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Matthew Fox: i miei primi 50 anni

La star di “Lost”, ha un rapporto speciale con il nostro Paese, perché la moglie Margherita è italiana. Ecco perché spera un giorno di potersi trasferire con la famiglia nel Belpaese…

Lun 21 Dic 2015 | di Alessandra De Tommasi | Interviste Esclusive
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Matthew Fox ha sempre i nervi saldi, mantiene la calma e dà l’idea di avere sempre la situazione sotto controllo. In realtà a tradire la sua vera natura sono quei piccoli gesti che fa quando parla: gioca con il tappo della bottiglia, si tocca il mento in continuazione e l’accenno di barba, mentre si sporge in avanti sulla sedia nel rispondere alle domande. Sa di essere sempre sotto i riflettori, quasi analizzato al microscopio dalle spietate critiche di Hollywood e cerca di non cedere alla pressione. Non si rilassa neppure in un ambiente glamour come il Festival della TV di Monte-Carlo, insomma sembra che la vita l’abbia allenato a mantenere alta la guardia. In effetti la sua carriera dimostra che in un battito di ciglia si passa da una febbrile attività di corteggiamento da parte di registi e produttori ad anni di silenzio e rifiuti. Ha girato due serie iconiche, entrambe per sei anni, “Cinque in famiglia” e “Lost”, con ritmi ferratissimi, e per quest’ultima si è anche trasferito alle Hawaii con la famiglia, stravolgendo la propria vita. Prima e dopo ci sono stati momenti di fermo forzato, attese e incertezze tipiche del “precariato” di cui un attore, prima o poi, ammette di essere vittima. Ecco perché Fox preferisce non sbilanciarsi mai, tranne, forse, sui piani per la vecchiaia in Italia. Che rapporto ha con la nostra Penisola? «Mia moglie Margherita è nata e cresciuta in Italia e io amo il vostro Paese, tanto che mi piacerebbe sempre trascorrerci l’estate in famiglia. Forse in futuro compreremo una casetta dove passare i mesi invernali, che da voi sono più caldi rispetto agli Stati Uniti, è un progetto a lungo termine che abbiamo in cantiere». Evidentemente non la spaventa vivere dall’altra parte del mondo rispetto alla sua famiglia d’origine… «Ci sono già passato con “Lost”: dopo aver trascorso anni alle Hawaii per le riprese, abbiamo deciso di tornare in Oregon, dove vivono mia madre e mio fratello, perché ormai da dieci anni si parlava di vivere più vicini, ma le circostanze non l’hanno permesso». Che ricordo ha delle Hawaii? «I miei figli hanno trascorso lì dei momenti bellissimi, abbiamo avuto la fortuna di vivere in un vero e proprio paradiso, ma ad un certo punto non vedevamo l’ora di passare al capitolo successivo. Ho sempre voluto che coltivassero un bel rapporto con i cuginetti, ossia i figli dei miei due fratelli, e la distanza non aiuta». Per questo non sembra intenzionato a tornare in TV? «Il cinema ti lascia una libertà maggiore rispetto alla tv. Sono stato coinvolto due volte nella lunga serialità, ma non so se lo rifarei perché mi piace la flessibilità che ti permette un film, quel lusso di poterti occupare di altro all’infuori del lavoro». Lo dice perché ha vissuto per anni su un’isola del Pacifico? «Quel periodo lo ricordo come una sorta di bolla. Per anni trascorri periodi intensi con i colleghi, scrivi insieme a loro parte della tua storia, t’illudi che resterete amici per tutta la vita, ma poi devi fare i conti con la realtà e non è sempre possibile. Per carattere, non sono uno da grandi compagnie né da sentimentalismi facili, forse perché sono cresciuto in montagna e abituato alle scalate in solitaria, ma comunque vorrei qualcosa di più concreto che non mi vincoli a stare così a lungo e così tanto lontano da casa». I fan di “Lost” vorrebbero sapere se lei è contento per il finale. «Lo sono: è meraviglioso e soddisfa le esigenze di conclusione della storia, anche se poi ogni spettatore ha una sua idea precisa. Mi piace che tutti i pezzi vadano al loro posto, in maniera intensa, ma anche stupendamente triste come sanno essere sempre gli addii». Dall’A-Team a Il signore degli anelli, molti gruppi di lavoro insieme per anni hanno deciso di tatuarsi qualcosa che ricordasse loro quell’esperienza. E lei? «Amo i tatuaggi e ne ho tanti, ma per me rappresentano qualcosa di talmente personale che non li concepisco come esperienza di gruppo. Sarebbe troppo difficile ridurre tutto ad un simbolo solo, anche se capisco che lavorare per tanto tempo insieme vuol dire stabilire legami intensi e speciali. Tuttavia mi piace pensare che, finito il capitolo sul set, ognuno poi scelga con chi continuare un rapporto a livello personale». Lei ha preso una strada diversa dai suoi compagni di college in economia: siete ancora in contatto? «Non ho rimpianti riguardo le mie scelte lavorative, anzi ne sono orgoglioso, ma comunque molti amici lavorano nel campo dell’economia e comunque mi fa piacere frequentarli». In cosa le somigliano i suoi figli? «Mia figlia Kyle adora la lettura ed è rapita dai libri proprio come me. Sono cresciuto in un posto sperduto nel mondo e la letteratura mi ha aiutato a sviluppare l’immaginazione, il processo narrativo che poi ho messo in scena nel mio mestiere. Per questo ho incoraggiato sempre i miei ragazzi a leggere piuttosto che guardare la televisione».

