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Quei falsi miti alimentari

L’ananas non sgrassa, il pane nero non riduce i gonfiori e i fritti non fanno male: tutta colpa di pubblicità e luoghi comuni

Gio 28 Apr 2016 | di Barbara Savodini | Salute
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Quanti sacrifici per poter acquistare abiti sempre della stessa taglia: niente fritti, insaccati definitivamente banditi dalla lista della spesa, pochissima cioccolata (meglio se fondente), caffè amaro…  Ma come reagireste se tutti i vostri sforzi si rivelassero basati su falsi e inutili luoghi comuni? Sedetevi e cercate di stare calmi, perché, in gran parte dei casi, è proprio così. Non solo, ad essere costruite su dicerie e leggende metropolitane spesso sono anche le abitudini che crediamo positive e salutari, come quella di mangiare ananas dopo i pasti per facilitare la digestione o quella di acquistare il tanto pubblicizzato pane nero. Fino a quattro caffè al giorno, se non si soffre di particolari disturbi, possono essere addirittura positivi per l’organismo, mentre un recente studio dimostra come le principali cause dell’acne siano scompensi ormonali, fumo e latte. I fritti? Vi stupirà scoprire come possano apportare moltissimi benefici. Ecco come la scienza ha sfatato, uno per uno, i falsi miti alimentari più diffusi. 

Ananas e pane nero: buoni ma per nulla utili alla digestione
E' scientificamente provato che la bromelina, un enzima che “digerisce” le proteine, fa bene se ingerita dopo pranzo o dopo cena; tuttavia essa è contenuta quasi esclusivamente nel gambo dell’ananas, troppo duro e poco saporito da mangiare, tanto che quasi tutti lo lasciano nel piatto. 
Una sostanza simile è invece abbondante nella polpa dei fichi e della papaya, frutti che nessuno ingerisce dopo i pasti, in quanto erroneamente percepiti come troppo calorici e zuccherini. Molto spesso a trarci in inganno sono invece le pubblicità o le campagne di marketing, che inducono a considerare un prodotto bio o dietetico come migliore della tradizionale fetta biscottata con burro e marmellata: è questo il caso specifico del pane nero che, non solo non aiuta a ridurre sensazioni come gonfiore e pesantezza, ma costa anche il triplo rispetto agli equivalenti bianchi. 
Il carbone vegetale, assunto come integratore, è senza alcun dubbio un ottimo alleato per diversi disturbi, come il meteorismo, la stitichezza o la colite, ma diventa assolutamente inefficace nelle piccole quantità utilizzate per la colorazione del pane. Anzi, riportare sulle etichette presunti effetti benefici, secondo il Ministero della Salute, rappresenta addirittura un reato. Incredibile, ma vero, può persino diventare pericoloso se assunto assieme ad altri medicinali di cui ne vanifica l’effetto. 

Il rivoluzionario studio che riabilita i fritti
Inutile girarci attorno: qualunque tipo di pietanza se fritta assume un gusto inimitabile, eppure sono talmente tante le dicerie su questo malsano tipo di cottura che cerchiamo di privarcene il più possibile. 
Non è d’accordo la professoressa Cristina Samaniego Sanchez, a capo del Dipartimento nutrizionale della facoltà di Farmacia di Granada, secondo la quale: «La frittura è il metodo che produce i maggiori aumenti associati alla frazione fenolica, il che significa un miglioramento del processo di cottura». 
L’équipe di ricercatori spagnoli ha inoltre avuto modo di dimostrare come le patate, e qualche altra verdura, mantengano le principali proprietà nutritive di più se fritte nell'olio d'oliva rispetto a quando sono cotte in acqua. Insomma, friggere non fa male, purché si rispettino alcuni accorgimenti: utilizzare un buon extravergine, in grado addirittura di aumentano le capacità antiossidanti di gran parte delle verdure, mantenere la temperatura dell’olio costante e attorno ai 180° e ricordarsi dopo la frittura di asciugare le pietanze con della carta assorbente.  

Salame e cioccolata fanno davvero venire l’acne? 
Mangiare un bel panino strapieno di Nutella e guardarsi allo specchio per vedere la prima bollicina spuntare sulla fronte: sembra il più naturale dei rapporti causa-effetto, ma è pura suggestione psicologica. Non ha dubbi Mauro Picardo, direttore della Fisiopatologia cutanea all’Istituto Dermatologico San Gallicano di Roma, che ha affrontato il problema dell’acne durante uno dei più importanti congressi nazionali, il Sidemast (Società Italiana di Dermatologia medica, chirurgica, estetica). «Si guarda sempre di più all’acne come ad una patologia infiammatoria della ghiandola sebacea – spiega l’esperto -. Per questo diverse ricerche stanno cercando di definire con chiarezza che cosa irriti la ghiandola». Certo, un’alimentazione sana può aiutare, ma dagli studi condotti pare che i principali indiziati siano lo stress, il fumo ed il latte. 
Quest’ultimo contiene infatti steroidi in grado di infiammare le ghiandole sebacee, lo stesso processo che si verifica in momenti di forte tensione, quando il corpo produce alcuni tipi di ormoni come il cortisolo.
Completamente scagionato il salame, i cui effetti, al massimo, si possono notare sulla bilancia.

 


 

Caffè: tutto ciò che c’è da sapere 

Se non si soffre di particolari patologie cardiache, quattro caffè al giorno non fanno male, un solo espresso invece è la ricetta per chi è stato colpito da infarto o è soggetto a frequenti aritmie: è quanto emerso dalle ricerche dell’Università della California, che ha condotto il più grande e importante studio di tutti i tempi sulla caffeina. A farne le spese potrebbe essere piuttosto lo stomaco, che si vedrà arrivare, per quattro volte al giorno, un vero e proprio proiettile bollente. Gli esperti consigliano quindi di evitarlo a digiuno, per non incappare in eventuali bruciori o nel classico reflusso. Salvo queste piccole accortezze, pare che gli antiossidanti della bevanda nera più amata di tutti i tempi vengano assimilati dal nostro corpo addirittura con più facilità rispetto a quelli contenuti nelle verdure. 

LO SAPEVI CHE...
• 7 europei su 10 non si svegliano senza caffè;
• una tazzina di caffè con un cucchiaino di zucchero contiene 20 calorie;
• un caffè amaro ha appena 2 calorie;
• la porzione perfetta contiene 7 grammi di caffè macinato; 
• ai bambini non devono essere somministrati più di 100 mg di caffeina al giorno (una lattina di Coca Cola ne ha 35).


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