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Il mistero del sonno

Passiamo anni dormendo, pur ignorandone i motivi. Ma con una certezza: senza farlo, si muore

Gio 04 Feb 2016 | di Maurizio Targa | Attualità
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Trascorriamo mediamente un terzo della nostra vita dormendo. Anche se fondamentalmente ne ignoriamo la ragione. Sappiamo che se non riposiamo, il sonno ci manca e che, per quanto cerchiamo di resistergli, alla fine ne siamo vinti. Siamo poi coscienti che sette, otto ore dopo esserci abbandonati a Morfeo siamo quasi tutti pronti a rialzarci dal letto e che, a sera, saremo di nuovo stanchi. Da mezzo secolo, inoltre, abbiamo imparato che il nostro riposo si divide tra fasi di sonno a onde lente e fasi di cosiddetto sonno Rem (rapid eye movement), durante il quale il cervello è attivo come quando siamo svegli, ma i nostri muscoli volontari sono paralizzati. Abbiamo compreso come il pisolare abbia anche connessioni con l'evoluzione della specie: gli organismi semplici non lo fanno (e vivono meno), mentre mammiferi e volatili dormono. La teoria principale è che il sonno sia necessario al cervello. Idea dettata certo dal buon senso: chi non si sente più lucido dopo una bella nottata di riposo?  Ma in che modo il sonno lo aiuta? La risposta può variare a seconda del tipo di sonno di cui si parla. Di recente, ad Harvard, una équipe guidata da Robert Stickgold ha sottoposto gli studenti a una serie di test, poi li ha fatti dormire un po' e li ha sottoposti a nuovi test: quelli che erano entrati nella fase Rem hanno dato risultati migliori nel riconoscimento delle strutture (ad esempio quelle grammaticali), mentre gli studenti entrati in una fase di sonno profondo andavano meglio nella memorizzazione.

Morti di sonno
Ma una cosa è certa: senza sonno si muore. In un celebre esperimento degli anni Ottanta, il prof. Rechtschaffen costrinse alcuni ratti a rimanere svegli nel suo laboratorio dell'Università di Chicago mettendoli su un disco rotante sospeso sopra un recipiente pieno d'acqua. Appena i ratti si addormentavano, il disco si ribaltava facendoli cadere nell'acqua, e loro immediatamente si risvegliavano. Dopo circa due settimane di questo trattamento, i ratti erano tutti morti. Ma quando lo scienziato effettuò l'autopsia sulle cavie, non riuscì a trovare nulla che non andasse. Gli animali non presentavano organi danneggiati. Tutto faceva pensare che fossero morti per sfinimento, cioè per non aver più dormito. Neppure un ulteriore esperimento svolto nel 2002 con strumenti più sofisticati riuscì a individuare nei ratti "una chiara causa di morte". E tra gli umani, esiste una terribile patologia chiamata IFF, insonnia familiare fatale. Il sintomo principale di questa malattia è l'impossibilità di dormire. All'inizio si perde la capacità di schiacciare sonnellini, poi di dormire tutta la notte, infine di dormire del tutto. La sindrome di solito compare intorno ai 50 anni, dura all'incirca un anno, e, come indica il nome, finisce con la morte del paziente.

Il conto della veglia
Senza arrivare a conseguenze drammatiche, si calcola che attualmente circa un quarto della popolazione sopra i 40 anni soffre di insonnia, che nel mondo cosiddetto sviluppato ha diffusione epidemica. Sono da 50 a 75 milioni, quasi un quinto della popolazione, gli americani che l'accusano, mentre in Italia sono 12-15 milioni (soprattutto donne) a passare le notti contando le pecore, di cui 5-6 in forma grave, ovvero da compromettere le attività diurne, la salute e l'umore. E i costi sociali ed economici derivanti sono enormi. L'Institute of Medicine, un organismo USA indipendente di consulenza scientifica, stima che quasi il 20% dei più gravi incidenti tra veicoli a motore sia stato causato dalla sonnolenza di un guidatore. Questo dato colloca il costo medico diretto del nostro debito collettivo di sonno sui dieci miliardi di dollari. Le perdite in termini di calo della produttività lavorativa sono ancora maggiori. E infine ci sono i costi più lievi: relazioni personali compromesse o fallite, opportunità di lavoro perse e incapacità di godere dei piaceri della vita. È a nostro rischio e pericolo che combattiamo contro questi ritmi: usufruire di solo cinque ore di sonno a notte per una settimana, continua l'Istituto americano, equivale ad avere nel sangue un tasso alcolico pari allo 0,1 per cento. Eppure la moderna etica continua ad esaltare simili comportamenti.

