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#Bastatacere Le donne maltrattate durante il parto parlano

Raccontano abusi, pratiche scorrette e insicure, mancanze di rispetto

Gio 28 Apr 2016 | di Francesco Buda | Salute
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Diciamolo subito: nei reparti maternità lavorano persone formidabili, molto dedicate e preparate. Ma c’è una zona d’ombra che ora sta affiorando. Il muro di silenzio, paura, vergogna, rassegnazione, senso di colpa si sta rompendo: le mamme che hanno subìto incuria, mancanza di rispetto, violenza durante il parto, hanno iniziato a farsi sentire. Si chiama “Basta tacere", è la neonata comunità Facebook che dà voce alle vittime dei tanti, troppi abusi ginecologici ed ostetrici che si consumano quotidianamente nel nostro Paese. Uno squarcio che dall'altra parte, quello dei camici bianchi, trova un altro muro, fatto di omertà, presunzione, incompetenza, scarsa umanità di certi professionisti della Sanità, pratiche controindicate, ma imposte lo stesso, spesso ad insaputa delle donne e pure dei papà dei nascituri. 

GLI ESPERTI: «MUTILAZIONI E PRATICHE INDECENTI»
Basti pensare alla manovra di Kristeller (comprimono forsennatamente su pancia e torace, talora fino a rompere le costole) o all'episiotomia (taglio della vagina: «Una mutilazione genitale», dice ad Acqua & Sapone un'ostetrica di lunga esperienza). «Procedure da decenni condannate dalle linee guida internazionali (OMS e NICE) e assolutamente non raccomandabili, ma ancora arbitrariamente e diffusamente eseguite senza nemmeno avvertire la partoriente». L’episiotomia, secondo gli standard ufficiali, non dovrebbe superare il 5% dei casi, ma è in media eseguita nel 45% circa delle nascite. «Chissà perché, poi, queste procedure non le indicano nella cartella clinica... La manovra di Kristeller proprio non si deve fare!  Come pure tutti questi cesarei, che portano più dolore dopo la nascita e sono meno sicuri del parto fisiologico. Oppure il clampaggio (pinzetta chirurgica che strozza il cordone ombelicale, ndr): è indecente che si faccia prima che il sangue smetta di pulsare, perché blocca il sangue e quello è sangue del bimbo, basta aspettare almeno un paio di minuti; e questo produce traumi epigenetici , come tutto quel che stressa alla nascita. È indecente che in molti ancora non mettano subito e per un tempo prolungato pelle a pelle con la mamma il bimbo appena nato, che è umido e si raffredda: questo è il miglior modo per termoregolarlo ed è anche un fattore protettivo importante per evitare l'emorragia post partum, che a sua volta è la prima causa di mortalità materna!». Tuona così l'eminente epidemiologo Michele Grandolfo, già Direttore del reparto Salute della donna e dell'età evolutiva, Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della salute dell'Istituto superiore di sanità, che da decenni conduce fondamentali ricerche in materia. Ha dimostrato sul campo come certe procedure siano meno sicure, svelando pratiche scorrette e scheletri negli armadi della sanità, tuttora purtroppo non debellati. 
«Le donne che riprendono la parola e denunciano le violenze subìte è il fenomeno più straordinario dei nostri giorni e un plauso va a chi ha messo in moto tale valanga - ha scritto il dottor Grandolfo in un post Facebook su #bastatacere -. Violenze date per scontate e necessarie oggi vengono rappresentate in tutta la loro crudeltà, di cui spesso chi le esercita non ne è nemmeno consapevole, nonostante da oltre trenta anni tali pratiche sono state messe in discussione sulla base delle prove scientifiche. È scandalosa tale perseveranza».

