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Lo stress da “like”

Gli effetti sugli adolescenti della dipendenza da social: stress, depressione, ansia

Lun 21 Dic 2015 | di Angela Iantosca | Attualità
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Quante volte andiamo su Facebook per controllare i “like” che un evento o una foto postata hanno ottenuto? Quante volte pubblichiamo immagini delle nostre gite fuori porta o dei dolci che abbiamo preparato? E quanto rimaniamo delusi quando nessuno apprezza le nostre performance o il nuovo taglio di capelli o il convegno da noi organizzato...
Una delusione capace di provocare alti livelli di stress, soprattutto fra gli adolescenti, come dimostra la Ricerca Australian Psychology Society sugli effetti della dipendenza dai social network. Secondo gli studiosi, la tensione emotiva provoca in molti casi disturbi di depressione, ansia e una costante sensazione d'inferiorità rispetto a quello che gli amici virtuali condividono su Facebook e Twitter.
Secondo l'annuale National Stress and Wellbeing Survey, inoltre, quasi metà degli adolescenti ha la sensazione che i suoi pari abbiano esperienze più gratificanti. Il dato allarmante è che nell'insieme i livelli di stress, depressione e ansia sono significativamente più alti rispetto alla prima indagine di cinque anni fa. Non solo: quasi il 60% degli adolescenti ha difficoltà a dormire o rilassarsi dopo aver passato in rassegna i siti di social media e in egual misura si sente esausta per la costante connettività. Eppure, una persona su due dichiara di ricorrere ai social media per calmare lo stress, contro una proporzione del 37% di cinque anni fa.
Più della metà dei partecipanti dichiara di sentirsi preoccupata, gelosa o ansiosa dopo aver scoperto da foto o aggiornamenti di status di essere stati lasciati fuori da una qualche attività in comune. Inoltre, il 72% degli intervistati sente che lo stress ha impatto sulla propria salute fisica, ma più di metà non cerca aiuto. C'è chi, addirittura, per alleviare lo stress ricorre a comportamenti di dipendenza, come alcool, fumo, droghe e gioco d'azzardo, in proporzioni molto più alte dei coetanei.
E in Italia?
«Uno studio pubblicato nel 2013 sugli Stili di vita online e offline degli adolescenti in Emilia e Romagna, a cura di Guarini, Brigli e Genta, affronta le modalità di utilizzo dei media – ci spiega Salvatore Sasso, psicologo e psicoterapeuta, dell'Università Lumsa -. La maggior parte dei ragazzi italiani, generalmente, scandisce la propria giornata attraverso l’utilizzo costante dei media. Secondo il Rapporto Eurispes del 2012, quasi un ragazzo su 5 avverte irrequietezza e nervosismo quando non può accedere alla Rete e più del 17% dei giovani ha cercato invano di ridurne l’uso».
Ma quale è il problema? Perché questa dipendenza?
«Gli adolescenti del XXI secolo tentano online di definire “chi sono”, utilizzando luoghi del tutto nuovi, quali Facebook, Twitter, Messenger, Instagram. Nella comunicazione virtuale c’è la possibilità di esprimere e mettere a nudo parti di sé sopite; il gesto del linguaggio e la sua vibrazione corporea cedono il posto agli emoticons, attraverso i quali si cerca di esprimere emozioni, tono, impeto, dialetto, grido e silenzi. Il corpo in questo modo appare mutilato, non compare se non attraverso immagini attrattive di sé. Nelle chat-rooms assistiamo a relazioni che, per buona parte, si costruiscono nella mente di chi le vive. L’immagine di sé viene distorta, attraverso il disegno di sé che più collima narcisisticamente con i propri ideali. È molto forte la tendenza dell’immaginazione a creare nell’interlocutore le parti “mancanti” che non conosciamo. Questo tipo di conoscenza, on line, dà la falsa impressione di poter entrare nel contatto intersoggettivo con un’altra persona, dove scompaiono le incertezze e le frustrazioni che si riscontrano nell’incontro con l’altro nella realtà. Domina la sensazione, spesso illusoria, di poter essere compresi e di comprendere, di condividere le emozioni proprie ed altrui, solo con il “click” di un mouse, generando il senso di vuoto e di angoscia. In uno scenario interiore, in cui fa da padrone il vuoto, le esperienze dissociative sono sempre più frequenti».     


ETÀ MINIMA PER FACEBOOK: 16 ANNI
I governi dell’Unione europea e l’Europarlamento hanno deciso di innalzare a 16 anni il limite d’età per aprire un account su Facebook. Dal 2018, termine ultimo per il recepimento da parte dei singoli Stati, per iscriversi non basterà più avere tredici anni come previsto ora. A prevederlo è un emendamento alla nuova direttiva sulla protezione dei dati personali, presentato a dicembre da Jan Albrecht, parlamentare del partito tedesco dei Verdi. Tuttavia Bruxelles ha dato la possibilità ai ventotto Paesi membri di recepire l’emendamento alle nuove norme sulla protezione dei dati personali entro due anni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale che avverrà a gennaio 2016.


SPACCIATORI DI ‘MI PIACE’: NON FATEVI FREGARE
Soprattutto negli scorsi anni si era diffusa l'usanza di comprare 'Mi piace' per la propria pagina di Facebook, forse pensando che un numero alto di 'Mi piace' avrebbe fatto apparire più interessante la pagina o forse perché pensavano di poterci fare dei soldi. In realtà si è dimostrato poi che questa 'truffa', oltre a far spendere inutilmente dei soldi, porta alla morte della pagina Facebook, se non a guai peggiori. È facile riconoscere gli spacciatori di 'Like': se una pagina dichiara di avere 20.000 'seguaci' e poi i suoi post ramazzano solo un paio di 'Mi piace' è chiaro che dietro c'è qualcosa che proprio non va: come è possibile infatti che inserendo un post su 20.000 profili, soltanto 2 clicchino “Mi piace”? Chiaramente c'è una truffa, un tentativo di farti credere che quella pagina è molto seguita e invece non se la fila nessuno. E ora Facebook persegue gli spacciatori di “Mi Piace” anche in tribunale e vi garantiamo che è meglio non mettersi contro gli avvocati di Mr. Zuckerberg!


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