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Rinascere albero

Dalla Spagna arriva Bios Urn, lĺurna tecnologica ed ecosostenibile che trasforma i defunti in piante. Il fondatore: źSogniamo di sostituire i cimiteri con le foreste╗

Gio 28 Apr 2016 | di Paola Maruzzi | AttualitÓ
Foto di 11

L’idea è insolita e sta facendo il giro del mondo: restituire vita ai defunti, trasformandoli in alberi attraverso Bios Urn, un'urna completamente biodegradabile al cui interno è piantato un seme. Fin qui niente di nuovo, direbbero in tanti.
La cosa sorprendente è che, grazie a un sensore posizionato sulla parte superiore del vaso, si possono monitorare le fasi della crescita della pianta comodamente dal proprio smartphone. Non solo: un sistema intelligente regola l'irrigazione in base alle condizioni climatiche dell'ambiente, assicurandosi che la vita custodita tra le ceneri dei nostri cari cresca abbastanza per poter mettere radici in un terreno all'aria aperta.
Il costo per ricevere a casa propria una Bios Urn con tanto di istruzioni per l'uso è di circa 123 euro più spese di spedizione. L'acquirente ha la possibilità di scegliere il tipo di seme, se di acero, pino, faggio e via dicendo. L'urna si presta ad accogliere anche le ceneri degli animali e promette di essere un'ottima alternativa per chi vive nelle grandi città, dove gli spazi per la sepoltura sono limitati.
Artefici di questo kit post mortem a impatto zero sono i fratelli spagnoli Roger e Gerard Moliné, entrambi designer e convinti che la fine della vita sia solo una costruzione della mente. «L'intuizione la ebbe Gerard da bambino – ci racconta Roger – mentre era in giardino con nostra nonna trovò un uccello morto. Decisero allora di seppellirlo con dei semi di fiori posizionati sulla parte superiore. Questa cosa gli rimane impressa. Anni dopo, nel 1997, Gerard creò il primo esemplare di urna ecocompatibile per la sua tesi di laurea. Nel 2013 nacque Bios Urn e quest'anno abbiamo lanciato il sistema tecnologico Bios Incube per diffondere la nostra idea al maggior numero di persone».
Il progetto Bios Incube è attualmente in fase crowdfunding (raccolta fondi via internet) sulla piattaforma Kickstarter.
«Stiamo facendo affari in tutto il mondo e guardiamo con molto interesse anche all'Italia. Ora il nostro obiettivo è produrre e distribuire le urne biodegradabili, ma in futuro sogniamo di aprire delle vere e proprie 'riserve', dove poter accogliere gli alberi per le persone. Speriamo di sostituire cimiteri con le foreste».
In effetti l'impatto ambientale delle classiche bare non è un argomento di poco conto: per costruirle si sacrificano alberi ad alto fusto, spesso di essenze pregiate, quindi a lento accrescimento.
Ma l'ecosostenibilità non è la ragione più forte che spinge le persone a rivolgersi a Bios Urn. «Ciò che conquista di più – continua il co-fondatore della società – è l'idea di continuare ad alimentare una vita anche dopo la morte: far crescere qualcosa è una bella sensazione. In particolare, molte richieste ci arrivano da chi vive nelle grandi città dove gli spazi per le sepolture sono ridotti.
Tanti, invece, rifiutano l'idea di un sepolcro tradizionale e sono affascinati dalla prospettiva di rimanere in contatto costante con i propri cari. Negli ultimi anni il trend delle cremazioni è cresciuto notevolmente: Bios Urn irrompe in questo scenario con una proposta rivoluzionaria e naturale». 

 


 

Tra mito e religione, tornano di moda le sepolture “alternative”

Bios Urn non è un caso isolato, progetti simili sono stati presentati in Italia e all'estero. Secondo Ines Testoni, professoressa di Psicologia Sociale e direttrice del Master in Death Studies & The End of Life presso l'Università degli Studi di Padova, «i rituali di sepoltura servono proprio ad addomesticare la morte, ovvero a renderla accettabile». 
Il fatto che in Occidente stiano prendendo piede modalità di sepoltura alternative è un chiaro sintomo: “mostra come le religioni storiche non sappiano più dialogare con le istanze spirituali delle persone, che disertano gli spazi del rito perché ormai è quasi incomprensibile, per non dire noioso, e inutile anche dal punto di vista psicologico”.

 


 

IL CICLO DELLA VITA

Ecco, quindi, tornare in auge pratiche antichissime come quella di piantare un albero su un cadavere inumato o sulle sue ceneri. «Questi rituali - spiega la professoressa Ines Testoni dell'Università di Padova, esperta in studi psicosociali su morte e fine vita - appartengono a una prospettiva mitologica, cioè affidano a una generica idea di ciclicità della vita la salvezza dalla morte. Ciò che differenzia le pratiche mitologiche dai monoteismi è l’idea di anima legata a quella di identità individuale: dopo la morte l’individuo rimane consapevole di sé tanto da dover rispondere di ciò che ha fatto durante la vita terrena. Questo implica la continuità dell’individualità autocosciente oltre l’ultimo respiro. Diventare un albero è poca cosa rispetto al restare sé stessi presso l’Assoluto e poterne godere oppure dovervi rinunciare soffrendo abissalmente. Se dunque per le culture mitologiche il sincretismo permetteva di immaginare la contaminazione dello spirito vegetale con quello umano, lo stesso non può accadere con i monoteismi, che presentano un’idea di continuazione oltre la morte (immortalazione) molto più complessa e desiderabile».


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