acquaesapone Ambiente
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri

Rifiuti, lo Stato ti dà una mano

Diventano obbligatorie le compostiere per trattare l’organico. Un nuova legge invita i Sindaci a svegliarsi e mettersi dalla parte dei cittadini

Gio 24 Mar 2016 | di Daniele Castri | Ambiente
Foto di 4

Un affare di Stato: in questo si stanno trasformando, ogni giorno di più, i rifiuti urbani. Non sono più “solo” i cittadini, le associazioni ambientaliste e i comitati territoriali ad invocare la diffusione ed il radicamento di sistemi di raccolta e trattamento della spazzatura meno pericolosi per la salute umana e per l’ambiente, ma ora anche il Parlamento italiano. 
Anziché continuare a interrare nelle nocive discariche i nostri scarti di cucina e molti altri rifiuti organici, lo Stato finalmente punta sul compostaggio, cioè la trasformazione in terriccio (compost) dell’organico (o umido) fatta da parte degli stessi soggetti che producono questi scarti. Il tutto con prevedibili vantaggi per i cittadini e la collettività, al contrario di quanto avviene con inceneritori, discariche o i cosiddetti ‘bio’gas a rifiuti tutti accomunati non solo dal fatto che inquinano, ma anche dal fatto che assorbono grossi sussidi pubblici pagati dai cittadini. Una vera svolta nel travagliato settore dei rifiuti. Spiegano i ricercatori dell’ENEA, l’agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile. «La frazione organica nella gestione del rifiuto urbano rappresenta il principale problema da trattare in quanto rappresenta il 70% dell’immondizia prodotta in Italia, se consideriamo la produzione delle singole utenze familiari; è  la prima voce di costo dopo la frazione residua, mediamente 220 euro a tonnellata» e pesa molto sul’ambiente, visto che «in termini di impatto, per la sua putrescibilità, è il primo responsabile dei percolati, delle emissioni di gas serra e dei cattivi odori nelle discariche».

COMPOSTIERE OBBLIGATORIE  
Dal 3 febbraio, grazie alla legge n. 221 del 28 dicembre, l’uso delle compostiere è divenuto obbligatorio. Si tratta delle nuove “disposizioni atte a  favorire la diffusione del compostaggio domestico e di comunità dei rifiuti organici”. Parliamo dei contenitori, più o meno grandi, dentro cui avviene il processo naturale di decomposizione organica dell’umido, ovvero avanzi alimentari e sfalci erbacei, anche detto compostaggio. 
“Al fine di ridurre la produzione di rifiuti organici  e gli impatti sull'ambiente derivanti dalla gestione degli  stessi – stabilisce il nuovo provvedimento normativo - il Ministero dell'Ambiente, le Regioni  ed  i  Comuni,  nell'ambito  delle  rispettive   competenze, incentivano  le  pratiche  naturali di  compostaggio   di  rifiuti organici effettuate sul luogo stesso di produzione, come l'auto-compostaggio (compostaggio domestico, ndr) e il compostaggio di  comunità”. 
 
UNA PRATICA CIVILE
Un sistema di trattamento dell’umido considerato dal mondo scientifico l’unica vera alternativa al business nocivo delle discariche, ma anche degli impianti a cosiddetto “bio” gas e “bio” metano (leggi box di approfondimento) che si stanno diffondendo a macchia d’olio in ogni dove, soppiantando i vecchi inceneritori, sostenuti da una vera e propria pioggia di fondi pubblici. Una pratica civile, particolarmente diffusa nel mondo agricolo, che costituisce una realtà concreta in tanti Paesi d’Italia e d’Europa. In alcune regione italiane da qualche tempo ha iniziato a prendere piede, in Piemonte e Liguria, ad esempio. 

MENO BUROCRAZIA, FINALMENTE
La nuova legge prevede una procedura semplificata per l’installazione in luoghi privati di tutte le compostiere che possono trattare fino a 80 tonnellate l’anno di umido: è il caso ad esempio dei condomìni, delle scuole o altre realtà collettive. Basterà inviare una semplice raccomandata a/r al Comune informandolo dell’iniziativa. Tutte le compostiere destinate ai luoghi pubblici, invece, potranno essere avviate in un battibaleno e in ogni dove dagli stessi amministratori comunali. 
Secondo la nuova disposizione normativa, poco importa quindi che si diffondano le compostiere piccole o piccolissime, per usi strettamente domestici, o quelle via via più grandi anche dette di comunità, tipo condominiali, di quartiere o aziendali, per gruppi di persone, ma l’importante è compostare: sempre e comunque. Questo perché così facendo si evita la produzione di una buona fetta di rifiuti da smaltire, con i relativi costi finanziari ed ambientali. 
E ci si può magari affrancare anche dai soliti capibastone e dalle lobby che finora hanno dettato legge nel settore dell’immondizia, tanto potenti da condizionare non solo i Comuni, le Province e le Regioni, ma anche i governi. Insomma, le scuse ora sono davvero finite. Sindaci, assessori: sveglia!                      

___________________________

Roma può sperare

100 compostiere di comunità per trattare 8mila tonnellate all’anno di umido di Roma. È il frutto di un accordo tra l’Ama, la municipalizzata dei rifiuti della città eterna, e l’Enea, l’agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile. L’accordo è stato sottoscritto a settembre scorso e già da alcuni mesi le nuove compostiere sono in funzione dentro mense scolastiche e uffici pubblici e privati, hotel e municipi capitolini. Una buona notizia per la Capitale, da sempre sotto scacco delle lobby anche nella gestione dei rifiuti. Nel frattempo sta per partire il secondo processo a Manlio Cerroni, storico imprenditore re di Malagrotta. Il Pm ha chiesto di processare anche l’ex presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, l’ex prefetto di Roma Goffredo Sottile, e lo stesso ex presidente dell’Ama Giovanni Hermanin, già assessore all’ambiente di Roma e del Lazio. 

