto per lungo tempo, “previsioni molto ottimistiche” smentite dai fatti, operazioni finanziarie a favore di privati parassiti, pianificazioni sballate, a causa di una “carente istruttoria che condusse ad adottare uno strumento di finanza innovativa” - il c.d. project financing - senza “nessuno studio di fattibilità attendibile che avesse quantificato la vantaggiosità di tale operazione”. È la radiografia della Corte dei Conti sulla Tav Torino - Milano - Napoli. I giudici sottolineano che simili avventure addossano “in modo spropositato su generazioni future ipotetici vantaggi goduti da quelle attuali”. Il contrario di quanto realizzato dai nostri nonni e genitori, ossia costruire e ricostruire il Paese anche per chi veniva dopo di loro. Una colossale bufala, con debiti nascosti, non inseriti nel bilancio statale fino a quando l'Unione europea non se n'è accorta. 8,6 milioni di euro per ogni km di binari sono invece gli interessi itnercalari per la Torino - Milano, spiega Ivan Cicconi, esperto del settore. Cioè le banche hanno divorato un budget grande quanto il costo iniziale della linea.  Anche la Corte dei Conti francese ha più volte contestato l'alta velocità. Ad ottobre 2014 ha scritto un rapporto agghiacciante. Stesso copione anche lì: non rende ed ha provocato una voragine da 44 miliardi di euro.


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