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Il crac della fiducia

Dopo il fallimento delle 4 banche, è importante capire la propria condizione finanziaria, chiarire i dubbi e restare informati

Lun 21 Dic 2015 | di Armando Marino | Soldi

Non c’è solo il danno finanziario immediato, quello di chi vede svanire parte dei soldi che ha risparmiato durante la propria vita lavorativa. Il crac di quattro banche italiane, allargando lo sguardo agli effetti più complessivi, ha portato un nuovo duro colpo alla fiducia dei cittadini, già scossa da una crisi che pare infinita. Già prima del sostanziale fallimento di Carife, Banca Etruria, Banca Marche e Carichieti, il Censis faceva notare che uno delle grandi ancore che frenano la ripresa è la crisi di fiducia dei cittadini, che li spinge a non investire in capitale di rischio, quello che finanzia più direttamente le imprese, e tenere i soldi liquidi. Si parla di 4000 miliardi fermi sui conti correnti. Il crac delle quattro banche e il seguente goffo salvataggio, hanno scosso ancora di più le certezze dei risparmiatori. Si tratta in realtà di banche abbastanze piccole, eppure oltre 12.000 persone hanno perso parte dei propri risparmi, tra queste circa 1.000 hanno perso più della metà del proprio patrimonio investito in quelle banche. La perdita totale è di 431 milioni e il governo ha stanziato solo 100 milioni nel cosiddetto fondo di solidarietà. Ma, cosa forse più grave, la decisione del governo di stanziare un fondo è arrivata quando già il crac si era consumato e il panico si era sparso. Le varie autorità di controllo in più hanno cominciato a scaricare le responsabilità l’una con l’altra e scambiarsi accuse con l’Europa che, soprattutto dietro la spinta tedesca, non vuole che si salvino più banche con fondi pubblici, visto che c’è in vista un’unione bancaria europea.
A pagare un conto salato è l’intero sistema del credito, di nuovo minato dalla sfiducia, e chi aveva comprato obbligazioni delle quattro banche. Col forte sospetto, su cui si sta indagando, che molti risparmiatori non abbiano scelto consapevolmente di acquistare obbligazioni a rischio.
Anche perché per molti di questi titoli il risparmio è aumentato nel momento in cui il governo, decretando il salvataggio, ha accettato di far partecipare al risanamento anche gli obbligazionisti. Da queston gennaio tutti gli obbligazionisti e i risparmiatori con più di 100.000 euro sul conto corrente potrebbero essere chiamati a coprire parte dei costi del salvataggio.
Bisogna oltretutto stare attenti, perché c’è chi dipinge il rischio ancor più grosso di quello che è per spaventare i risparmiatori e vendergli propri prodotti di investimento. La prima cosa da fare è studiare meglio la propria posizione finanziaria, chiarirsi i dubbi e restare informati. Ma non è facile, tra i Paesi del G7 siamo quello in cui i cittadini sono meno informati in materia finanziaria.                                                        

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