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Mark Ruffalo: così ho trovato la forza di reagire

Il suo ultimo film ha vinto due Oscar, fa parte della squadra di supereroi più amati (e pagati) al cinema ed ha una famiglia adorabile: Mark Ruffalo è al settimo cielo, ma ha passato momenti bui di cui non fa segreto…

Gio 24 Mar 2016 | di Alessandra De Tommasi | Interviste Esclusive
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”Perché a me?”: Mark Ruffalo si è fatto spesso quella domanda. Nei momenti più esaltanti della carriera, quando – pur non essendo un gigante –, è stato scelto per interpretare Hulk e in quelli più bui del privato, quando un tumore gli ha spezzato ogni speranza. Oggi non si lascia più piegare da nulla (o quasi), ha capito come funziona la vita e ha ben chiare le priorità, anche se continua a farsi stupire da storie profonde, umane, e spiazzanti, come quelle dello scandalo degli abusi nell’arcidiocesi di Boston, messo in scena nel film “ll caso Spotlight”, vincitore di due Premi Oscar. Il merito è anche delle origini italiane, delle ricette della nonna, dell’insegnamento dei genitori e di una moglie capace di restargli accanto non solo sotto i riflettori, ma soprattutto nei momenti più duri.

Ai ragazzi del Giffoni Film Festival, festival del cinema pensato per i giovani e organizzato da anni in provincia di Salerno, lo scorso anno ha regalato una testimonianza di vita toccante. Cos’è, per lei, il Carpe Diem?
«Vuol dire un salto nel vuoto senza rete di sicurezza. Bisogna crede che il duro lavoro prima o poi ripaghi: ho ricevuto tanti no nella mia carriera, mi dicevano che avevo l’aspetto troppo italiano, eppure non conoscevo la lingua, o che per mille altri motivi non andavo bene per un ruolo, ma non mi sono mai arreso».

Ha mai pensato di mollare tutto?
«All’inizio della carriera, ai tempi dell’università, mi esibivo a teatro davanti a 20-30 persone, ero timido e insicuro, ma il dolore di rinunciare alla gioia del palco era maggiore della fatica. Ho capito che non c’è ego nell’essere artista e ho accettato particine e pubblicità, pur di andare avanti».

Come ha trovato la forza di reagire alla paralisi facciale che l’ha bloccata qualche anno fa?
«Ho avuto un tumore al cervello e mi sono trovato il lato sinistro della faccia paralizzato dopo l’operazione. Non sapevo se avrei mai più recitato e mi sono buttato giù. Mio figlio maggiore aveva due settimane di vita e non avevo la più pallida idea di come sarebbe andata la mia vita…».

Cos’è successo dopo?
«Mi sembrava tutto buio, ma anche quando non sapevo più a cosa credere ho continuato a pregare e pregare e ho trovato la forza di reagire, ho capito che la mia vita sarebbe andata avanti anche senza la recitazione. Ho imparato una lezione indelebile: la nostra esistenza è breve, può succedere di tutto e dobbiamo apprezzare quello che abbiamo».

Ha scoperto il senso della vita?
«Ho messo a posto le priorità: ho una moglie bellissima che mi ha aiutato e un giorno, mentre mi accompagnava in auto ad una seduta di agopuntura, è successo l’inaspettato. Un muscolo dell’occhio ha fatto un piccolo guizzo e ho urlato come un pazzo: “La mia faccia si muove!”. Mi son sentito rinato… Ho capito che l’amore ti permette di superare tutto, è la forza più grande…».

Cos’ha capito di se stesso?
«Mi consideravo un coraggioso, un audace, ma è facile pensarlo quando tutto va bene. Lanciare il cuore oltre l’ostacolo quando costa fatica è tutt’altra cosa. Quando ho rischiato di perdere tutto, ho capito cosa conta davvero e ora non voglio lasciarmelo scappare mai più».   

Cosa porta con sé del bagaglio italiano?
«Sono cresciuto con la cultura del Belpaese, ho imparato a cucinare da mia nonna e infatti sono specializzato in parmigiana, polpette, spaghetti, pollo arrosto e persino nel classico ragù che si prepara in tre giorni. Solo visitando la Penisola ho capito quanto di italiano ci fosse in me, è tutto quello che sono».

Sta vivendo un periodo d’oro nella carriera, soprattutto grazie al ruolo di Hulk. Ci sono momenti nel quotidiano in cui si sente un supereroe?
«A dire il vero non mi sono mai sentito un supereroe in tutta la mia vita, anzi mi ha sorpreso che mi abbiano proposto questo ruolo…».

Ai blockbuster alterna film intimisti, come ‘The Normal Heart’ con Julia Roberts, cosa le ha lasciato?
«Un grande orgoglio, soprattutto dopo aver visto i grandi passi fatti in America sul fronte delle unioni civili, ma c’è ancora altro da fare, anche nella lotta all’AIDS. Dare il mio contributo mi rende davvero felice… Non sono gay, ma interpretarne uno mi ha fatto capire che al mondo ci sono persone che devono faticare per innamorarsi e combattere per quel sentimento. “The Normal Heart” mi ha insegnato molto sull’amore e mi ha fatto prendere coscienza di quello che succede nel mondo».

Chi sono i modelli a cui si ispira, artisticamente parlando?
«Per la mia cifra poetica guardo al passato, ai grandi maestri come Marcello Mastroianni, che più di tutti ha avuto il tipo di carriera a cui aspiro. È entrato nella pelle dell’uomo comune e ne ha messo in scena tutte le sfumature, dal dramma alla commedia. Per non parlare di Federico Fellini e Lina Wertmuller, che con i loro film hanno creato meraviglie…».

 



ITALOAMERICANO

Mark Alan Ruffalo, classe ’67, è un attore italoamericano, figlio di una parrucchiera e di un pittore. Sta vivendo un momento d’oro: il suo ultimo film, “Il caso Spotlight” (presentato alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia e anticipato al Giffoni Film Festival), ha appena vinto due Premi Oscar ed è in cima alla lista degli interpreti hollywoodiani più amati al box office, grazie al ruolo di Hulk nella saga fumettistica dei supereroi Marvel, gli “Avengers”. In attesa di rivederlo al cinema con le magie un po’ criminali di “Now you see me 2”, in sala dal 9 giugno, tornerà ad interpretare il gigante verde in “Thor: Ragnarok”. Si cimenta anche come regista, sceneggiatore e produttore, dopo ruoli indimenticabili, da “Zodiac” a “Collateral” a “Tutti gli uomini del re”. È sposato con la collega Sunrise Coigney e sono inseparabili, hanno tre figli: Keen, Bella e Odette. Nel 2002 ha sofferto per un tumore al cervello e nel 2008 per la tragica scomparsa di suo fratello.


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