TESTIMONIANZE AGGHIACCIANTI
Le parole più efficaci arrivano dalle vittime. “Il mio parto è stato uno stupro”, “Nessuno mi ha informato che si può aspettare il travaglio e partorire naturalmente. Meglio il cesareo! Continuavano a dirmi”, “Senza cibo né acqua per 24 ore”, “Il ginecologo voleva che la bimba nascesse 15 giorni prima della data presunta del parto”, “Quando chiesi di darmelo in braccio immediatamente scoppiarono a ridere: ‘Dove l'ha letto? Su Bimbi Sani e Belli?’”; “Piegata in due dal taglio e fare mezz'ora di camminata a piedi per poter andare ad allattare mia figlia, per 6 volte al giorno”; “Ho partorito dopo 18 dolorosissime ore tra insulti e scoraggiamenti, mi facevano sentire una nullità. Grazie a loro non so se potrò più avere figli”; “Quel che mi è mancato completamente è stato il fattore umano: empatia, dolcezza, uno spirito amico e materno che mi guidasse in questo percorso difficile. Sono stata sbeffeggiata. Ho partorito con rabbia molto più che con dolore”. “Io gridavo e saltavo dal dolore. La bimba piangeva. Io fui sedata. La notte ho ancora gli incubi”. “Dopo il parto mi hanno portato via la bambina e non le hanno permesso di attaccarsi al seno. Ci hanno pescritto latte in polvere!”. “Cesareo d'urgenza. Non ho capito se mi avessero fatto l'anestesia e non avesse preso o se non avevano potuta farla... fatto sta che sentii tutto”. “Dico all'ostetrica che mi sento svenire, lei mi risponde che ‘non è possibile svenire durante il parto’. Sono svenuta. Mi risveglio con due infermiere che mi schiacciavano la pancia. Sono stata rimproverata perché non sono stato in grado di far nascere autonomamente mia figlia. Ho chiesto un'epidurale che mi è stata negata ‘perché di notte non vengono fatte’”, “Finalmente alle 9 una ginecologa mi visita e si accorge che sono dilatata di 9 centimetri”, “Ho urlato tanto dal dolore, soprattuto per la somministrazione di ossitocina per ‘regolarizzare le contrazioni’ che c’erano! Erano regolari. Era la loro macchina che non le registrava”. “In 17 ore di travaglio credo mi abbiano infilato le mani in vagina una ventina di specializzandi ('è un ospedale universitario, signora')". “A un certo punto vedo il ginecologo con il bisturi in mano, gli dico che non voglio l'episiotomia, lo prego, ma lui procede lo stesso. Sono uscita dall'ospedale zoppicante, ancora oggi faccio fisioterapia e ho sofferto di incontinenza per tutto il primo anno”. “Quando iniziano a tagliare io dico che sento dolore lancinante, ridono e non mi credono"; “La dottoressa che mi ha tolto i punti mi disse: ‘signora, come ha fatto  resistere? Ha i punti girati! I nodi le sono entrati dentro l a pelle!”. Insomma, “Carne da macello” scrivono in molte.  

BASTA TACERE: BOOM SUL WEB
Queste sono solo alcune schegge degli agghiaccianti racconti di donne che hanno rotto il silenzio, raccontando la propria esperienza via Facebook, attraverso l'hashtag #bastatacere che in poche settimane ha catalizzato una valanga di contatti e testimonianze. Un'iniziativa che per la prima volta in Italia affronta in modo organizzato e a viso scoperto questa crudele realtà di cui non si parla, confinata negli sfregi corporei e interiori delle donne e di chi gli sta accanto. Esperienze tanto assurde quanto diffuse.
Disinformate, inascoltate, escluse dalle decisioni, giudicate e persino derise dal personale sanitario, mutilate nell'anima e nel corpo prima, durante e dopo il parto: aumentano ogni giorno le mamme che hanno iniziato a farsi sentire con questa campagna di sensibilizzazione dal basso. Se finora non hanno avuto nemmeno il conforto di poter essere capite quando ne parlano, considerate di solito come le solite lamentose che esagerano le cose, isteriche che travisano i fatti, adesso la classe medica, gli operatori della sanità, le istituzioni, la stampa, la “gente” non possono più non sapere, non possono più fare come se il problema non esistesse. Raccontano con coraggio abusi, maltrattamenti, violenze, sciatterie in sala parto e nel loro percorso per dare alla luce i bambini. Tutte le testimonianze, che aumentano di giorno in giorno, devono per forza di cose restare anonime. Come spiegano le promotrici della campagna, “in Italia non esiste il reato di violenza ostetrica, ma quello di diffamazione sì". 