__________________________

IN ARRIVO ALTRE SEMPLIFICAZIONI

La nuova legge sul compostaggio dice che entro 90 giorni dalla  sua  entrata  in vigore (entro il prossimo 2 maggio, ndr), con decreto del Ministro dell'ambiente, di concerto con il Ministro della salute, “sono stabiliti  i  criteri  operativi  e  le  altre procedure autorizzative  semplificate  per  favorire la diffusione del  compostaggio  di  comunità di rifiuti organici”. 

__________________________

BOLLETTE PIÙ LEGGERE: SI PUÒ
La nuova normativa prevede Sconti per chi fa il compostaggio

La diffusione del compostaggio domestico e di comunità non porterà benefici solo alla salute umana e all’ambiente. Grazie alla nuova legge 221/2015, i Sindaci potranno decidere se abbassare o meno in modo consistente anche il conto della salatissima bolletta della spazzatura per tutti i cittadini che fanno il compostaggio.

SCONTI DOMESTICI E ALLE IMPRESE
“I Comuni – stabilisce la nuova normativa - possono applicare una riduzione sulla tassa sui rifiuti alle  utenze  che si avvalgono del compostaggio domestico”. Ma, se gli amministratori pubblici lo vorranno, sconti extra potrebbero presto arrivare anche per tutti coloro che praticano il compostaggio “non domestico”: singoli coltivatori, aziende agricole o del settore alimentare, operatori vivaisti, condomìni, giardinieri più o meno professionisti, ristoranti e pizzerie. “Alle utenze non domestiche – recita l’articolo n. 37 del nuovo dispositivo - che effettuano il compostaggio per residui costituiti da sostanze naturali  prodotte   nell'ambito   delle   attività agricole e vivaistiche e alle  utenze  non domestiche  che  effettuano comunque  compostaggio per i propri rifiuti organici da cucina, o  sfalci o potature da giardino, è  applicata  una  riduzione  della  tariffa dovuta per la gestione dei rifiuti urbani”.
 
LA RIDUZIONE DEI RIFIUTI, QUESTA SCONOSCIUTA!
Inoltre, questa nuova legge ha recepito  anche il principio secondo cui “il miglior rifiuto è quello non prodotto”. L’articolo 38 prevede espressamente che “il Comune, con apposito regolamento, può prevedere riduzioni tariffarie ed esenzioni anche commisurando le riduzioni tariffarie alla quantità di rifiuti non prodotti». In sostanza, se i cittadini producono meno rifiuti hanno diritto ad uno sconto ulteriore. Ora, speriamo solo che dalla teoria si passi presto… alla buona pratica!            
_______________________________

La scienza approva: scelta sostenibile

Affermano i ricercatori dell’Enea, l’agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile: “Il potenziale contributo del compostaggio domestico è fondamentale nell’ambito del sistema integrato di gestione dei rifiuti urbani. Attualmente, i più moderni approcci alla tematica stanno aprendo nuovi spazi che suggeriscono azioni volte al trattamento e al recupero della frazione organica, da effettuarsi il più vicino possibile ai luoghi di produzione attraverso piccoli impianti di trascurabile impatto”. E ancora: “Tra il compostaggio industriale e quello domestico (compostiera) si è aperto un settore molto promettente con l’introduzione di una tecnica che utilizza una taglia impiantistica intermedia: il compostaggio di comunità o di prossimità. Questo passaggio, nella gestione del rifiuto organico, permette di introdurre un percorso “eco-innovativo” aggiuntivo nel sistema in quanto, attraverso questa tecnica, si risponde alle esigenze mirate di molte realtà locali contribuendo, oltre alla riduzione della produzione dei rifiuti e degli impatti ambientali, a valorizzare il riutilizzo in loco del compost e ad aumentare le possibilità di un cambio comportamentale dei cittadini, in quanto può stimolare ulteriormente stili di vita più consapevoli”.

________________________________

L’ALTERNATIVA AI “BIO” GAS E “BIO” METANO? 

Altro modo di trattare i rifiuti organici è la digestione anaerobica, sistema utilizzato dai cosiddetti “bio”gas e “bio”metano che stanno esplodendo in Italia, in una sorta di far west. Un boom provocato e favorito dai grossi sussidi pubblici dati a questi impianti e dall’assenza di una seria pianificazione e regolamentazione. Si tratta di impianti industriali che utilizzano la frazione umida dei rifiuti a cui, molto spesso, si aggiungono fanghi di depurazione delle fogne, scorie d’inceneritori, altri scarti di aziende chimiche, farmaceutiche, siderurgiche, eccetera. Si stanno diffondendo in ogni dove. L’elettricità e il gas che producono viene super-incentivato dallo Stato che concede ai produttori privati rimborsi extra come se si trattasse di energie rinnovabili, cioè prodotte col sole, acqua o vento. All’interno di queste fabbriche o fonti pseudo-rinnovabili, la poltiglia di rifiuto viene lasciata dentro i digestori, grosse camere di cemento armato, in assenza d’aria, per 21 giorni, alla temperatura di circa 70 gradi centigradi. Il “poltiglione” comincia a produrre un gas molto sporco da trattare in apposita raffineria, che lascia poi dei filtri industriali a loro da smaltire come rifiuti speciali. Dai digestori, inoltre, escono molti percolati, liquidi tossici prodotti dallo scolo dei rifiuti. 
 
 

 


Condividi su:
Galleria Immagini