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IL PRIMO LAVORO DA FARE

Non conosciamo il potenziale di ciò che possiamo fare finché non lo facciamo

Gio 28 Apr 2016 | di Alberico Cecchini | Editoriale

Molte persone non hanno lavoro e questo è molto grave. Molti altri ce l'hanno, ma ne hanno troppo oppure non si sentono rispettati in quello che fanno e anche questi sono problemi seri. Insomma il lavoro è spesso un gran problema. 

Ma il primo lavoro da fare è quello su noi stessi. Se lavoriamo bene su noi stessi, avremo sempre sufficiente lavoro per non farci mancare nulla di indispensabile, ma non affogheremo di lavoro, perché lo sapremo gestire in modo sano. Riusciremo a migliorarlo o lo cambieremo per trovarne uno più adatto a noi. E se non c'è, lo creeremo adatto a noi. 

Lavorare su se stessi vuol dire uscire dalla passività, da ogni dipendenza psicologica, da ogni senso di inadeguatezza. I lavori, anche i più difficili, si imparano. 

Sono la passività e la dipendenza che ereditiamo e ci ritroviamo addosso senza averle cercate. Per uscirne ci vuole un grande lavoro. Anzi direi proprio un vero capolavoro: quello di ritrovare tutta la creatività e l'autostima che ci è stata tolta.

Un grande imprenditore, dopo avergli spiegato il mio progetto di fare un giornale, su cui lavoravo da tempo, mi disse: “Vai buttati, lavora sodo e non avere paura, se credi che l'idea sia buona, falla tu, altrimenti la farà qualcun altro, magari anche meno serio di te”. Oggi di giornali ne ho sette! Ci vogliono preparazione, indipendenza e coraggio. La vita non è un gratta e vinci...


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