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Quanto ti ho amato

Perdere il proprio animale domestico è un lutto a tutti gli effetti e non va preso sottogamba. Elena Angeli, autrice di "È solo un gatto" ci spiega come affrontare il dolore

Gio 25 Feb 2016 | di Paola Maruzzi | Attualità
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Come una lama che squarcia un velo di finta indifferenza, la morte di Chicco irrompe nella vita di Elena Angeli con la forza di una rivelazione: il dolore per la perdita del proprio amico a quattro zampe esiste, è qualcosa di tangibile. Da quest'esperienza Elena ha scritto un libro, un vademecum per aiutare ad affrontare quel senso di vuoto, senza la paura di sentirsi ridicoli.
«In fondo è solo un gatto, ci sono tragedie ben più gravi: mi sono sentita ripetere questa frase centinaia di volte, spesso in buona fede – ci racconta la psicologa –, ma è la cosa peggiore da dire a chi sta attraversando questo particolare momento. Di qui l'idea di far piazza pulita dei luoghi comuni e dare voce a chi ha vissuto sulla pelle l'irrimediabile lontananza dal proprio Fido o Micio».

Non sminuire il dolore
Il prima consiglio per affrontare al meglio la scomparsa del proprio animale domestico è quello di «accettare che si tratti di un lutto vero e proprio, paragonabile a quello per una persona cara. La sintomatologia è, infatti, la stessa: si ha la sensazione che la vita sia improvvisamente e irrimediabilmente cambiata, si attraversano momenti di profonda tristezza, sconforto e solitudine». La letteratura psicologica anglosassone ha preso molto sul serio l'argomento. «Provate a cercate 'pet loss' su Google – incalza Elena – troverete tanti articoli in inglese, mentre in Italia c'è ancora molta strada da fare. Raccogliendo storie e testimonianze ho capito che la maggior parte delle persone soffre molto, ma non si sente legittimata e giustificata. Per elaborare la perdita è importante non sminuire il dolore, né reprimerlo. Sentitevi liberi di piangere, senza vergogna». Dopo la pubblicazione dell'e-book “È solo un gatto” , edito da 40K, la casella di posta di Elena è stata invasa da centinaia di messaggi. «Mi scrivono per ringraziarmi e per dire la loro, segno che c'è tanto bisogno di parlare, di uscire finalmente allo scoperto».

Un modo per dirgli addio
Nell'elaborazione del lutto ha sicuramente un ruolo decisivo non lasciare decidere agli altri ciò che avverrà dopo l'ultimo sospiro. «Spesso a occuparsi di questi aspetti è il veterinaio che provvede a smaltire il corpo, spedendolo in impianti di cremazione comune. Al posto di questa prassi sarebbe meglio ritagliarsi un piccolo spazio per il rito del saluto estremo e, magari, trovare un luogo per una degna sepoltura: ormai esistono in molte città i cimiteri per gli animali da compagnia, oppure ci si può rivolgere a ditte di cremazione singola per la restituzione delle ceneri. In quest'ultimo caso accertatevi che vi venga permesso di vedere il vostro amico un attimo prima che venga cremato, perché mi risulta che ad alcuni siano state date delle ceneri che in realtà non erano del proprio animale». Secondo la legge italiana si può sotterrare il corpo in giardino solo se il veterinario ha certificato che l'animale non sia morto per una malattia infettiva. Laddove non si voglia o non sia possibile scegliere la sepoltura "si può sempre fare un gesto simbolico, come piantare un albero o una piantina. Un'altra idea è creare un album di ricordi", tutte attività in cui coinvolgere anche i bambini.

Rimettersi in gioco
Dopo la morte, ci sono reazioni contrapposte: c'è chi si chiude a riccio e non ne vuole più sapere di prendersi cura di un altro animale e chi nel giro di poco adotta un altro cucciolo. «Entrambe le posizioni sono da rispettare ma bisogna essere consapevoli che nessuno amico è rimpiazzabile e che la vita può continuare a sorprenderci». 
Elena consiglia dunque di lasciare nel proprio cuore una finestre aperta, un po' come è successo a Stefano, una delle tante testimonianze raccolte nel libro: "Per molto tempo, dopo la perdita di Principessa, ho pensato che non avrei mai più goduto della compagnia di un gatto. Troppo forte il dolore, troppo forte la perdita. E poi ho cominciato a pensare che se Principessa se n’era andata, era perché aveva in qualche modo esaurito il suo compito. Ho scoperto che vicino a dove abito esiste da anni una bellissima colonia felina e un qualche giorno prima di Natale, la gentilissima signora responsabile della colonia mi ha portato a casa un batuffolo di pelo nerissimo. Allora ho ricominciato, con tanta pazienza, tanto amore... e anche con qualche graffio".

 



Eutanasia: pro e contro

Premesso che la legge italiana ammette l'eutanasia solo se l'animale d'affezione viene giudicato inguaribile, incurabile o dichiaratamente aggressivo, secondo Elena provocare la morte del proprio compagno a quattro zampe è uno dei capitoli più difficili e sofferti. «Non esiste una risposta univoca, ogni caso va valutato singolarmente ed è importantissimo confrontarsi sempre con il veterinario: solo lui è in grado di consigliare sul da farsi. Il vantaggio, se così si può dire, dell'eutanasia è che l'animale non si accorge di nulla, non soffre, ma l'altro lato della medaglia è il senso di colpa. Molti vivono la cosiddetta sindrome del 'se solo': se solo mi fossi accorto prima, se non avessi aspettato...».

 


 

Dirlo ai bambini? sì, ecco come

Gli adulti hanno l'errata propensione a proteggere i piccoli dall'idea della morte e spesso scelgono le mezze verità. Al bimbo che chiede dove sia finito il suo compagno di giochi è del tutto inutile rispondere che è andato via o che ha trovato un altro padroncino. Molto meglio spiegare con dolcezza come sono andate realmente le cose. La morte del cane, del gatto e del proprio canarino può essere la prima preziosa occasione per spiegare il ciclo eterno della vita. Cioè, che tutto ha un inizio e una fine, ma nulla va perduto e tutto si trasforma in nuova vita. E infatti pian piano la tristezza lascerà spazio a una malinconia più dolce.


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