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Kevin Costner: Cattivo, ma solo sul set

Ha deciso di stupire il pubblico ad oltre 60 anni. Appesi al chiodo i ruoli da eroe, si mette alla prova in “Criminal” nei panni di un pericoloso detenuto senza sentimenti...

Gio 28 Apr 2016 | di Alessandra De Tommasi | Interviste Esclusive
Foto di 8

Cattivo, cattivissimo, anzi privo di sentimenti. Kevin Costner si è presentato così, ma solo al cinema. Nel trailer “Criminal”, che ha raccontato a Roma, va ben oltre gli standard dei delinquenti comuni: a battere ogni record di spietatezza, infatti, concorrono alcune caratteristiche fisiche che lo rendono un killer senza rimorsi. A dirla tutta, è incapace di qualunque umana emozione, ecco perché viene quasi trasformato in cavia umana, Frankenstein moderno in bilico tra male e bene, quando i ricordi di un agente integerrimo della CIA vengono impiantati nella sua mente.
Quelli (e sono intere generazioni) che lo hanno amato come Robin Hood o guardia del corpo stentano a riconoscerlo e ancor meno quanti lo hanno incontrato dal vivo.
Il motivo? È l’antidivo per eccellenza, uno dei pochi artisti di Hollywood della vecchia guardia, quelli che ancora ti parlano guardandoti negli occhi, che si raccontano con generosità e che non si lasciano travolgere da capricci e isterie. Quando entra in sala saluta, ringrazia, sorride, insomma il classico gentleman d’altri tempi che non ha bisogno di parole per attirare l’attenzione. 

È protagonista al cinema da decenni, non si è ancora stancato dello show business?
«Mi basta vedere il rispetto del pubblico e la gioia sul volto di chi incontro per ricordarmi perché faccio ancora i film. Voglio lasciare traccia, toccare gli animi della gente, come è successo con le pellicole che io stesso ho amato nella mia vita. Sul grande schermo abbiamo visto come si bacia una ragazza e imparato moltissimo della vita. Ho sempre ambìto a personaggi che fossero ricordati e spero che alcune scene di “Criminal” vi accompagnino anche dopo essere usciti dalla sala».

Come ha fatto a calarsi nei panni di un uomo senza emozioni? E pensa che succederà davvero qualcosa di simile nella realtà, ossia manipolare la mente umana?
«Anche la scienza dovrebbe porsi dei limiti. I limiti, per inciso, dovrebbero esserci un po’ su tutto, dalla qualità di alcol che beviamo a come ci comportiamo, ma va detto che esistono malattie legate alla memoria e nessuno di noi vorrebbe dimenticare. Non dico che manometterla sia giusto, ma i ricordi sono i cuscini su cui ti adagi quando dormi».

Lei cosa non vorrebbe dimenticare?
«Non vorrei mai dimenticare il nome dei miei figli né vorrei che i miei genitori non sapessero più chi sono. Sarebbe terribile…».

E cosa, invece, dimenticherebbe volentieri?
«Sono un essere umano come tanti, forse solo la fama mi distingue in qualche modo, ma come tutti so di aver fatto degli errori e mi rendo conto che sono importanti tanto quanto il successo. D’istinto vorrei scordarmene, ma mi hanno condotto qui e quindi hanno giocato un ruolo importante nella mia vita. Senza gli sbagli non sarei più io».

Però gli errori si tende a nasconderli…
«Certo, perché d’istinto vogliamo che gli altri ci amino e mostriamo quindi il meglio di noi stessi, desideriamo che ci vedano sotto la luce migliore possibile, ma sai una cosa? Non ho rimpianti e non voglio che sia questo l’aspetto che mi definisce».

Quando le hanno proposto di interpretare un criminale non ha avuto tentennamenti?
«Ne ho avuti eccome, anzi, ho chiesto al regista come mai gli fossi venuto in mente proprio io per la parte del criminale senza coscienza (ride - ndr). Ma non mi pento di aver accettato il ruolo».

