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Luca Zingaretti: Montalbano sono!

Al contrario di quanto aveva dichiarato tempo fa, continua il suo amore per il commissario Montalbano…

Gio 28 Apr 2016 | di Giulia Imperiale | Interviste Esclusive
Foto di 7

Di poche parole. Luca Zingaretti è così, non ama i preamboli, i complimenti e la retorica. Le interviste, poi, gli stanno a dir poco strette, proprio come la fama da cui cerca di tenersi alla larga, assieme alla moglie Luisa Ranieri. Poche apparizioni pubbliche, rarissime dichiarazioni e tanto mistero. Quando l’attore romano è chiamato sotto i riflettori per la conferenza stampa de “Il commissario Montalbano” si vede che scalpita d’impazienza. In parte perché deve tornare alla tournèe teatrale di “The Pride”, di cui è regista, in parte per sfuggire a fotografi, giornalisti e curiosi. Schivo e riservato, vorrebbe sempre che fosse il personaggio a parlare e lascerebbe volentieri il posto alle immagini. Ma questa è, appunto, un’eccezione…

Qual è la sfida maggiore per un attore?
«Dico sempre che la scommessa è quella di cambiare sempre pelle, interpretando ruoli da buono e poi da cattivo».

Sta per arrivare un “ma”?
«Esatto. Concedersi il lusso di dare vita ad un personaggio per l’arco della sua esistenza è un privilegio di cui sono grato, il merito va ad Andrea Camilleri che continua a scrivere storie bellissime».

Non è stanco dopo tanti anni?
«Guardo indietro a 18-20 anni fa e mi sento lo stesso Luca, con gli stessi difetti e pregi, persino con la stessa immaturità. E mi fa piacere dire lo stesso di Montalbano, è bello che conservi la propria coscienza di sé immutata nel tempo, come proprio di un personaggio letterario».

Come è cambiato?
«Più che il personaggio direi che è l’Italia ad essere cambiata, in questi 20 anni la trovo mutata geneticamente, siamo diventati un altro Paese, come non è successo negli ultimi 200 anni. D’altronde il mondo è cambiato, in alcuni aspetti per il meglio, ma anche per il peggio».

E cosa succede?
«Che Salvo guarda il cambiamento e assume un atteggiamento diverso, vivendo quindi una storia più cupa e buia, forse perché tutti noi siamo diventati così… e non solo in Italia. Quindi il personaggio resta uguale a se stesso, ma agisce in maniera diversa per via di quello che gli succede intorno».

Eppure la freschezza di Montalbano sembra la stessa…
«Infatti, conserva una fanciullezza che l’ha fatto amare da lettori e telespettatori, quindi in fondo non è cambiato tanto, a parte i tratti dell’età. Quello letterario è più stanco, si ferma ad ogni gradino, invece noi per scaramanzia quest’aspetto l’abbiamo messo da parte, d’altronde io ho 20 anni meno di lui».

Quest’animo fanciullo dove nasce?
«Da Camilleri, che a 90 anni ha un modo interiore ancora fanciullesco, vissuto in maniera fantastica e nutrito di racconti, con un personaggio seducente come Montalbano, perché si chiede allo specchio di cosa abbia bisogno per essere felice, invece di andare dietro ad una telefonata o ad una richiesta».

Questo comportamento ha stregato anche lei?
«Su di noi ha un effetto deflagrante, perché chi può dire di avere il coraggio di essersi raggiunto? Non ha il cartellino con il prezzo e io in lui rivedo mio nonno. Un tempo per la sua casa gli hanno offerto un sacco di soldi, perché ci volevano fare attico e superattico, ma ha detto di no perché voleva morire lì».

L’integrità è una calamita?
«Sì, verso di noi esercita un’attrazione fatale e così le donne vorrebbero vicino Montalbano e gli uomini desiderano assomigliargli. Le sue storie sono metafore con cui un intellettuale racconta la visione del mondo».

Il suo mondo, però, è fiabesco…
«Abbiamo inventato un modo di recitare che è la commedia dell’arte, il cosiddetto overactin voluto che non ha nulla a che vedere con la realtà, anzi in un altro contesto risulterebbe assurdo».

Si vede, però, che la popolarità le sta stretta. Anni fa ha detto che avrebbe smesso con Montalbano.
«Mai stato un odi et amo. Nel 2008 ho rilasciato una dichiarazione in cui dicevo basta, ma per una questione strategica. Pensavo di smetterla, ma poi ho capito che nella vita uno debba raggiungersi e a me questo personaggio mancava. Ho detto: “Perché allora non devo farlo?”. Comunque non mi preclude altre cose, ci lavoro due mesi ogni 2-3 anni e il resto del tempo lo passo su progetti diversi. Per fortuna esistono tanti pubblici, anche se uno mi conosce principalmente per Montalbano. Ho capito che ti devi rendere felice e a me Salvo diverte, anzi è un’esperienza di vita. Quando mi stancherò non lo farò più, d’altronde non sono stato mai obbligato, neppure contrattualmente. Tutto è stato fatto sempre per passione. E dal 20 aprile abbiamo ricominciato le riprese di nuovi episodi».

Vedremo Montalbano al cinema?
«Girando Montalbano nessuno si è chiesto se fosse cinema o tv, la cura e i mezzi sono stati gli stessi e se arrivasse in sala ne saremo tutti contenti». 

 


 

DAI CAMPI DI CALCIO AL SET 

Luca Zingaretti, classe ’61, è un attore romano celebre per il ruolo da protagonista nella fiction “Il commissario Montalbano”, ispirato al personaggio nato dalla penna di Andrea Camilleri. È diventato Cavaliere dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana, per i meriti artistici, tra teatro, cinema e tv. Da ragazzo ha intrapreso (e poi mollato) la carriera calcistica, per poi darsi alla recitazione. Da “La piovra 8 – Lo scandalo” a “Il giovane Mussolini”, da “Il giudice meschino” a “I 57 giorni”, ha collezionato ruoli forti, spesso figure capaci di sfidare il sistema, come don Pino Puglisi in “Alla luce del sole” e “Perlasca”, l’ex fascista che ha salvato oltre 5mila ebrei dai campi di concentramento. Dopo il divorzio dalla scrittrice Margherita D’Amico, ha iniziato a frequentare l’attrice Luisa Ranieri, conosciuta sul set di “Cefalonia” e sposata nel 2012: i due hanno due figlie, nate nel 2011 e nel 2015.


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