acquaesapone Interviste Esclusive
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri

Simona Molinari: una star internazionale

“Sola me ne vò per la città” è la hit che l’ha resa nota al grande pubblico italiano, ma all’estero da anni riempie i templi della musica. Puntando tutto sulla qualità

Gio 24 Mar 2016 | di Angela Iantosca | Interviste Esclusive
Foto di 8

Napoletana, cresciuta a L’Aquila ed ora adottata da Milano, Simona Molinari è una delle cantanti italiane più raffinate, capace di coniugare allo swing l’elettronica. Da marzo è in tour per presentare il suo ultimo album, “Casa mia”, un viaggio nel jazz americano, interpretato con il suo stile inconfondibile.

Cominciamo dal tour: quale è il repertorio?

«Il repertorio è quello del disco e poi ho ripreso due canzoni per ogni mio cd uscito dal 2009 ad oggi e le ho fatte riarrangiare».

Chi ti accompagna sul palco?
«Un quartetto d’archi. È la prima volta dal vivo, ma questo aspetto più sinfonico mi appartiene, visto che una parte del mio retaggio musicale è classico e mi piaceva l’idea di unirla alla parte elettronica. Quando ero a L’Aquila ho frequentato il Conservatorio e ho fatto anche canto lirico».

Hai studiato canto lirico, ma non ti sei diplomata.
«Ho interrotto al quarto anno, perché ho cominciato a viaggiare con un musical sulla storia di Dottor Jackel e Mr Hyde. In realtà io uso tre registri vocali diversi, perché ho studiato musica leggera, canto lirico e poi mi sono dedicata al jazz. Il punto è che pop, lirica e jazz sono concetti completamente diversi, per questo ho dovuto lasciare il canto lirico, perché l’impostazione della voce è molto diversa. Ma a me piace usare la voce con tutti i suoi colori e, a dire il vero, aver studiato canto lirico mi ha dato gli strumenti per superare delle difficoltà che a volte si possono avere quando la voce è giù».

Quando hai iniziato a studiare?
«Ad 8 anni. Ricordo che cantavo in un coro, insieme a tanti altri bambini e fui selezionata. È tutto merito del maestro Sciutto: arrivò con il suo staff nella mia classe per fare un corso di canto. Quando mi presero in questa scuola cominciai a sentirmi responsabilizzata: non era più un gioco…».

Come nasce la passione per il jazz?
«Nasce dal divertimento che provavo nel riuscire a cantare e giocare con la voce. Ascoltando alcuni cantanti jazz, ho iniziato a desiderare di cantare così…».

Cosa significa salire sul palco?
«Significa diventare un amplificatore di due mondi che si incontrano: il mio gruppo da una parte e il pubblico dall’altra. Ogni volta si crea una energia particolare che dipende da me e dal pubblico che ho di fronte».

Ci sono stati dei momenti in cui hai pensato di non farcela?
«Io non posso farcela in questo mestiere nel momento in cui smetto…».

Sei famosa in tutto il mondo: qual è il limite dell’Italia?

«Penso che serva per ogni cosa il tempo necessario. Io non ho fretta. Questo è un cammino che per essere duraturo, ha bisogno di tempo. Non credo che gli italiani siano meno ricettivi degli altri. I media italiani sostengono un certo tipo di musica e, quindi, tutto ciò che esce da quello standard pop rock viene poco supportato e quindi la gente è poco abituata».

Hai mai pensato di andar via dall’Italia?
«Andrei in Giappone, se mai dovessi pensare di andar via dall’Italia, però sono molto legata alla nostra terra e quindi starei via solo per un periodo limitato».

Come sei nel tuo quotidiano?
«Sono molto semplice... abbastanza (ride - ndr) e molto accomodante. Nella testa, invece, sono molto più complessa, come tutte le donne. Ho le mie elucubrazioni mentali: se dai un pensiero in mano ad una donna diventa più complicato».

Sei un’artista che cambia molto?
«Se fosse per me farei sempre cose diverse! Una volta che ho aggiustato un ambito musicale, mi piace andare a sperimentare qualcos’altro. Di fondo come leitmotiv c’è sempre questo odore di jazz, con hip hop, elettronica. In “A casa mia” siamo tornati alla tradizione. Chissà, magari, il prossimo disco diventa pop!».

Sempre più cantanti escono dai talent: cosa ne pensi?
«Sicuramente ti danno tanta popolarità. Per come sono fatta io, la popolarità è un mezzo per fare questo mestiere tutta la vita, non un fine. Se uno rimane con questa idea e non si fa prendere dal successo mediatico, se si rimane fedeli a quello che si è, i talent sono un ottimo veicolo. Se quello che fa vedere la tv di te coincide con quello che sei, va bene; ma se ti snaturi non va bene, se diventa una dipendenza, diventi una vittima e sei pronto a tutto e questo ti fa male come persone e come musicista».

