acquaesapone Media
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri

Chi si fida dei giornalisti?

Nuove ricerche confermano il desolante quadro: almeno un italiano su 2 non li ritiene credibili ed essi stessi riconoscono enormi pressioni politico-affaristiche

Gio 28 Apr 2016 | di Francesco Buda | Media
Foto di 6

Ancora una volta chi fa comunicazione e informazione viene bocciato e registra un deficit di reputazione, in un contesto sempre più avvinghiato nell'abbraccio infingardo della politica.
È il desolante quadro che viene fuori incrociando un paio di recentissime ricerche: il Trust Barometer, l'indagine sulla fiducia condotta dalla Edelman, la più grande società di relazioni pubbliche del mondo, e la MediAct  - che sta per Media Accountability and Trasparency - sull'affidabilità e trasparenza dei mezzi di comunicazione. 

CREDIBILITÀ PERDUTA
La gente non si fida di loro. Il barometro della fiducia ha analizzato la situazione in 27 Paesi analizzati tra Europa (Italia compresa), Asia, Sud America ed Usa. Mediamente, una persona su due non si fida dei media (il 53%). Tra gli italiani va detto che la fiducia nei media tradizionali è salita di 7 punti, dal 43% del 2015 al 50% di quest'anno, comunque peggio della media globale, ed infatti c'è poco da esultare. Un italiano su due non si fida dei professionisti dell'informazione tradizionale, un segnale che dovrebbe far svegliare chi lavora in Tv e nella carta stampata. Tanto più se pensiamo che i cittadini italiani pagano il canone obbligatorio per la televisione di Stato e il canone occulto, rappresentato dall'enorme quantità di sussidi statali da decenni erogati a giornali, radio e tv locali in nome del pluralismo dell'informazione, della democrazia ed altri nobili princìpi.

LO SCHIAFFO SUL WEB
Un sonoro ceffone arriva dai social network e da internet: Google e altri motori di ricerca sono oggi la fonte d'informazione preferita. 
Il 78% degli intervistati da Edelman dà più credito alle notizie condivise on line da amici e conoscenti, contro il 45% di affidabilità riconosciuta ai giornalisti, e il 65% agli esperti. Del resto, abbiamo ancora nelle orecchie e davanti gli occhi la bufala mondiale delle inesistenti  pandemie da febbre dei polli e da febbre suina lanciate ossessivamente da giornali e tv di tutto il mondo qualche anno fa! E il dato si fa ancora più scottante nei confronti di tv e carta stampata se consideriamo che internet, notoriamente, è anche un veicolo di bufale, un mare magnum dove non è scontata l'attendibilità delle fonti e le verificabilità delle notizie. 

POLITICA INVASIVA
Una sfiducia che Tv e stampa condividono con le imprese, le Ong e i governi, le quattro categorie oggetto dell'indagine Edelman. Peggio dei media, solo i governi: appena il 42% si fida di essi (30% in Italia). Secondo la ricerca MediaAct, poi, “il giornalismo italiano è politico-dipendente”.  «C’è una caratteristica tipica del giornalismo italiano che è riconosciuta nella letteratura scientifica internazionale, dagli stessi giornalisti e dai discorsi quotidiani, quella che riguarda l’influenza politica sul giornalismo», spiega il professor Sergio Splendore dell'Università di Milano, che ha curato la ricerca per l’Italia. 
In pratica, 8 giornalisti italiani su 10 dicono di percepire pressioni politiche. Siamo il Paese europeo in cui questo fenomeno è il più consistente. Parliamo di pressioni, richieste, ammiccamenti che - spiega sempre il ricercatore - si esercitano nel lavoro quotidiano. Le pressioni politiche sono più forti della pubblicità in Italia che negli altri 13 Paesi osservati (Austria, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Giordania, Polonia, Regno Unito, Spagna, Svizzera, Olanda e Tunisia). 
Infatti, siamo il Paese con il maggior bombardamento politico nei Tg. Come ha spiegato ad Acqua&Sapone in un'inchiesta sulla Tv del dolore Paola Barretta, ricercatrice dell'Osservatorio di Pavia, «questa è un'altra caratteristica specifica e strutturale dei telegiornali italiani, che dedicano costantemente un ampio spazio alla politica, tra il 20 e il 25%, ogni giorno ne parlano anche se la notizia in realtà non c'è». Tra i principali motivi del crollo della libertà di stampa nel nostro Paese, precipitato al 73° posto della classifica mondiale stilata da "Reporters senza frontiere", vi sono le querele per diffamazione “ingiustificate” contro i cronisti, intentate soprattutto da personaggi politici. Il dramma è che i politici, non sempre, ma tendenzialmente, sono ormai dei portavoce, degli emissari delle lobby economico-finanziarie nelle istituzioni. Non c’è un potere economico da una parte e quello politico dall'altra, ma un'unica filiera che porta avanti gli stessi interessi in ruoli diversi. Ecco perché certe leggi, incredibilmente a favore di pochi e potenti gruppi contro ogni logica e buon senso, o a certe “grandi opere”. Basti pensare all'acqua, ai rifiuti o alle trivelle petrolifere. È quel che si definisce l'intreccio politico-affaristico. 