Se avesse il potere di leggere nella mente come lo userebbe?
«Vorrei conoscere a volte i pensieri di mia moglie, perché non mi capacito di cosa fa o dice in alcuni momenti. Forse la tua vita è perfetta, ma la mia no, quindi un po’ di aiuto non guasterebbe».

Rifarebbe tutto da capo?
«Quando ami qualcuno corri sempre grandissimi rischi, solo chi decide di non farlo si scherma da tutto questo. Esiste la possibilità di perdere la persona a cui vuoi bene e ci sono momenti in cui vorresti evitarti quella sofferenza e cerchi di proteggerti dal lasciarti andare. Quindi chi non ama è in un certo senso più tutelato, non sperimenta lo strazio dell’abbandono e pensa quindi di avere una vita più semplice. Sai che ti dico? Per me non è così, meglio amare e perdere che non amare affatto».

Quando finisce le riprese di un film riesce a scrollarsi di dosso il ruolo?
«Quando entro in un personaggio alla fine divento lui. Inizio con l’aspetto fisico, nel caso di “Criminal” mi sono fatto crescere capelli e barba, pensando che la prima scena sarebbe stata l’inizio del film, in prigione, invece arrivato a Londra ho scoperto che mi sbagliavo e ho dovuto fare una nuova trasformazione fisica».

Chi l’ha aiutata?
«Ero nel mio camerino, al trucco, e mi sono rivolto al mio guru, Mario Michisanti, l’hair stylist italiano che porto sempre con me sui set, un vero artista che ho conosciuto molti anni fa ad Amburgo. Insieme abbiamo iniziato a tagliare i capelli e man mano è spuntata la faccia di Jerico. Poi è stato il turno delle cicatrici sul viso, talmente profonde da sembrare davvero Frankenstein. E così ho iniziato a perdermi, fino a diventare qualcuno che i miei figli di certo non avrebbero riconosciuto… Allora ho deciso di modificare la voce: Jerico in galera ha un collare intorno al collo e ho immaginato che quello avrebbe modificato il suo tono. Così è stato…».

Lei ha appena ricevuto il Nastro d’Argento, anche per l’impegno su temi delicati, come in questo caso il terrorismo, che ne pensa?
«Sono molto arrabbiato per la situazione in cui viviamo, sotto minaccia e confusi. Non ho la saggezza di sapere cosa si debba fare, ma, come cantava Marvin Gaye per la guerra in Vietnam, “What’s going on?”, “Che cosa ci sta succedendo?”». 

 


 

Al primo posto i miei 7 figli

Tra ruoli controversi e pellicole indipendente, Kevin Michael Costner, classe ’55, continua ad affascinare Hollywood, non solo come attore, ma come regista. Basti pensare che il debutto con “Balla coi lupi”, gli è valso sette Premi Oscar tra cui miglior regista e miglior pellicola. Lo ricordiamo con Sean Connery e Robert De Niro ne “Gli Intoccabili”, come “Guardia del corpo” della star Whitney Houston, come paladino dei deboli in “Robin Hood – Principe dei ladri” e, di recente, come nonno premuroso in “Black or white”, come produttore. Ha collezionato vari spot, ma il traguardo di cui è maggiormente orgoglioso è la sua famiglia, che non manca mai di citare. Con l’attuale moglie Christine Baumgartner ha avuto tre figli: Cayden, Hayes e Grace Avery. Il primogenito Liam, 19 anni, è nato da una relazione con Bridget Rooney, mentre altri tre (Annie, Lily e Joe) sono frutto del matrimonio con Cindy Silva. Per la prima volta si confronta con un ruolo da cattivo in “Criminal”, thriller firmato Notorious Pictures, che ha presentato a Roma. In sala dal 13 aprile, il film di Ariel Vromen vanta un cast d’eccezione, che comprende anche Gary Oldman e Tommy Lee Jones (già con Costner in JFK), Ryan Reynolds e Michael Pitt. L’attore americano qui interpreta Jerico Stewart, pericoloso detenuto nel braccio della morte, a cui viene impiantata nel cervello la memoria di un agente CIA scomparso in servizio. 


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