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Pian piano verso la pensione

Il Governo apre uno spiraglio al part time: aiuterà i giovani?

Gio 28 Apr 2016 | di Armando Marino | Soldi
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Andare in pensione un po’ alla volta. Se ne parla da tempo come una soluzione molto ragionevole per permettere a chi è arrivato a fine carriera lavorativa di cambiare i ritmi dei propri impegni e nello stesso tempo cominciare ad aprire spazi ai giovani che quella stessa carriera vorrebbero avviarla. Paradossalmente la massima teorica di questa riforma in Italia è Elsa Fornero, da docente. Una volta diventata ministro però ha promosso una riforma in cui si allunga l’età pensionabile, senza introdurre davvero la scelta della flessibilità.
Ora il governo Renzi ha varato un decreto che apre uno spiraglio: arrivati a tre anni dalla pensione, si potrà scegliere di lavorare part time, riducendo l’orario di lavoro dal 40 al 60%. L’iniziativa teoricamente è lodevole, ma finora gli sforzi di promuovere il part time in Italia sono falliti miseramente: il nostro modello di lavoro è troppo rigido.
Con la nuova norma, chi deciderà per il part time riceverà in busta paga l’equivalente dei contributi non maturati per il mancato lavoro, esentasse, dunque lo stipendio si ridurrà un po’, ma meno del corrispettivo per le ore di lavoro perse.
E lo Stato riconoscerà ai pensionati part time i contributi non versati per le ore di lavoro in meno, così la pensione maturerà negli stessi tempi e modalità di chi lavora a tempo pieno. I dubbi non mancano: il governo ha stanziato 60 milioni di euro, quindi gli incentivi saranno concessi entro la cifra massima a disposizione dello Stato.
E poi il part time va concordato col datore di lavoro, che potrebbe non avere alcun vantaggio a concederlo. Per maturare i requisiti necessari bisogna aver versato il minimo dei contributi, cioè 20 anni, ed essere arrivati a tre anni dalla pensione a fine 2018.
Il che fa sorgere un’altra polemica: secondo la Uil il requisito dell’età è disegnato in modo da escludere le donne, che in passato andavano in pensione prima, quindi la generazione di donne che potrebbe essere interessata, in realtà a fine 2018 sarà già andata in pensione. Staremo a vedere se funzionerà.
Soprattutto è molto dubbio che possa aiutare i giovani che vogliono entrare nel mercato del lavoro. Cambiare le norme e i contratti può aiutare, ma il problema per chi cerca lavoro oggi è che l’Italia sta attraversando una crisi economica lunghissima, otto anni di crescita debole e in alcuni casi negativa.
Anche gli incentivi ad assumere con il “jobs act” si stanno rivelando illusori. Molte imprese ne hanno approfittato, poi, finiti gli incentivi, hanno smesso di assumere. Il problema è che se le imprese non marciano, è difficile creare il lavoro per legge.    


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