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L’impazienza costa cara

Due minuti e mezzo, poi si comincia a scalpitare. E costa caro: chi perde soldi, chi l'amore e chi il lavoro. Oltre alla salute

Lun 21 Dic 2015 | di Maurizio Targa | Attualità
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Che sia la virtù dei forti è un luogo comune quanto un'affermazione probabilmente vera. Eppure la pazienza posseduta sarà pure sinonimo di caparbietà e saldezza, ma ha scadenza assai più breve di uno yogurt: dura due minuti e mezzo. È quanto emerge da uno studio effettuato in Gran Bretagna e condotto su tremila adulti, intervistati da un team di ricercatori: l’indagine, commissionata dalla società MyHermes, che si occupa di spedizione pacchi, rivela che il 60% del campione analizzato inizia a perderla dopo soli 150 secondi di attesa alle poste, in stazione o anche in coda al bar.

META' SBOTTA SUBITO
Se i minuti diventano poi cinque, la metà delle persone si sfila dalla coda, saluta e se ne va: insomma, piuttosto che attendere ancora finisce per rinunciare, dato che ormai le ultime riserve di calma vanno esaurendosi e comincia a montare qualcosa che somiglia sempre più alla rabbia. Questo atteggiamento, spiega lo studio, non è esente da conseguenze. La mancanza di pazienza è costata del denaro a un intervistato su quattro, che ha addirittura rinunciato ad aspettare per ottenere un rimborso, mentre l'80% degli intervistati ha posticipato o rinunciato all'acquisto di un oggetto desiderato proprio per aver perso la calma in fila. Oltre il 35% di uomini  e donne chiamati a rispondere ha confessato di provare un grosso rammarico a causa di importanti opportunità lavorative o sentimentali sfumate nella vita solo in conseguenza all'incapacità di aspettare.

L'IMPAZIENTE INGLESE
Nel campione britannico oggetto del'indagine, non ha problemi a dichiararsi apertamente impaziente una persona su due: tra i motivi per i quali si perdono più comunemente le staffe gli intervistati hanno indicato la connessione a Internet che va a rilento, seguita dagli automobilisti lumaca e dall'essere parcheggiati in attesa al telefono. Insomma, anche al popolo britannico, celebrato a gran voce come quello più flemmatico sulla faccia della terra, capita molto spesso di perdere la pazienza: uno su tre ha dichiarato di avere discusso con un operatore di call center e uno su sei si è scontrato con un commesso a causa della fila al negozio. Emozioni incontenibili per le quali un terzo degli intervistati ha ammesso di essersi sentito in imbarazzo dopo uno sfogo. E se gli inglesi hanno con la pazienza un rapporto così conflittuale è davvero arduo immaginare cosa verrebbe fuori da un sondaggio simile condotto sugli italiani...

LA PAZIENZA E' DONNA
Se le motivazioni che ci spingono a perdere le staffe sono molteplici e i livelli di sopportazione variano in base alle singole personalità, una cosa è sicura: le donne mostrano un'attitudine all'attesa molto più alta rispetto ai maschietti. Numerosi studi neurofisiologici, ad esempio quello condotto dall'Università di Sheffield, lo confermano: i maschi presentano schemi di risposta allo stress maggiormente riconducibili alla modalità "fight or fly", combatti o scappa, quindi minor capacità rispetto al genere femminile di modulare risposte utilizzando la pazienza. Il motivo, dicono gli studi, va ricercato nel testosterone, l'ormone maschile che tende ad amplificare risposte impulsive. Ed è proprio in conseguenza di un'attività ormonale ridotta, oltre all'esperienza che gli uomini più anziani riescono a contenere meglio le reazioni evidenziando un più elevato livello di sopportazione. Ma anche per le donne c’è un'eccezione: i mezzi di trasporto. Perchè se è vero che le femminucce tendono a imbufalirsi alla guida sette volte meno rispetto ai maschi, nell'attesa di autobus tram e metro perdono le staffe molto prima.

PENSA ALLA SALUTE
Esistono comunque molte variabili individuali: c’è chi la perde per nulla e chi mantiene il self control per 99 volte e alla centesima esplode per una sciocchezza: la tenuta psichica può dipendere da presupposti fisici come una semplice anemia o alterazioni ormonali tipiche della donna nel periodo mestruale, sia da uno stress psichico di base alto, dovuto magari a insicurezze soprattutto di tipo economico o familiare. Dal punto di vista biologico, infastidirsi pesantemente significa raggiungere e superare i livelli di ansia e tolleranza determinati da un delicato equilibrio tra componente fisica, ovvero di produzioni dell’ormone dello stress come adrenalina, noradrenalina, cortisone e ormoni tiroidei, e componente psichica, ossia le molecole chiamate mediatori chimici intracerebrali. Perdere le staffe, quindi, è un fatto sia ormonale, ovvero fisico, sia psichico. E anche in questo contesto l'imbufalirsi non manca di presentare il conto.  Chi perde la pazienza è soggetto a livelli di stress più alti e, quindi, all’aumento delle malattie cardiovascolari.

 



Hit Parade dell'imbufalimento

Secondo lo studio commissionato dall'azienda MyHermes, ecco le 20 situazioni-top che ci fanno perdere la pazienza più velocemente

1 - Internet lento
2 - Persone che guidano o camminano troppo piano
3 - Attesa ai call center
4 - Traffico
5 - Persone in ritardo
6 - Chi ignora le nostre chiamate
7 - Persone che non ascoltano
8 - Ritardi di consegna
9 - Coda all'ufficio postale
10 - Errori di ortografia e grammatica
11 - Persone che infrangono le regole
12 - Ritardo dei mezzi pubblici
13 - Coda al bar
14 - Bambini che ripetono le stesse domande
15 - Attesa per visita medica
16 - Spam nella posta elettronica
17 - Ciclisti per strada
18 - Attesa del cameriere al ristorante
19 - Coda ai bagni pubblici
20 - Ascoltare discussioni o litigi
 


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