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Volevo abortirla, ma ha vinto Martina

La prospettiva di perdere il lavoro e le nuove spese non ci hanno fermati

Gio 30 Giu 2016 | di Patrizia Lupo | Bambini
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HIl nostro primo figlio è nato che eravamo giovani. Ci siamo appoggiati ai miei che ci hanno sempre aiutato per come potevano. Il lavoro era il vero problema, al mio Paese mi ero laureata, ma venuta in Italia ero disposta a qualsiasi lavoro. Finalmente ne avevo trovato uno come cameriera in un albergo con contratto a tempo determinato mentre mio marito stava fermo anche settimane. Lui era scontento e per il suo malumore litigavamo anche per cose stupide. Lui inseguiva i suoi progetti, io cercavo di essere più concreta. Certo non pensavamo ad un altro figlio. Così quando ho scoperto la nuova gravidanza ho pensato ad abortire come fosse scontato. Mio marito però non voleva anche se sapeva che non potevamo 'permettercelo': vivevamo a casa dei miei e andavamo avanti solo con il mio lavoro. La prospettiva era di perdere questa creatura perché di certo da donna incinta non mi avrebbero rinnovato il contratto. Ne parlavamo ma alla fine è prevalsa la mia volontà di abortire. 

L’assistente sociale ci chiese i motivi della decisione e mio marito disse anche la sua contrarietà. Lei ci consigliò di pensarci ancora e di valutare se rivolgerci ad un’associazione, il Segretariato Sociale per la Vita, che ci avrebbe potuto aiutare anche economicamente ad accogliere nostro figlio. I giorni che seguirono furono difficili perché mi sarebbe piaciuto avere il bambino ma avevo paura. Tra me e mio marito era calato il silenzio. Il pensiero era fisso e più si avvicinava quel giorno e più non sapevo decidere. La notte prima dell’aborto non dormii. Non andai però in ospedale ma dall’assistente sociale per chiedere aiuto. Dopo di che abbiamo scoperto la solidarietà grazie al Segretariato. Lì abbiamo ricevuto accoglienza, ascolto e aiuti, come il Progetto Gemma, un sostegno economico che ci ha permesso di affrontare le spese per il bambino, con generi di necessità e altro ancora. Ci hanno informato anche sugli aiuti che avremmo potuto richiedere allo Stato. Ci hanno accompagnato fino a che Martina ha compiuto un anno. Il lavoro? Sì, l’ho perso ma mio marito ne ha trovato un altro. E anche se abbiamo di meno ho però ciò che è più importante: mia figlia e l’unità della mia famiglia.


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