LOBBY SOFFOCANTI
A ciò si aggiungono il fiato sul collo e l'ingerenza di lobby e affaristi vari in prima persona. «Se il discorso politico si attaglia perfettamente all’Italia e ad alcuni paesi mediterranei - aggiunge il Prof Splendore -, le pressioni economiche rappresentano un altro fattore che inficia il lavoro e il prodotto giornalistico». In poche righe, è la certificazione di quello che da anni racconta la rivista Acqua&Sapone, magari con toni poco diplomatici. La maggior parte dei giornalisti europei, in una scala che va da 0 a 5, valuta attorno a 4 (dunque come molto influente) le pressioni economiche sulla qualità del giornalismo prodotto. Sorpresi? Nel settore editoriale il fenomeno è noto da quel dì. Ma è avvolto da una certa omertà. «È la pubblicità a dettare i contenuti informativi delle riviste femminili, ma anche maschili». Lo raccontò in un'audizione all'Ordine dei giornalisti della Lombardia Mirella Pallotti, affermatissima direttrice di vari famosi magazine italiani per donne. «I giornalisti, invece che aguzzare l'ingegno, esprimere la propria personalità e trasmetterla nelle pagine dei giornali e pensare alla lettrice alla quale si rivolgono, mettono il cervello nel cassetto. Non possono scegliere cosa fotografare, non possono scegliere pressoché nulla e quindi si disabituano a fare i giornalisti [...] D'altra parte io vi sfido a trovare un solo articolo critico sul Corriere della Sera durante qualunque tipo di annata, di sfilata che volete consultare, io vi sfido a trovarne uno critico». Per non essersi voluta adeguare, la Pallotti racconta che fu licenziata. Facciamoci caso: quante inchieste giornalistiche o almeno notizie scomode vengono offerte da Tg, riviste e quotidiani sulla moda o su quel che c'è dietro il business delle acque minerali o sui telefonini? Questi sono settori che investono cifre astronomiche in pubblicità sui mass media... 

