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QUELLE PULSIONI DA INCANALARE

Un professore smarrito alla ricerca di relazioni migliori di quelle che desiderava

Mar 31 Mag 2016 | di Giacomo Meingati | Attualità
Foto di 9

Era cocainomane e, se si fosse lasciato andare, avrebbe portato a letto tutte quelle quattordicenni. 

Qualcosa, dentro di lui, lo spingeva, più forte di lui, a possedere le sue alunne, minorenni. 

La cocaina gli faceva sentire quella spinta alla vita che lui aveva smarrito e in quelle ragazze di 14/15 anni, lui vedeva riflessa l’innocenza sempre cercata.

Parimenti, nelle torride strade di Los Angeles, California, piegato in due da lancinanti contrasti, il professore invocava un nome. 

Aveva, infatti, il cuore dannato da queste perversioni, ma lui si sentiva innamorato di Gesù. 

Chiedeva, nella notte, aiuto a Gesù. 

C’è una vecchia leggenda che dice che sono soltanto due le città in cui puoi trovare di tutto, anche un demone o un angelo, un dannato o un profeta: una è Mombasa e l’altra è, ovviamente, Los Angeles. 

Il professore era finito. 

Sfinito, spento, pentito e dannato dentro di lui. Il desiderio di sesso con quelle ragazzine lo spaccava in due, si sentiva un maledetto, un reietto, un colpevole. Sentiva, cioè, dentro di sé, un “sé” che non era lui, che era un reietto e uno sporco colpevole e si tormentava. 

Molti cristiani che conosceva lo allontanavano e lo isolavano, magari senza volerlo; alcuni sacerdoti non lo assolsero quando tentò di confessarsi, dicendogli, in nome di Dio, che lui non era degno di essere in comunione con Gesù e con Dio. 

«Fuori da questa Chiesa - gli dissero -: dannato!». 

Insegnava letteratura in un liceo di Los Angeles, era sposato, aveva figli e un cuore in cerca di Assoluto, ma buggerato da una dannazione che ne sfigurava le arterie, che le riempiva di petrolio. 

Era, cioè, stato dannato. 

Fu in una notte calda che entrò, depresso e scisso, affranto e mortificato, in un bar da due soldi a prendere da bere e fu colpito dal sorriso di un vecchio signore asiatico, che casualmente era seduto in quel bar. 

Qualcosa lo colpiva in quel sorriso e nella serenità con cui quel signore sedeva e si muoveva, per cui si avvicinò ed iniziò a parlarci. 

Quel signore gli disse che era un vecchio “operaio”, che stava per andare in pensione e lui ci si trovò così bene che tornò a parlarci più volte, per mesi. Finché, quel calore e quell’accoglienza che sentiva ogni volta più grande sgorgare da quell’anziano asiatico non lo convinsero a sciogliersi e a confidarsi con lui, su sempre più cose e, infine, proprio su tutto. Il vecchio respirava piano, serenamente, ed ascoltava con un vispo sorriso attento e partecipe a quello che diceva il professore, limitandosi a lasciarlo sfogare, annuire e commentare succintamente con alcune semplici battute. 

Andò avanti così per mesi interi, finché una sera il professore si accorse che qualcosa nel linguaggio del corpo del vecchio era cambiato, come se avesse lui, questa volta, qualcosa da dirgli. 

«Sai amico - cominciò il vecchio -, questa è l’ultima notte che ci vediamo, infatti sto per andare in pensione e credo che andrò a casa, una volta finito il mio lavoro». 

«Ma potremo vederci anche quando sarai in pensione, verrò a trovarti, staremo a casa tua». Il vecchio sorrise e disse, in modo quasi fanciullesco: «Casa mia è tanto lontana da qui, penso che un giorno tu mi verrai a trovare, ma non ancora». 

Poi lo guardò, di scatto, quasi come un fulmine. 

«Luca - disse il vecchio operaio - capitolo 17 versetti 20 e 21». 

Il professore restò stupefatto, come faceva un vecchio manovale asiatico di Los Angeles a conoscere il Vangelo di Luca tanto da citarlo così precisamente? Così, chiedendosi ciò, rispose di getto, citando il passo che conosceva a memoria: «’Interrogato dai Farisei: ‘Quando verrà il regno di Dio?’, rispose: ‘Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione e nessuno dirà: Eccolo qui, o eccolo là. Perché il regno di Dio è in mezzo a voi!’» 

«In mezzo!? - disse, vispo come un capriolo, il vecchio indiano -: professore lei mi delude, commette un grande errore di traduzione!». 