A chi senti di voler dire grazie?
«Al mio produttore, Carlo Avarello, se non ci fosse stato lui non sarei qui: ha creduto in me, nei momenti più difficili, quando io stavo giù, mi ha sempre dato entusiasmo! Fondamentale, poi, è il mio compagno che c’è sempre e la mia famiglia, mio padre soprattutto, che è una colonna portante».

Nell'ultimo anno la tua vita è cambiata completamente perché il 26 giugno hai messo al mondo una bambina, Anita. Come hai reagito quando hai saputo di essere incinta?
«Ho provato 30 secondi di panico puro, poi è stata la cosa più bella che mi potesse capitare! I primi tre mesi ho continuato il tour, poi mi sono fermata per 6 mesi. E questo è stato fondamentale, perché ho riscoperto il senso del tempo, dell'attesa, del desiderio. Ci sono cose per cui c'è un tempo che va rispettato e durante la gravidanza ho compreso il senso di ogni mese che passava: lei si formava sempre di più dentro di me e io giorno per giorno cambiavo e diventavo la persona che sono ora, una donna capace di accogliere un figlio. Ti servono 9 mesi per cambiar pelle, perché devi lasciare andar via una parte di te, devi rinunciare a qualcosa del tuo passato per qualcosa di molto più grande. È stato un viaggio fantastico, anche se doloroso: tutti i cambiamenti implicano un dolore».

Momenti di paura?
«Ho avuto paura di non farcela, mi è preso lo sconforto quando ho capito che, per esempio, non potevo più fare la zingara e vivere con la valigia in mano. Ma ho scoperto che l'amore tutto può. Anzi, ti stupisci di come hai una energia più grande e di come sei in grado di fare molte più cose di prima: fai cose impossibili! Certamente ho capito che avrei dovuto essere più stabile e così ho preso una casa e ora mi divido solo tra Roma e Milano».

Cosa cambia nel rapporto di coppia?
«Io sono una persona a cui piace lavorare in squadra. Ecco, quando si ha un figlio, ti rendi conto che questo è fondamentale: è importante che la coppia sia unita per far star bene la piccolina. All'inizio la coppia è tutta proiettata su quell'esserino che ha bisogno di voi due, poi è importante curare anche la coppia».

L'hai già portata ad un tuo concerto?
«L'ho portata ad un mio concerto dopo un mese dalla nascita!».

Siamo in un periodo in cui si mettono al mondo pochi figli anche per paura della società alla quale li “doniamo”: tu hai mai pensato a questo?
«Certo, ma io credo che la vita è più forte di qualsiasi paura e pericolo».

Sembri una persona molto centrata…
«Me lo dicono in tanti! Non so, forse i miei genitori, attraverso il loro esempio, mi hanno fatto vedere le cose importanti. Sono un punto di riferimento per me, loro e i miei tre fratelli. Sono persone semplici e questo mi hanno trasmesso: mamma era segretaria in una scuola media, ed ora è in pensione, mio papà era segretario in Regione».

A proposito di rapporti umani, come colmi la distanza?
«Gli amici e la famiglia sono ciò che mi rende felice, ma preferisco un abbraccio ad una telefonata. Le mie amiche più care e cari lo sanno, per questo, quando dicono che hanno bisogno di me, io prendo la macchina e vado da loro. Con la presenza io cerco di colmare la distanza, quando si può».
 



LA FELICITÀ...

Nata a Napoli, ma cresciuta a L'Aquila, Simona Molinari si avvicina al mondo della musica ad otto anni. Nel 2006 esordisce in campo teatrale, collaborando con artisti italiani quali Michele Placido ed Edoardo Siravo. Nel 2007 è interprete della versione italiana del musical “Jekyll & Hyde”, con Giò Di Tonno. Ha pubblicato 5 album: “Egocentrica” nel 2009, “Croce e delizia” nel 2010, “Tua” nel 2011, “Dr Jekyll Mr. Hyde” nel 2013, “Casa mia” nel 2015. Nel 2013 ha partecipato al Festival di Sanremo con “La felicità”, brano inserito anche nella colonna sonora del film di Fabio De Luigi “Tiramisù”, uscito a febbraio 2016. Il 26 giugno 2015 ha messo al mondo la sua bambina, Anita.


Condividi su:
Galleria Immagini