GIORNALISTI ITALIANI ACCONDISCENDENTI
I giornalisti italiani appaiono insomma i più influenzati dalle pressioni politiche ed economiche. Ma occhio al vittimismo: sono anche quelli più refrattari a seguire princìpi e regole deontologiche, che pure il settore offre in modo copioso nel nostro Paese per fare un buon giornalismo, rispettoso e indipendente. Si piegano più di tutti, rispetto ai colleghi stranieri, ai diktat dei proprietari delle testate per cui lavorano. «Sono quelli più pronti ad assecondare la propria organizzazione e la linea editoriale del media per cui lavorano», sottolinea il Prof Splendore. Ecco allora che forse possiamo immaginare perché la fiducia nei giornalisti italiani è ancora più bassa di quel 50% emerso nel Trust Barometer sopra citato: un recente studio del Reuters Institute for the Study of Journalism reputa affidabili solo il 35% degli italiani! 
«I 'mezzi' spesso sono divenuti non veicoli, ma meri contenitori di pubblicità. I giornalisti sono diventati per lo più un disturbo, un vincolo, una minaccia, se autonomi; servi, megafoni, a volte sicari se 'coerenti col progetto' aziendale». Lo affermava Enrico Finzi, direttore di AstraRicerche, presentando nel 2008 uno studio sulla fiducia nei giornalisti che fece scalpore (per 68 intervistati su 100 i giornalisti erano bugiardi). Guardiamo ad esempio a certe impennate di cronaca nera o l'ossessione della sicurezza: secondo una ricerca dell'Osservatorio di Pavia 6 notizie su 10 nei Tg Rai riguardano omicidi, rapine, truffe, rapine, ecc. Come mai tante notizie ansiogene? «Nel secondo semestre del 2007 - ha spiegato Paola Barretta dell'Osservatorio di Pavia -, con il picco di notizie sull'emergenza criminalità, eravamo in prossimità delle elezioni politiche del 2008, lì si cavalcarono i casi dell'omicidio Reggiani, l'emergenza rom e i reati degli immigrati». Anni fa, ma sembra oggi. Sappiamo cosa vuol dire fare questo mestiere fuori da compromessi, non accettando regali, sussidi pubblici o altri 'favori'.
Conosciamo l'odore fetido delle pressioni politiche, le minacce più o meno velate dei lobbisti, l'uso della querela per metterti paura e tapparti la bocca quando cerchi di fare come si deve questo mestiere. 
E sappiamo bene che i giornalisti seri nel nostro Paese ci sono e meritano stima. Ma almeno la metà delle persone non si fida dei media. Sarà mica colpa dei soliti immigrati? 

 


 

BUGIARDI E DISINFORMATI

Nel 2008, uno studio dell'AstraRicerche commissionato dall'ordine dei giornalisti della Lombardia registrò che il 68% degli italiani definiva i giornalisti "bugiardi" e il 60% li reputava "non o poco informati". E ancora: "di parte" per il 48% degli intervistati o addirittura "corrotti" (40%).

 


 

SANGUE E GOSSIP

Gli organi di informazione televisiva nazionale italiana primeggiano a livello europeo in quella che gli esperti definiscono "Tv del dolore", quella che spettacolarizza le tragedie. Ne danno conto due analisi scientifiche condotte dagli esperti di mass media dell'Osservatorio di Pavia sui telegiornali e sui programmi di infotainment, quel mix tra informazione e cosiddetto intrattenimento. Horror e gossip, in onda quotidianamente sui principali Tg nazionali. In soli 4 mesi sono stati capaci di ammorbare e molestare la cena degli italiani con ben 867 notizie sulla povera Sarah Scazzi, la ragazzina di Avetrana, nei Tg di prima serata. Il caso della scomparsa della piccola Yara Gambirasio in 35 giorni, è stato strillato dai Tg di punta ben 317 volte. Il Presidente degli Stati Uniti d'America, Barack Obama, l'uomo più potente del mondo, nell'intero 2010 ha avuto 1.602 notizie sulle edizioni principali dei 7 Tg nazionali italiani (fonte Vidierre). Gli stessi Tg hanno dato 5.170 notizie di criminalità tra gennaio e dicembre 2010. Ripiombando così nel tunnel morboso del 2007, quando il caso Cogne (al quale nel 2002 furono dedicate 2.032 notizie) e l'omicidio della signora Reggiani fecero schizzare questo tipo di notizie ad un totale di 5.827, sempre in prima serata su Rai e Mediaset. A tanto veleno vengono sempre più affiancate “notizie” di costume e società. Guida la classifica di questo fenomeno dell'horror misto al gossip Studio Aperto (quasi una notizia su 5 riguarda la cronaca “soft”, cucina, vip e altre amenità proposte con grande rilievo). Seguono il Tg4 e il Tg Uno. 


Condividi su:
Galleria Immagini