«Assolutamente no, amico! Conosco Luca a menadito, lo leggo ogni mattina, ti assicuro che è la citazione esatta». 

“La citazione esatta - disse sorridendo in modo sereno e calmo il vecchio - di una traduzione terribilmente errata. Crocefissa, direi, proprio come il ragazzo che disse quella frase. Infatti, quel ragazzo, non venne ucciso perché disse che il Regno di Dio era in mezzo a noi, no! Questo non faceva paura a nessuno! Ma quando i Farisei gli domandarono ‘Quando verrà il regno di Dio?’, lui gli rispose non ‘in mezzo’. Ma vuole aiutarmi a tradurre?». 

«Il regno - disse stupito il professore, che conosceva bene il greco. 

‘Tou Teou’ 

‘Di Dio’ 

‘Entos Umon Estin’». 

Il professore esitò per un istante, prima di sussurrare, perplesso: «Il Regno di Dio è Dentro di Voi». 

«Esatto! - gridò il vecchio indù -. ‘Entos’ in greco non vuol dire ‘in mezzo’, ma ‘dentro’! Quel giovane ragazzo fu giustiziato perché liberava gli uomini, dicendogli che il Regno di Dio non era solo nel mare, altrimenti i pesci sarebbero arrivati prima, non credi? O non era solo nel cielo! Perché altrimenti gli uccelli ne avrebbero preso possesso con maggiore comodità. No, no, amico mio! Lui diceva che Il Regno di Dio, possente, è Dentro di Noi! Dentro ogni essere vivente! Ed era questo di lui a fare tanta paura a chi deteneva il potere sulle vite degli uomini! E lui diede la Vita per dire proprio questo a tutti noi!». 

In effetti questo cambiava tutto, pensò il professore, che non vide mai più il suo vecchio amico, ma nemmeno smise più di cercare il significato di quella strana ultima chiacchierata. E così, poco a poco, si mise a cercare nell’oscurità e negli anni quella Luce trovò lui, sempre di più, e lo liberò. Salvò il suo cuore, gli diede, in incontri, contenuti e scoperte impossibili da riassumere ora, elementi per capire in profondità le radici delle sue pulsioni sessuali e strumenti per incanalarle e maturarle, terse da ferite e distorsioni che facevano male prima di tutto a lui. Salvò il suo lavoro e la sua serenità non ebbe più bisogno della cocaina per esistere. 

«Io credo - disse ad un suo amico una volta il professore - che quando Giovanni dice ‘In Lui era la Vita e la Vita era la Luce degli uomini’ voglia dire che Gesù è quella stessa più profonda Vita che è la Luce che in ognuno si manifesta in modo unico e irripetibile e che, se inizi a seguire le luci, le luci ti porteranno a Casa». 

Eh già! E forse furono proprio queste “luci” a portare, per caso, il professore davanti a un corteo di asiatici e bianchi, misti, che entravano dentro un palazzo, dove campeggiava una scritta ‘Self-Realization Fellowship’. Incuriosito, il professore entrò e non poté credere ai suoi occhi! 

Le persone infatti ossequiavano una salma ed era quella del suo vecchio amico delle chiacchiere nel bar! 

Sbigottito, incredulo, prese il primo malcapitato, iniziando a raccontargli tutto quello che gli era successo e, mentre lo faceva, gli sembrava che quello fosse ancora più pazzo di lui, perché sembrava capire quello che gli stava raccontando, sorridendo serenamente! 

«Amico mio, quel vecchietto con cui tu hai parlato non era un vecchio manovale, ma Paramhansa Yogananda, un uomo che ha speso tutta la sua vita a mettere in evidenza la totale affinità tra il messaggio della Bhagavad Gita, la Bibbia Indù, e le parole di Gesù nei Vangeli. Tutto il suo lavoro è raccolto nei tre volumi “Il Vangelo di Gesù secondo Paramhansa Yogananda” (per chi fosse interessato è nelle librerie “Lo Yoga di Gesù” che è un riassunto dei tre volumi, ndr) ed ora il suo vecchio Spirito torna nella casa da cui proviene. Sei fortunato ad averlo incontrato sul tuo cammino!». 

Il professore allora capì cosa volesse dire il suo amico quando disse ‘Forse un giorno verrai, ma non ancora’ e pianse. 

Pianse, perché ricordò la misericordia con cui quel vecchio signore aveva permesso a una Luce, che il professore ancora non capiva del tutto, di sussurragli che tale Luce non era ‘qua o là’, ma si trovava, splendeva, ardeva, proprio negli abissi più sconfinanti del suo animo di uomo. 


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