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Arrivano i robot

Impiegati in casa, in ospedale, nelle case di cura e anche nei condomini migliorano la qualità della vita e favoriscono i rapporti umani

Gio 25 Feb 2016 | di Angela Iantosca | Attualità
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“Ha dentro anche un computer e quante cose sa, un terminale video che t'informerà, lui lavora duro, tu libera sarai, di plastica e di acciaio che non si ferma mai”. Quante volte abbiamo cantato “Rock'n'roll robot” e quante volte abbiamo visto in tv i nostri amici robot capaci di trasformarsi e salvare il mondo. Li abbiamo amati e sognati da bambini, mai pensando che quella un giorno potesse diventare la realtà. Ed ora non solo i robot appartengono al nostro quotidiano, ma il 2016 sarà l’anno della svolta. Lo dice l’azienda Tractica e il sito Robohub.org, che riuniscono i maggiori esperti del settore: il 2016 sarà l'anno che registrerà un mercato in rapidissima crescita. Secondo le previsioni, le vendite dei robot per la casa sono destinate ad aumentare dai 6,6 milioni di unità del 2015 a 31,2 milioni entro il 2020. Ma cosa fanno questi robot? Ci affiancano, ci aiutano a fare le pulizie, a supportare i figli nei compiti e, più semplicemente, ci fanno compagnia! Perché nell’era di internet e delle multi connessioni e dei 3 gradi di separazione tra noi e il resto del mondo, a volte abbiamo bisogno di un robot per non sentirci soli. Per questo, per renderli più familiari, gli scienziati, o i geni del marketing, hanno pensato bene di attribuire loro dei nomi: Buddy, Pepper, Sota.


ROBOT DA COMPAGNIA
Secondo gli analisti di Tractica, dal prossimo anno, case, ospedali, musei e negozi ospiteranno un numero sempre crescente di robot da compagnia. Ma cosa sono i compagni robot? Sono delle macchine che mirano ad aiutare i cittadini di tutte le età, dai neonati agli anziani in diversi ambiti. Tra i nuovi robot abbiamo Pepper, il robot sentimentale. Jibo è invece un assistente medico che sa eseguire analisi ai pazienti, mentre Buddy gioca e aiuta i bambini nello studio. Costo? Poche centinaia di euro.

IL MERCATO ITALIANO
E il mercato italiano come si inserisce in questa crescita? Per saperne di più abbiamo intervistato il project manager e ricercatore dell’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa Filippo Cavallo.
«L’Italia per ora non risponde! Ma quello che vedo io è che comincia ad esserci un fermento intorno alle aziende che forniscono servizi al cittadino. Mi riferisco ad aziende private che forniscono servizi agli anziani o case di cura che stanno cominciando a pensare di usare queste tecnologie nelle proprie strutture. Noi, di fatto, con il progetto europeo “Robot-Era” abbiamo lavorato molto in sinergia con gruppi che forniscono servizi e siamo sicuri che il messaggio sia passato. Se penso allo scetticismo che c’era cinque anni fa sull’utilizzo di tecnologie assistive, noto un profondo cambiamento: oggi si è molto più propensi ad individuare soluzioni tecnologiche per migliorare i servizi e abbattere costi».

Quali sono le tipologie di robot che a breve termine vivranno con noi?
«Abbiamo tre situazioni: un robot domestico usato in casa in un ambiente domotico o in una situazione di post degenza. A cosa serve? Aiuta nel monitoraggio e nell’assistenza: è un facilitatore, come fosse un infermiere, aiuta a trasportare oggetti di piccole dimensioni e viene usato per facilitare la deambulazione. Un altro caso è quello condominiale: un robot in un condominio può fornire servizi vari, come la sorveglianza, il trasporto di oggetti di varia natura (posta, spesa), oppure servizi particolari di lavanderia, distribuzione di cibo in caso di cohousing. Terza ipotesi: l’utilizzo del robot in una casa di cura. Ci sono operatori che assistono circa 30 anziani per corsia: il robot assume il ruolo di assistente».

Sicuramente con un robot si riducono i costi per le aziende che li “assumono”, ma questo non danneggia la relazione?
«Questa è una cosa molto importante da evidenziare. I robot fanno sicuramente diminuire i costi del personale ed aumentano la qualità del servizio, ma il robot non viene considerato come un replicante di una persona che fa assistenza. Assolutamente no: un robot ha il compito di assumersi la responsabilità degli aspetti pratici, solleverebbe l’infermiere dalle incombenze quotidiane che spesso affaticano a discapito della qualità del lavoro. In sostanza: sollevando l’infermiere da questi aspetti, si permette all’operatore di trascorrere più tempo con il malato, favorendo uno scambio umano che troppo spesso manca». 

In Italia ancora c’è una percezione del robot come un giocattolo?
«Assolutamente no! L’Italia è forse uno dei Paesi più avanzati in Europa e nel mondo per la produzione di robot industriali. Per esempio, esiste una azienda, la Comau, che è una delle prime al mondo nella produzione di robot».

 


 

ROBOT GIORNALISTA 

Grazie al software Wordsmith (che in inglese significa “paroliere”), un robot può generare anche contenuti, scritti in un buon inglese, partendo dall’inserimento di dati. Esiste già una versione demo gratis, che dovrebbe essere disponibile in tempi brevi.
Chiunque, insomma, può scaricare da internet il suo robot giornalista e farlo lavorare: siti di e-commerce, agenzie immobiliari, ma anche Yahoo! o agenzie di stampa internazionali, come la Associated Press, che da metà 2014 ha iniziato a farne un utilizzo massiccio (tremila articoli sulle trimestrali delle aziende Usa o sugli eventi sportivi minori). Fino ad oggi Wordsmith ha scritto qualcosa come un miliardo di articoli per centinaia di clienti piccoli e grandi, tra cui anche Samsung, il colosso delle assicurazione Allstate e la media company Comcast.

 



ROBOT CAUSA DI DISOCCUPAZIONE?

Fra 30 anni la disoccupazione salirà al 50% a causa dei robot, perché entro il 2045 essi potranno sostituire l'uomo nella maggior parte delle attività lavorative. è quanto emerso durante il World Economic Forum di Davos, che nel suo ultimo rapporto ha affrontato il tema della cosiddetta 'Quarta rivoluzione industriale', prevedendo la perdita di 5 milioni di posti di lavoro nei prossimi 4 anni per colpa dell'automazione. Di diverso avviso è Filippo Cavallo, che vede nei robot un'opportunità di cooperazione e non una minaccia per l'occupazione. 


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