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Senza lavoro, ce l'abbiamo fatta

Volevamo abortire e le nostre famiglie pure. Ora il nostro piccolo ci ripaga di tutto con il suo amore!

Gio 28 Gen 2016 | di Patrizia Lupo | Bambini

Quando mi sono accorta di aspettare un bambino avevo da poco compiuto 20 anni. Avevo frequentato un corso professionale come parrucchiera e avevo iniziato a lavorare, poco in verità perché non avevo tante occasioni. Neanche il mio ragazzo, 22 anni, con il quale stavo insieme da un anno aveva un lavoro fisso, si arrangiava facendo lavori saltuari. Tra noi non avevamo mai affrontato certi argomenti - l’idea di sposarci o avere figli – semplicemente perché non c’erano i mezzi per costruirci un futuro. Per questo ci è sembrato quasi scontato risolvere tutto con l’aborto. Io ero nel panico più totale, perché avevo paura di quello che poteva succedere, di come l’avrebbe presa la mia famiglia. Lasciavo fare a lui che mi sembrava più deciso, anche se poi ho capito che aveva le mie stesse paure ed era preoccupato come me. Non avevamo calcolato però che non era così facile e scontato fare un aborto. Una cosa è quando se ne discute tra amici e un’altra è trovarsi nella situazione. E quando per fare l’aborto abbiamo dovuto parlare con una operatrice sanitaria questo si è fatto per noi evidente. Quel colloquio ci stava portando a riflettere, ad interrogarci sul serio, a valutare tutto, anche l’altra possibilità: tenere il bambino. Ci parlò anche di aiuti economici che potevamo avere grazie ad un’Associazione il Segretariato Sociale per la Vita Onlus, che sostiene donne e coppie in attesa di un bambino e in difficoltà, proprio come noi. Ricordo la reazione scomposta del mio ragazzo, perché dava la decisione per scontata e non avrebbe voluto ascoltare quelle parole. Io tacevo perché, anche se d’accordo con lui, sentivo che dentro di me batteva già una vita, che non ero più sola. Quell’incontro ci mise l’uno di fronte all’altro e iniziammo a parlare sul serio dell’aborto. Ne parlammo alle famiglie con la speranza di trovare un aiuto. Non fu facile per niente affrontarli e sentirsi giudicare. Nessuno ci incoraggiava. «E come farete? Non avete un lavoro, niente, siete troppo giovani...». Sempre le stesse parole. Io però non ero così negativa e alla fine non me la sentivo più di fare l’aborto. Lui si arrabbiò e litigammo tanto, ma poi accettò. Volete sapere come me è andata a finire? Grazie al Segretariato abbiamo potuto ricevere l’aiuto del Progetto Gemma, un contributo economico che per 18 mesi ci ha permesso di sostenere le spese per il bambino quando il mio ragazzo ancora non aveva un lavoro sicuro; di conoscere gli aiuti economici previsti dallo Stato per mio figlio, di ricevere generi di necessità per neonato. La cosa più importante però è che ci hanno sostenuto, hanno creduto in noi quando nessuno pensava che ce l’avremmo fatta. Non è stata una passeggiata e di momenti difficili ne abbiamo avuti. Adesso però viviamo in una casa tutta nostra e lui ha trovato anche un lavoro fisso. Siamo due genitori sereni, felici di aver preso la decisione giusta: accogliere nostro figlio che adesso è il centro della nostra vita. Ed è lui con il suo amore ed i suoi sorrisi che ci ripaga di tutto.


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