acquaesapone Attualità
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri

L’economia circolare fa bene alla salute

Non solo tagli e sprechi: il riciclo e riuso funzionano anche nella sanità

Gio 25 Feb 2016 | di Roberto Lessio | Attualità
Foto di 4

Mediamente in Italia negli ultimi anni ci sono stati circa 10 milioni di ricoveri ospedalieri all’anno, con circa 63-65 milioni giorni di degenza. Tali ricoveri risultano in significativa diminuzione a causa di una maggiore attenzione che i medici stanno ponendo sulle effettive necessità di ricoverare pazienti in ospedale: almeno questa è la giustificazione che indica il Ministero della Salute. Non risulta invece in calo la spesa sanitaria nel suo complesso. Negli ultimi quindici anni tale spesa in Italia è cresciuta ad un ritmo tre volte superiore rispetto al resto d’Europa: tra tutte le regioni il Lazio è quella che risulta di gran lunga in testa a questa particolare classifica. 

Soprattutto, a causa dell’aumento dell’età media della popolazione e del persistente inquinamento dell’ambiente, non risultano in calo le prestazioni fornite ai pazienti mediante attrezzature mediche specialistiche: acceleratori lineari per i tumori, macchine per risonanze magnetiche e tomografie assiali computerizzate per le diagnosi, etc. Si tratta di apparecchiature sofisticate e costose, soggette ad un continuo invecchiamento tecnologico, il cui rinnovo determina ogni anno ingenti spese per il Servizio Sanitario Nazionale. 

NUOVA ‘RICETTA’ MEDICA
È un problema che interessa tutti i Paesi dell’Unione Europea e per tale motivo qualcuno sta pensando di introdurre i princìpi dell’economia circolare anche in questo importantissimo settore. Questo tipo di impostazione economica, diversamente dall’economia “lineare”, punta a mantenere le risorse naturali con il riciclaggio, il riuso e le riparazioni, oltre a far durare prodotti e manufatti il più a lungo possibile. 
Di conseguenza, si potrebbero trarre enormi vantaggi se si riuscisse ad estendere la vita utile anche delle apparecchiature mediche, magari riducendo al contempo i costi di approvvigionamento delle componenti e i rifiuti sanitari che comunque si producono con la loro utilizzazione. Una transizione del genere, però, soprattutto in Italia, può avvenire solo con il sostegno e il consenso delle imprese del settore e dei responsabili politici, visto che nel nostro Paese ormai non si contano più gli scandali legati alla Sanità.

IN EUROPA LA SFIDA È PARTITA
La sfida nelle altre nazioni europee è comunque partita. In Inghilterra ad esempio, lo scorso mese di febbraio, si è tenuto un apposito incontro internazionale organizzato dal quotidiano “The Guardian”, che ha messo insieme tutte le esperienze più significative già sviluppate in giro per il mondo. I fari sono stati accesi su molti aspetti oscuri che riguardano l’intera questione: l’utilizzazione per un lasso di tempo molto breve di alcune attrezzature sanitarie; la presenza di brevetti che non permettono alle macchine di essere rinnovate o rigenerate; il ricorso a contratti di affitto delle attrezzature che impongono l'uscita di flussi di cassa costanti, senza però pervenire mai all’acquisto e alla eventuale rivendita delle stesse, il ricorso sistematico a ditte private per lo smaltimento dei rifiuti speciali, etc. È così venuto fuori che nella sola Unione Europea (dati 2013) la ristrutturazione delle apparecchiature mediche è già arrivata ad un fatturato totale di 480 milioni di euro l’anno. Per ogni tonnellata di tali attrezzature rigenerate, inoltre, si risparmiano 30 megawattora di energia elettrica, riducendo al contempo le terre rare utilizzate per costruire tali dispositivi e le emissioni di gas serra nell’ambiente. Senza contare il potenziale riutilizzo dei rifiuti ospedalieri (vedi riquadro). L’economia circolare quindi indica con precisione qual è la strada giusta (ammesso che la si voglia perseguire) per ridurre l’ingente deficit sanitario che interessa il nostro Paese.

 


 

Progetto LIFE-MED: riparare conviene 

Durerà fino all’anno prossimo il progetto di 36 mesi che vede come partners la società Medicus Mundi Attrezzature, l’Università di Brescia - Facoltà di Ingegneria, l’associazione rumena Ateliere Fara Frontiere (Laboratori senza Frontiere) e Legambiente Lombardia. L’iniziativa, si legge sul sito, “punta alla riduzione dei rifiuti, attraverso il recupero, ricondizionamento e riassemblaggio di attrezzature che possono tornare ad essere pienamente funzionali per essere distribuite a cliniche e centri medici, ma anche a cittadini che necessitano di supporti elettromedicali di qualsiasi tipo, dai nebulizzatori per aerosol ai semplici ausili sanitari”.

 


 

85% riciclabili

In Europa ci sono 11.000 ospedali, 68.000 tra ambulatori, cliniche e laboratori e 55.000 cliniche veterinarie. Solo gli ospedali producono 3 milioni di tonnellate di rifiuti l’anno: la stragrande maggioranza sono rifiuti speciali. È stato calcolato che l’85% di questi rifiuti potrebbero essere riciclati e riutilizzati. 

(fonte Legambiente Lombardia)


Condividi su:
Galleria Immagini