UN NAUFRAGO TRA GLI ZOMBIE
Alla vigilia dei 50 anni, Matthew Fox continua ad essere uno degli attori più iconici della tv, battendo in popolarità e talento i colleghi più giovani. Anche se è sposatissimo dal 1992 con l’italiana Margherita Ronchi e ha due figli (Kyle, 17 anni, e Byron, 14), continua ad essere considerato uno dei sex symbol hollywoodiani intramontabili, tanto che L’Oreal l’ha scelto come suo testimonial. Ha origini svedesi, scozzesi, inglesi e irlandesi e il ramo materno della sua famiglia ha origini italiane. Ama l’alta velocità e l’equitazione, che ha imparato da bambino nel ranch di famiglia. La madre Loretta è insegnante, il padre Francis è consulente di una compagnia petrolifera. Si è laureato in economia alla Columbia University, poi un’amica della madre, agente per modelli, lo ha convinto a lavorare in un paio di spot pubblicitari. La sua carriera d’attore è iniziata così per culminare con il ruolo da protagonista in “Cinque in famiglia” e nella serie di culto “Lost”, una delle più costose della storia della tv, raccontata anche al Festival della TV di Monte-Carlo. Al cinema si è circondato di zombie sia in “World War Z” con Brad Pitt che in “Extinction – Sopravvissuti” (2015). Nel 2016 sarà nei cinena in “Bone Tomahawk” con Kurt Russell.


LA SERIE DEI RECORD
Lost è stata una delle serie più seguite della storia della tv. Andata in onda per la prima volta nel 2004, dopo 6 stagioni è terminata nel maggio del 2010. • All'epoca quello di “Lost” è stato uno degli episodi pilota più costosi della storia. La prima puntata, andata in onda in America il 22 settembre 2004, è costata circa 13 milioni di dollari ed è stata vista da 18 milioni di spettatori. • La puntata meno seguita in Usa ha registrato 8 milioni di telespettatori. • Nessun personaggio di “Lost” appare in tutti i 121 episodi. Il primato delle presenze appartiene a Hugo (Jorje Garcia), con 118 episodi, seguito da Jack (Matthew Fox) con 117 presenze. • La serie doveva inizialmente intitolarsi “Nowhere”. • La serie è stata girata interamente alle Hawaii. • Mancando il tempo per ricostruire un aereo sul set del primo episodio, la produzione decise di usarne uno vero, distruggendolo ad hoc. • Il ruolo di Jack doveva essere affidato a Michael Keaton e il personaggio doveva inizialmente essere presente solo in una puntata. Quando Jack è diventato il protagonista, Keaton si è tirato indietro. • Matthew Fox è tra gli attori di serie tv più pagati: per ogni puntata ha guadagnato 225mila dollari. • “Lost” aveva il secondo cast più grande per una serie americana, secondo solo a “Desperate Housewives”.

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