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Acqua, il golpe è servito

Entro giugno scatta la forzatura che ribalta i referendum per l’acqua pubblica

Gio 28 Apr 2016 | di Francesco Buda | Acqua
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Entro metà giugno dovrebbe compiersi il "golpe" per privatizzare completamente l'acqua italiana. È il termine che le varie Commissioni di Camera e Senato competenti hanno per dare il loro parere sul Testo unico dei servizi pubblici locali. Si tratta della normativa che in pratica impone di far gestire i servizi idrici a società per azioni, che hanno come legittimo scopo i profitti e che devono rispondere ai loro proprietari, secondo logiche mercantili, e non ai cittadini.
Assurdo e illegittimo è invece non rispettare la volontà popolare. Viene da domandarsi che scopo abbiano i politici al potere. 

COSA CHIEDONO GLI ITALIANI
La gravissima forzatura antidemocratica arriverà a dama nel quinto anniversario dei due referendum del giugno 2011. Quelli coi quali la maggioranza assoluta degli italiani ha chiesto di far gestire i servizi idrici solo da soggetti pubblici, non controllati dai soliti marpioni privati, e soprattutto di non trattare l'acqua come merce su cui speculare. Un voto maturato a seguito di una mobilitazione senza precedenti nella storia repubblicana. 

LA CRESTA SULL’ACQUA
Inoltre, il Testo unico in dirittura d'arrivo brucia anche l'altra scelta di circa 26 milioni di persone: l'abrogazione della remunerazione del capitale investito. Giro di parole che indica la cresta sull'acqua a favore dei gestori sempre e comunque, a prescindere dai loro risultati. Il popolo l’ha abrogata e loro la rimettono, esattamente con la stessa dicitura. «La relazione illustrativa a questo Testo unico dice esplicitamente che l'obiettivo del provvedimento è restringere allo stato di stretta necessità la gestione pubblica e rafforzare la presenza dei privati», sottolinea Paolo Carsetti, del Forum italiano dei movimenti per l'acqua pubblica. 

DITTATURA IN CORSO
Altra fucilata alla Costituzione, alla legge, alla volontà civica e quindi alla democrazia riguarda la proposta di legge d'iniziativa popolare, presentata da oltre 400mila cittadini nel 2007. Congelata per tutti questi anni, a marzo scorso l'hanno ripresa in mano. «Ne hanno però stravolto l'impianto e il senso profondo - denuncia Carsetti -. Alcuni emendamenti del Pd hanno eliminato la ripubblicizzazione dei servizi idrici, ossia l'obbligo di far gestire l'acqua da enti pubblici, che non hanno scopo di lucro e che non siano società di capitali. Tutto questo è gravissimo - aggiunge Carsetti - è un attacco all'acqua, ai servizi pubblici e alla democrazia». Il testo stravolto è stato approvato alla Camera il 21 aprile. La parola ora tocca al Senato.
Negli ultimi 10 anni, in tutto il mondo sono avvenute oltre 140 ripubblicizzazioni del servizio idrico, gran parte negli Usa, in Francia e  Germania. Da noi preferiscono trattarci da sudditi, come nelle dittature.

 


 

Caro bollette inarrestabile

Il costo dell'acqua per gli italiani continua a salire ininterrottamente, senza però che con quei soldi si risolvano la cronica dispersione e la mancata depurazione. Nel 2015 la bolletta è aumentata del +5,9% rispetto al 2014 e +61,4% rispetto al 2007. L'anno scorso il costo medio per una famiglia è stato 376 euro (erano 355 nel 2014). Sono i nuovi dati dell'Osservatorio prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva. Le bollette più alte nelle regioni centrali con 511 euro annuali e un maggior incremento rispetto al 2014 (468 euro, +9,2%), segue l'area settentrionale (+5,1%) e poi il Sud (+3,2%). Le tariffe più salate si riscontrano in Toscana (590 euro), prima regione dove è stato sperimentato l'ingresso di multinazionali nella gestione idrica, con un accordo segreto poi sanzionato dall'Antitrust. La Corte di Giustizia europea ha già inflitto due condanne all'Italia per inadempienze sulle reti fognarie e trattamento dei reflui. Nel 2014 è stata avviata una nuova procedura di infrazione. L'Antitrust ha sanzionato Abbanoa (Sardegna), Acea Ato2 (Lazio centrale e Roma), Gori (Campania), CITL (provincia di Caserta) anche per pratiche commerciali scorrette nelle procedure di fatturazione e richieste di pagamento di morosità pregresse. 

 


 

1785 GIORNI TRASCORSI

Dalla data del Referendum contro la privatizzazione dell’acqua (12 giugno 2011) al 1° maggio 2016 e continua ad essere ignorato

 


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