Ritmi biologici e siesta spagnola
Se non riusciamo a dormire, forse è perché abbiamo dimenticato come si fa. In passato si dormiva in modo diverso, si andava a letto al tramonto e ci si alzava all'alba. Nei mesi invernali, quando c'era molto tempo per riposare, è probabile che i nostri antenati spezzassero il sonno, dormendo a più riprese, e nei paesi in via di sviluppo c'è ancora chi fa così: si dorme in gruppi e, di tanto in tanto, nel corso della notte, ci si alza. E anche la tanto demonizzata “siesta” è stata recentemente rivalutata: Il tradizionale riposo pomeridiano corrisponde a un naturale rallentamento postprandiale dei nostri ritmi e alcuni studi hanno dimostrato che chi dorme un po' il pomeriggio è in genere più produttivo e forse meno esposto al rischio di cardiopatie mortali. A rendere famosa la siesta sono stati gli spagnoli, che però magari non riescono per motivi logistici ad andare a casa a schiacciare un pisolino. E da virtuosi del sonno gli iberici sono diventati le pecore nere d'Europa: perché usano impiegare la pausa pranzo per intrattenersi in interminabili pranzi al ristorante con amici e colleghi, essendo dopo costretti a lavorare fino alle sette o le otto della sera. Spostando quindi l'orologio in avanti anche per la cena, che solitamente non comincia mai prima delle 22. Andazzo che ai governanti iberici comincia ad andare stretto e non tanto per il tasso di frequenza degli incidenti (fra i più alti d'Europa) quanto il ristagno produttivo del paese: gli spagnoli passano più tempo degli altri al lavoro, ma la loro produttività è inferiore a quella di quasi tutti i loro vicini europei.  

 




SOGNI A COMANDO


Adesso i sogni si possono scegliere. O almeno così promette una nuova applicazione per smartphone. Al costo di pochi centesimi si può decidere il luogo dove evadere durante i sonni notturni: isola deserta, passeggiata nel bosco o anche qualcosa di più avvincente, come una rocambolesca fuga da un aggressore. Basta posizionare il telefono accanto al cuscino, al resto ci pensa la tecnologia. Quando l'applicazione rivela l'inizio della fase REM, fa partire un file audio associato al sogno scelto. Proprio questa combinazione di suoni dovrebbe stimolare il cervello a produrre il sogno desiderato. Unica pecca: l'applicazione sveglia l'interessato proprio alla fine del sogno-avventura. I dormiglioni sono avvisati.

 




Se serve, dillo al dottore


Tutti  abbiamo passato almeno una notte insonne, ma se questo accade troppo spesso può darsi che serva un aiuto: il vostro medico saprà cosa consigliarvi per agevolare un sereno riposo. Perché gli adulti che dormono meno di sei ore al giorno, secondo una ricerca del National Health and Nutrition Examination Survey che ha esaminato 3.019 soggetti di età superiore a 45 anni, raddoppiano il proprio rischio di un ictus cerebrale, infarto del miocardio e scompenso cardiaco. Ma lo stesso accade anche a quelli che dormono più di 8 ore al giorno.   Un sonno troppo breve e di scarsa qualità interferisce poi con il metabolismo degli zuccheri favorendo il diabete, danneggia il sistema nervoso, cuore e intestino, aumenta i livelli del cortisone naturale prodotto dalle ghiandole surrenali, la pressione del sangue, la frequenza cardiaca e i marcatori di infiammazione. Tutti fattori che favoriscono l’insorgere precoce di eventi cardiovascolari.
 



I SOGNI PIU' SOGNATI

Cosa c'è di più privato di un sogno? Pensiamo tutti. Eppure c'è un album di fantasie notturne uguali per tutti. Ecco i dieci sogni più ricorrenti:
- Essere inseguiti
- Acqua
- Tornare a scuola
- Volare
- Ritrovarsi paralizzati
- Cadere
- Ritrovarsi nudi
- Sesso
- Essere abbandonati
- Terremoto

 



Come agevolare l'arrivo del sonno

Anche se non soffrite di insonnia, vale la pena di soffermarsi su questi 7 consigli.

Orari
Stabilisci un’ora entro la quale vuoi essere addormentato, cercando di rispettarla. Se non riesci ad addormentarti entro 15/20 minuti, alzati e fai qualcosa che ti rilassi.

Cibo
Non andare a letto affamato o troppo sazio. Evita caffeina, nicotina e alcool.

Rituali
Compi gesti che preparano il sonno: un bagno caldo, leggere un libro, ascoltare buona musica a luce soffusa. Ricorda: pc o tv interferiscono con il tuo sonno.

Ambiente
Rendi la camera da letto adatta al sonno: fresca, scura, silenziosa.

Siesta
Un riposino troppo prolungato durante il giorno può rubarti la qualità del sonno notturno: non dovrebbe superare la mezz’ora..

Sport
Fare attività fisica aiuta: ti addormenterai prima e avrai un sonno più profondo. Ma non la sera: potrebbe caricarti di energia.

Stress
Se hai troppo da fare, il sonno può risentirne. Fai un programma delle cose da fare, stabilisci quelle più importanti e delega quello che pensi di non riuscire a fare.
 


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