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Orgogliosamente

All'ombra delle interminabili liste d'attesa dei nidi comunali, si diffondono in tutta Italia i nidi famiglia, luoghi flessibili, accoglienti e più convenienti

Lun 21 Dic 2015 | di Paola Maruzzi | Bambini
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A metà strada tra i tradizionali asili e il servizio di babysitter, i nidi in casa stanno riscuotendo successo tra i neo genitori, primo perché ritenuti luoghi accoglienti e con maggiore controllo sui bimbi, secondo perché offrono flessibilità di orari nonché fasce di prezzo più basse di circa il 20% rispetto alle strutture private. Il modello tagesmutter (dal tedesco “mamma di giorno”) nasce in Germania e si diffonde in Italia a partire dal Trentino. Oggi, seppure la professione della mamma-educatrice non sia regolamentata a livello nazionale, sono in aumento le richieste per accogliere un nido tra le proprie mura domestiche. A buttarsi in questa nuova impresa sono per lo più donne con figli piccoli in cerca di una svolta lavorativa, maestre in graduatoria o in pensione e persino nonne. Katiuscia Levi, presidente dell'associazione “Scarabocchiando a casa di”, una rete che raggruppa oltre 150 nidi famiglia da Nord a Sud, è stata una pioniera in questa avventura. «Nel 2006 avevo da poco partorito la mia quarta bimba e sarei dovuta tornare a lavoro, ma Emma non rientrò nel nido comunale e non potevamo permetterci di pagare un privato. Decisi quindi di aprire a casa mia, a Fiumicino, uno spazio giochi. In poco tempo mi ritrovai con 15 bambini. Allora andai a visitare alcune realtà in Trentino e decisi di dare il via a un'associazione che aiutasse altre mamme a realizzare questo sogno». L'obiettivo di “Scarabocchiando” è quello di farsi carico del dietro le quinte di un nido famiglia, dall'assistenza fiscale all'assicurazione per i bimbi fino all'indicazione sulla dieta da seguire. «Chi aderisce risponde a un progetto pedagogico condiviso, viene seguito da uno psicologo e da un pedagogista, ha la possibilità di frequentare continuamente corsi di aggiornamento». In Italia non esiste una regolamentazione univoca per tutte le Regioni: fatta eccezione per alcune regioni come l'Emilia Romagna, dove per i cosiddetti "piccoli gruppi educativi" è necessaria la laurea, non viene richiesto nessun titolo di studio particolare per accedere al corso tagesmutter. Una mancanza di regole che potrebbe creare confusione: «Il criterio dell'indiscriminalità - continua Katiuscia Levi - abbassa il livello generale e penalizza chi lavora con professionalità. Fino a qualche tempo fa il nido famiglia era considerato un ripiego, un servizio di serie B. Gli stessi pedagogisti ci guardavano con scetticismo. Oggi le cose sono cambiate».

Mamme-educatrici? La pedagogia raccomanda cautela
Il fenomeno dei nidi famiglia scoperchia un problema tutto italiano: a fronte di un milione e mezzo di bambini tra 0 e 3 anni si contano solo cinquemila asili nido comunali. Appena il 30% dei bambini in questa fascia di età è affidato a una struttura educativa contro il 70% della Germania. «La priorità è equiparare i nostri indici di frequenza al resto d'Europa e questo lo si deve fare a prescindere dai tagesmutter - spiega Daniele Novara, pedagogista e fondatore del Centro Psico Pedagogico di Piacenza -. I nidi italiani vantano 40 anni di storia, svolgono un servizio educativo di qualità che non trova paragoni. La fascia d'età dai 0 ai 6 anni è quella più delicata, è azzardato lasciarla nelle mani di chi, per legge, non è tenuto a dimostrare di avere dei basilari pedagogici. Il nido è il luogo preposto per fare esperienza, è una preziosa occasione d'incontro e d'apprendimento solo se alla base ci sono figure formate e specializzate.  I genitori devono agire con cautela, chiedersi a chi stanno affidando i loro figli perché sull'educazione non si può giocare a ribasso».  

Non è una scelta da tutti
Ma cos'ha di speciale un nido famiglia? Lo abbiamo chiesto a Elisa Zirino, giovane mamma, un passato da educatrice e imprenditrice "self made". Nel 2012 decide di rivoluzionare la taverna della villetta di campagna, dove vive alle porte di Viterbo. «Accogliere i bimbi in una casa privata dà la sensazione di andare a giocare dalla zia e questo è rassicurante. Gli orari sono flessibili e i giorni di frequenza vengono modulati sulle esigenze di ogni genitore».
Particolare non da poco è il numero contenuto degli iscritti: «Possiamo ospitare fino a un massimo di sei bimbi o otto con la compresenza di un'altra educatrice e questo permette di svolgere le attività con tempi più rilassati rispetto ai ritmi di una classe numerosa. Non solo, questo permette ai bimbi di conoscersi bene e di lavorare insieme. Altro vantaggio di una classe poco numerosa è che le malattie invernali sono sotto controllo, ci si ammala meno». La maternità, in altri contesti lavorativi penalizzante, in questo caso è una marcia in più: «L'esperienza da genitore mi aiuta ogni giorno nel lavoro di educatrice. Questo non significa confondere i ruoli, ma entrare in empatia». Elisa racconta una storia positiva, anche perché, grazie a “Scarabocchiando” ha avuto un forte sostegno nella parte burocratica. Attenzione, però, a vedere nel nido famiglia una facile scorciatoia per lavorare comodamente a casa, magari accudendo i propri figli. «È una scelta molto impegnativa - conclude -: bisogna lavorare su se stessi, essere equilibrati, perché i bambini richiedono energia, attenzione, osservazione, professionalità, cura e rispetto. Il consiglio che posso dare a chi vuole intraprendere questa strada? Fermatevi a riflettere se si è disposti a mettersi sempre in gioco con passione e dedizione».

 



Come aprire un nido in casa

Non esiste un vademecum nazionale. Ogni Regione ha le sue regole.

1) Presentate il progetto nel Comune di residenza e alla Als di competenza. Alcune Regioni hanno stanziato dei fondi della Comunità Europea per l'infanzia o l'adolescenza, a cui si accede con dei bandi, finalizzati alla ristrutturazione e organizzazione dei locali. I costi sono relativamente bassi.
2) Il nido può essere aperto in una casa di proprietà, affitto o comodato d’uso, in locali condominiali comuni o in saloni parrocchiali o comunali. Gli ambienti devono essere a norma di legge.
3) Gli spazi dedicati ai piccoli devono essere di almeno 4 mq a testa e se si trovano all’interno di un’abitazione privata non devono interferire con gli spazi abitativi. Devono essere dotati di uno luogo per l'accoglienza dove poter lasciare giacche e cappotti, un “angolo morbido” dove possono rotolare senza farsi male, un’area riposo con lettini, un bagno con fasciatoio e una cucina per preparare e mangiare i pasti.
4) La gran parte delle Regioni non richiede un particolare titolo di studio per aprire un nido famiglia. L'abilitazione si ottiene frequentando dei corsi di formazione di circa 250 ore in cui si insegnano a progettare le attività per i bambini, a gestire i rapporti con le famiglie, a fornire le nozioni di base sui principi di una corretta alimentazione e le tecniche di primo soccorso. Segue la pratica.
5) Sul numero degli iscritti e sul limite orario si va, per esempio, dai 4 bambini in Umbria fino a un massimo di 10 in Abruzzo.


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