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Emergenza estate!

Come gestire 13 settimane di vacanze scolastiche?

Gio 30 Giu 2016 | di Lucrezia L. | Genitori&Figli
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Eccolo. Il fatidico ultimo giorno è arrivato e gestiamo l’emergenza day by day. Siamo un esercito di mamme italiane, turche e lettoni.  Solo noi in Europa con 13 settimane di vacanze scolastiche. Circa cento infiniti giorni di: “E mò con sti ragazzini che ci faccio?”. La traduzione in turco e lettone mi sfugge al momento. Sarà la fretta.

Altrove la situazione è ben diversa. In Austria, Belgio e Francia gli studenti  hanno 9 settimane di vacanze. In Olanda e Germania 6. In  questi paesi civilizzati a giugno i bambini vanno a scuola regolarmente. Mettono la magliettina, sbuffano perché non gli va più neanche a loro di studiare, indossano i pantoloncini e via, cartella in spalla. In realtà oggi a Berlino piove ma tanto quelli sono teutonici, vanno in giro in canottiera anche con 15 gradi.

Noi invece no. Partiamo con il nostro businness plan, con tanto di analisi dei costi e finale rendicontazione a settembre. Allora: le prima 3 settimane le facciamo al centro estivo della parrocchia perché costa di meno. “Mamma… ma lì si prega sempre. Noi non andiamo mai in Chiesa”. “Tesoro, hai sentito che una preghierina abbia mai fatto male a qualcuno? E poi ci vanno anche i tuoi amici, il pomeriggio fate la partitella a basket, c’è il corso di cucina”. “Io non voglio cucinare, tanto cucini tu”…  Sob, mamme italiane dimettetevi. Queste frasi  Timmy Turner dei Fantagenitori,  bimbo americano di 10 anni, non le direbbe mai. Comunque giugno è andato, tornano orgogliosi con la ciambellina cucinata da loro, già pregati e ben stancati. Solo da buttare in lavatrice e in doccia. Roba semplice.

Adesso parte la zona luglio. La parrocchia va in vacanza. Bisogna inventarsi qualcos’altro. I bambini vogliono andare separatamente. Ognuno con i suoi amici. Due accompagnamenti separati, due ritiri contestuali nello stesso orario. Una sfida allo spazio tempo e al tuo capoprogetto che vorrebbe licenziarti perché scappi via in orari improponibili e incompatibili con un’etica aziendale tutta italiana. Le mie colleghe norvegesi ed olandesi mi raccontano al telefono che se loro vanno via dopo le quattro il capo chiede se hanno problemi in famiglia. Si suppone, infatti, che alle quattro uno vada via a gestirsi le faccende familiari. Ma quello è un altro mondo. 

Mando il piccolo in un centro con la piscina lontanissimo e il grande con i suoi amici al Centro Sportivo:  cinque ore di calcio al giorno. Io lo odio il calcio, ma faccio finta di niente. Fingo con le altre mamme di aver visto tutte le partite degli Europei. Mi invento una squadra del cuore. Vesto mio figlio come un “coattello” con i pantaloncini di raso con il logo della squadra e scarpette dai colori più fluorescenti possibili, perché si senta perfettamente a suo agio. Schiatterà sotto il sole e la fatica. Imparerà tutte le parolacce del mondo. Quest’anno hanno anche un allenatore irlandese quindi le apprenderà anche in inglese. Non fa niente. Devo svoltare luglio. Agosto: in vacanza con mamma e papà. Alternati però. Mica abbiamo 4 settimane di ferie. Si parte per il mare con due zaini carichi di libri e di compiti pesantissimi. Da una relazione OCSE  che valuta ogni tre anni il livello di istruzione degli adolescenti dei principali paesi industrializzati, risulta che i ragazzi italiani passano in media 9 ore a settimana a fare compiti a casa contro una media dei paesi OCSE di 4,9 ore. Gli italiani detengono il record dei più “secchioni” e, aggiungo io, quelli con minor rendimento, visto che abbiamo un alto tasso di abbandono scolastico e pochi laureati. Quindi ad agosto vacanze con litigio incluso: “Amore, hai studiato scienze? Hai fatto le equazioni? Hai ripassato storia?”

E manca ancora settembre…  


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