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La Democrazia tradita

La maggioranza assoluta degli italiani ha scelto l’acqua pubblica. La casta dei furbetti del rubinetto fa l’esatto contrario

Gio 24 Mar 2016 | di Francesco Buda | Acqua
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Imbrogliati e offesi nelle loro scelte sul principale bene comune, i cittadini italiani è come se non avessero mai votato in massa per l'acqua pubblica. A giugno 2011 il popolo ha stabilito che l'acqua non è una merce su cui fare profitti, ma una risorsa pubblica da garantire a tutti e che non può essere gestita da aziende private. 

Questo perché gli italiani vogliono evitare che i servizi idrici e il principale elemento indispensabile alla vita siano controllati a piacimento da pochi soggetti privati. Non è una ideologica ostilità all'imprenditoria. Alla base di quelle scelte referendarie c'è il fatto che le imprese private hanno come scopo prioritario affari e profitti e devono rispondere non ai cittadini, ma ai loro privati proprietari. E il livello di guardia sale se pensiamo che le grandi manovre sull'acqua italiana puntano a concentrare in una manciata di società quotate in borsa il potere sui servizi idrici. La borsa non sarà l'inferno, ma certo non è il luogo dove si contratta nel nome e in funzione del supremo interesse pubblico. Basti pensare alla crisi economica ancora in corso, causata dagli speculatori finanziari ingordi, prepotenti e bari. Senza tralasciare il fatto che finora in Italia, come accaduto generalmente nel mondo, i grossi gruppi attivi nel settore idrico hanno più che altro munto le mammelle pubbliche secondo un copione ben collaudato: arrivano nel Paese che gli interessa, abbordano politici e funzionari, si presentano come i risolutori dei problemi, promettono che loro siccome sono privati sono più efficienti, efficaci ed economici dei soggetti pubblici e che faranno investimenti. Collaudato anche l'epilogo: un flop. Ma a farne le spese non sono i cosiddetti colossi del settore, ma i contribuenti. 

La volontà espressa nei due referendum del giugno 2011 è stata manifestata con un enorme movimento popolare, che ha coinvolto tanti settori della società, della politica, dell'associazionismo e del volontariato. Una rete civica vivacissima che raccolto 1 milione e 400mila firme - un record storico - per far indire i referendum ai quali hanno poi partecipato oltre 27 milioni e 600mila italiani sui 50 milioni e 400mila aventi diritto al voto. 
Altro dato impressionante: anche se tutti i circa 23 milioni che non sono andati alle urne in quell'occasione avessero votato contro l'acqua pubblica, comunque avrebbe vinto la scelta per l'acqua pubblica. A dire "Sì" a questa scelta sono stati infatti circa 26 milioni di cittadini, vale a dire ben oltre la metà più uno degli aventi diritto, ossia la maggioranza assoluta non solo dei votanti - come richiede la Costituzione -, ma la maggioranza assoluta dell'intero popolo italiano che ha diritto di voto. Consensi che la casta neanche si sogna. Tutto ciò non solo è stato ed è scientificamente ignorato e scavalcato, ma si sta facendo l'esatto contrario. 
Questa non è democrazia e chi governa e legifera in tal modo non è democratico. È una specie di dittatura obliqua: violentano lo spirito e la volontà del popolo sovrano e le norme fondamentali della nostra casa comune, la Costituzione, usando il parlamento come un taxi per arrivare al solito posto, la meta indicata da lobbisti e gruppi di potere dietro le quinte. 

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Le assurdità dell’acqua ai privati 

Acqua trasformata in merce
Finta concorrenza, tutto in mano a pochi
Italiani espropriati dell'acqua controllata da stranieri
Staccano l'acqua a mano armata, contro leggi, sentenze e persone
42,4% dei reflui non depurati con impianti secondari o avanzati
Rischiamo multe europee (depurazione)
Soldi degli utenti italiani finiscono all'estero
Oltre il 37% dell'acqua continua ad essere dispersa in rete
Le bollette aumentano, l'efficienza diminuisce
Controlli “addomesticati”
Banche e speculatori finanziari comandano sulle bollette
I Tg non parlano di queste assurdità 

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Privatizzazioni, un flop mondiale

“L’esperimento con la privatizzazione dell’acqua è fallito”. Lo certifica il Rapporto elaborato dal PSIRU (Public Services International Research Unit – Unità di Ricerca Internazionale sui Servizi Pubblici) dell’Università inglese di Greenwich. Una “Business School” che studia l’andamento delle privatizzazioni dei servizi pubblici nel mondo, la cosiddetta “liberalizzazione”. Proprio nella patria del dogma “meno Stato, più mercato” hanno chiarito con estrema chiarezza che si è trattato di un “esperimento”, anche se ci viene ancora presentato come il necessario e scontato passaggio verso un futuro migliore. I ricercatori internazionali dell'Università inglese nel Rapporto rilevano la grave piaga della corruzione nel settore idrico. Il fiasco è stato ammesso dalla stessa Banca Mondiale, che per anni ha spinto l’aggressiva politica economica tesa a far accettare ai Governi di tutto il mondo la privatizzazione dei loro servizi idrici, costringendo diversi Paesi poveri a privatizzare in cambio di prestiti. 

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Roma, capitale delle bollette gonfiate

Bollette con importi più alti, anche di molto, rispetto ai reali consumi con la minaccia di staccare l'acqua senza nemmeno un adeguato preavviso. E, per di più, costo delle perdite idriche accollato agli ignari utenti senza segnalare tale criticità e non attivandosi dopo i reclami dell'utenza. Perciò l'Autorità garante della concorrenza e del mercato ha multato Acea Ato 2 Spa, il gestore idrico di Roma e provincia controllato dalla multinazionale Acea. Il provvedimento, emesso a dicembre scorso, condanna la società a pagare 1,5 milioni di euro. L'indagine e la sanzione costituiscono un importante punto a favore della trasparenza e del rispetto dei cittadini, stabilendo che a dover fornire spiegazioni non debbano più essere sempre e solo gli utenti, sotto la minaccia dei rubinetti a secco, ma anche il gestore per il quale sarà meno scontato fare il proprio comodo con le bollette. A far scattare l'inchiesta dell'Antitrust sono state le associazioni dei consumatori. Solo un ente pubblico si è costituito in giudizio a difesa dei cittadini: il Comune di Fara Sabina (RI). Gli altri, compresa la Regione Lazio, sono stati assenti anche in questa vicenda. 
 
 

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