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La mia pensione? Ci pensa Mohamed

Per reggere il sistema pensionistico europeo occorrono più migranti. Lo dicono le banche svizzere

Gio 25 Feb 2016 | di Claudio Cantelmo | Attualità
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L’economia vacilla? Siete in pensiero per la vostra pensione? Aprite le porte agli emigranti: ne occorrono almeno il doppio rispetto ad oggi. La tesi non è di qualche associazione umanitaria o caritatevole, ma dalla "cattiva" Ubs, una banca (per giunta svizzera) tra le più grandi al mondo. Uno studio pubblicato da ricercatori dell'Istituto, intitolato "The future of Europe", ha sviscerato l'attuale situazione economico-demografica dell'Unione europea, proiettando lo scenario nei prossimi decenni. Le stime immaginano che entro il 2050 la popolazione mondiale aumenterà di 2-3 miliardi di persone: crescita impressionante, nell'ordine circa del 40%, se si considera che oggi siamo oltre 7 miliardi. La vecchia Europa, però, non contribuirà a tale incremento, visto il consolidarsi del fenomeno "culle vuote": a metà secolo, nei 28 Paesi UE saremo addirittura meno degli attuali 500 milioni. Conseguenze? Per cominciare, a breve quello europeo non sarà più il principale mercato del mondo, con relativa debole crescita economica e inflazione prossima allo zero. 

Pensioni a rischio?
Questo scenario, dice Ubs, ovvero Pil e costo della vita fermi (e l'Italia è in prima fila in questa tendenza), comporta per uno Stato l'estrema difficoltà nel ripagare i propri debiti e le prime ad essere a rischio sono proprio le future pensioni di chi oggi è in età produttiva. 
Oggi in Europa ci sono in media in Europa quattro persone in età lavorativa (15-64 anni) per ogni pensionato. Nel 2050 ce ne saranno solo due. Ancora meno in Germania: quasi 24 milioni di pensionati contro poco più di 41 milioni di lavoratori. Le soluzioni non sono molte: o si tagliano le pensioni o si aumentano i contributi in busta paga, oppure si trova il modo di far lievitare le persone che pagano gli stessi contributi. Quando Angela Merkel apre le porte della Germania a 800 mila rifugiati, insomma, non spara troppo alto. Spara basso. Facendo un calcolo su base continentale, l'editorialista Leonid Bershidsky, su Bloomberg, calcola che l'Europa avrebbe bisogno di 42 milioni di nuovi cittadini entro il 2020, per tenere in equilibrio ciò cui gli europei tengono in modo viscerale: proprio il loro generoso sistema pensionistico. Nel nostro Paese, la percentuale delle persone “tricolori doc” attive e produttrici di reddito è pari al 67% della popolazione. Fra chi è venuto qui dall'Asia o dall'Africa, la percentuale sale al 72. Già, mugugna più d'uno, lavora perché ha tolto il posto a un italiano. Le cose non stanno proprio così. Secondo l'Ocse negli impieghi in cui la concorrenza è forte, ovvero nei settori ad alto sviluppo, la percentuale dei posti occupati da immigrati sfiora il 15%: uno straniero ogni 6-7 lavoratori. In quelli in declino quali agricoltura, zootecnia, servizi non specialistici, incontrare un immigrato è quasi due volte più facile: oltre un addetto su quattro non è nato in Italia. Insomma, l'equazione è che gli immigrati tendono ad occupare i posti di lavoro che agli occidentali non interessano più. E su quei mestieri, oh bella, pagano le tasse. Il gettito Irpef 2014 dovuto ai loro contributi è stato pari a 6,8 miliardi di euro: hanno dunque tappato loro, se vogliamo, il buco da 7 miliardi generato dalla legge di Stabilità. Il rapporto costi-benefici dell'immigrazione è quindi, per il nostro Paese, largamente in attivo: tra fisco e contributi le rimesse degli stranieri superano le sovvenzioni ricevute dal welfare nazionale per circa 4 miliardi di euro.

 


 

Modello green card

Ma come favorire un ingresso ragionato di migranti che non somigli ad una scomposta invasione o che vada a ingrassare le mafie dei paesi di provenienza e di quelli frontalieri alle nostra coste, correlata dai drammi cui assistiamo quotidianamente ai Tg nazionali? Ecco la domanda. L'esempio, dicono gli analisti, potrebbero essere gli Stati Uniti. Negli Usa, ricorda sempre la banca svizzera, circa un milione di persone ogni anno riceve lo status di residente permanente. È la cosiddetta green card, rilasciata anche a richiedenti asilo, che permette di muoversi liberamente nel Paese, di lavorare per una società come dipendente o di iniziare un'attività in proprio. La soluzione non è indolore, in quanto ovviamente richiede inizialmente un aumento della spesa pubblica, visto che l'accoglienza ai migranti costa. Ma è un investimento che si ripaga ampiamente nel tempo, affermano gli esperti.  Citando i dati della Commissione europea, un rifugiato costa allo Stato tedesco circa 12mila euro il primo anno, cifra che si azzera nel giro di 5-10 anni, quando la persona entra nel mercato del lavoro ed esce dai programmi di assistenza.

 


 

In Piemonte il 10% delle aziende sono ‘straniere’

In Piemonte un’azienda su dieci è gestita da stranieri ed è più dinamica della media. Sono i dati del Registro imprese delle Camere di commercio piemontesi a rivelare che delle circa 443mila imprese con sede in Piemonte a fine 2015, quelle guidate da stranieri sono 40.716.
Il primo comparto per presenza, anche nel 2015, è quello edile con 13.319 imprese straniere. Positivo l’andamento del commercio (+4,1%), del turismo, cresciuto dell’8,5%. Spicca anche il manifatturiero, con oltre 2.300 imprese registrate e una performance in crescita dell’8,1%.
Si tratta perlopiù di aziende individuali nell’84%, mentre poco meno di 1 su 10 è una società di persone e soltanto il 6% si costituisce come società di capitale.

 


 

Quale invasione? 

L’impressione poi di un'Europa sommersa da urlanti orde migratorie è frutto di un'allucinazione. Gli immigrati complessivamente oggi presenti nel nostro continente sono pari al 7% della popolazione. E anche le spese, nonostante le polemiche, sono contenute. In media, nei paesi ricchi dell'Ocse, gli immigrati assorbono il 2% dei fondi per l'assistenza sociale, l'1,3% dei sussidi di disoccupazione, lo 0,8% delle pensioni. L'Italia è in linea. Anzi sulle pensioni (sono pochi gli immigrati che, nel nostro paese, ci sono arrivati) la spesa per gli stranieri è dello 0,2%. Politici e cittadini qualunque, al bar o in tram possono dire quello che vogliono, ma gli economisti non hanno dubbi: le dimensioni del fenomeno sono troppo grandi per liquidarle con gli aneddoti sui due ragazzi di colore fermi a non far niente sul marciapiede o sulle famiglia araba nell'alloggio di edilizia popolare. Sulla base dei grandi numeri, gli immigrati che si rovesciano a ondate sulle frontiere europee non sono il problema. Sono la soluzione del problema. Bisogna trovare il modo di sistemarli e di integrarli: un compito inedito, immane, difficilissimo, per il quale nessuno ha la soluzione in tasca. Ma le centinaia di migliaia di uomini e donne, giovani, fra i 20 e i 40 anni, spesso con figli al seguito che si affollano sulle barche, sui treni, sui camion dei disperati sono quello di cui l'Europa ha bisogno. Per sopravvivere.

 


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