IL CORAGGIO DELLE DONNE
Abusi, incompetenze, mancanze di rispetto più comuni di quel che si possa immaginare anche in ospedali importanti. Vergogna, paura di essere giudicate, soggezione, timore di rivivere anche solo raccontandolo il dolore fisico e interiore subìto... Molto spesso la donna si tiene tutto dentro. E se racconta magari non viene creduta. Chi si macchia di questi abusi fa come se nulla fosse e continua indisturbato. Possibile che in un Paese cosiddetto progredito, patria di grandi scienziati e medici, dove ormai per la gravidanza si è costretti a spendere tanti quattrini tra esami, visite e analisi - spesso anche superflue - nel momento clou le mamme debbano subire simili nefandezze proprio nelle strutture che pretendono di essere sicure e dedicate alla nascita e maternità? La campagna “Basta tacere” ha smosso qualcosa in Parlamento: l'onorevole Adriano Zaccagnini ha raccolto l'invito delle attiviste ed ha presentato un disegno di legge per la tutela dei diritti della partoriente e del neonato e per la promozione del parto fisiologico. Non è per legge che si può far maturare l'anima di chi lavora in un settore così delicato o che gli si può imporre di vivere davvero la professione come missione, ma certo è un segnale importante e dirompente che può dare la sveglia. Nelle professioni sanitarie certamente sono la maggior parte quelli che lavorano secondo scienza e coscienza e con amore, moltissimi sono capaci e amorevoli, ma sono troppi e troppo gravi i casi che già nel giro di qualche settimana stanno venendo a galla attraverso il gruppo Facebook Bastatacere. Non se ne abbiano a male. Adesso hanno un'occasione per prendere posizione e metter all'angolo certi comportamenti che non li riguardano. È l'ora di partorire una ostetricia ed una ginecologia immuni da simili barbarie.

 


 

Come partecipare a “Basta tacere”

Per raccontare abusi, maltrattamenti, basta scrivere la propria esperienza su un foglio, fotografarla e lanciare la foto su internet dal proprio profilo Facebook con l'ashtag #bastatacere. La comunità “Basta Tacere” è aperta a tutti e anche gli uomini stanno raccontando quello che hanno vissuto accanto alle loro compagne o donne di famiglia. 

 


 

La replica dei ginecologi 

Acqua & Sapone ha chiesto al presidente della Società italiana di ginecologia e ostetricia (SIGO), prof Paolo Scollo, che posizione hanno sulla campagna "Basta tacere" e sul disegno di legge per la tutela di mamma e feto e più in generale sulla realtà delle negligenze, abusi e sciatterie nel settore. «Il disegno di legge ci ha sorpresi ed amareggiati per i contenuti ed il tono con cui sono stati espressi. Ma la cosa che più di ogni altra ci ha rammaricato è stato di non essere stati coinvolti, anche solo come consulenti esterni, nella preparazione di un disegno di legge che riguarda il mondo ginecologico». La SIGO, con l’Associazione Ostetrici e Ginecologi Ospedalieri Italiani (AOGOI) e l’Associazione Ginecologi Universitari Italiani (AGUI) hanno diramato un comunicato, in cui affermano che «per tutelare la salute delle neo-madri italiane e garantire la sicurezza in sala parto - dicono - non c’è bisogno di nuove leggi. È sufficiente applicare al 100% la regolamentazione già vigente a partire dai provvedimenti stabiliti dalla riforma Fazio del 2010». E allora perché non è applicata? Chi è che non la applica? Che provvedimenti adottano con costoro? 


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