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George Clooney: Io, pap ela tv

George Clooney cresciuto in tv, poi arrivato E.R. e il cinema. Oggi si cimenterebbe anche in un musical, anche se ammette di non saper ballare

Gio 30 Giu 2016 | di Alessandra De Tommasi | Interviste Esclusive
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Saluta e abbraccia tutti e, quando capisce che sei italiano, sfodera parole a caso pur di rompere il ghiaccio. George Clooney è un vero burlone, un animale da palcoscenico capace di gestire qualsiasi crisi e tenere a bada anche il paparazzo più agguerrito. Uno dei veri dei dell’Olimpo di Hollywood che mette tutti d’accordo: benedetto dalla critica, premiato con l’Oscar e amato dai fan, merita le attenzioni che riceve perché ha quell’approccio da divo vecchio stile misto all’atteggiamento da eterno compagnone. Nel film “Money Monster”, diretto da Jodie Foster, che ha presentato al Festival di Cannes, esplora il lato oscuro della televisione, dove i ciarlatani hanno il potere di rovinare la povera gente. Uno di questi è proprio Lee Gates, il suo personaggio, talmente pieno di sé da sembrare una caricatura. E Clooney, come sempre, ci scherza sopra con quel sorriso a cui proprio non è possibile resistere.

Che rapporto ha con il denaro?
«Il mondo della finanza ci sta sfuggendo di mano e quando qualcosa va storto non capisci davvero cosa sta succedendo e chi ci rimette è l’uomo comune».

In “Money Monster” torna in tv ma come conduttore. Che effetto fa?
«Sono cresciuto in tv, ogni giorno per i miei primi 16 anni, perché papà aveva un varietà in diretta e annunciava anche le notizie. Poi ho forzato il canale NBC a fare un episodio dal vivo di “E.R.”, un’operazione molto rischiosa all’epoca, ma che rientrava nella mia mentalità. Ho sempre pensato che, a differenza dei film, la tv avesse il potere della diretta e andasse sfruttato, come lanciarsi senza una rete: è questo a renderla così eccitante».

Come sta cambiando la tv?
«Oramai c’è sempre meno informazione e sempre più intrattenimento. E nel film Jodie Foster ha le idee piuttosto chiare su come mostrarlo…».

A lei questo fa paura?
«Ci sono dei risvolti inaspettati in seguito a quest’evoluzione. Che un cretino qualsiasi in tv ti dica come investire i tuoi soldi e tu poi lo faccia sul serio a me sembra pazzesco. Ecco, “Money Monster” mostra i pericoli di un potere immenso come quello che ha la televisione».

Da regista, trova difficile seguire le direttive di un collega e “limitarsi” a recitare?
«Tutt’altro: essere diretti da un altro attore è una benedizione. Chi fa solo il regista guarda solo ai risultati, invece chi sa stare anche davanti alla macchina da presa ti fornisce gli strumenti per raggiungerli. Conosce il processo e lo mette in atto».

Da attore si gode di più il viaggio?
«Certamente, fare “solo” l’attore in un film è più rilassante, mi limito appunto a seguire le direttive e lo faccio sempre. E se mi dice “Piangi” allora apro immediatamente i rubinetti e lo inondo di lacrime». 

Com’è Jodie Foster al comando?
«Eccezionale: sa come parlare al cast e crea uno spazio sicuro dove poter provare e improvvisare, ti chiede il parere e ti lascia libero. Non è da tutti. Mi ha proposto la sceneggiatura al momento giusto, era da tanto che volevo lavorarci insieme ed è pazzesco come tutti i pezzi del puzzle si siano incastrati. Così ho coinvolto anche Julia Roberts, di cui sono grande amico».

Quanto si è affezionato a questo strampalato ed egocentrico conduttore tv?
«A me sembra un po’ il Rambo della situazione, si crede tanto furbo ma è davvero pessimo. Spero di non somigliargli, cerco sempre di fare più attenzione agli altri, ai loro sentimenti e ai loro fallimenti. E aver scelto di fare anche il regista mi ha permesso di farlo anche al lavoro, di empatizzare di più con chi mi circonda».

In “Money Monster” si è cimentato anche come ballerino. Lo rifarebbe?
«Vuoi la verità? Jodie Foster aveva in mente un musical e io ho detto: “Ci sto”. Scherzi a parte, ad un certo punto è venuta fuori l’idea di mettere in scena delle coreografie ma il problema è che io sono davvero pessimo a ballare e proprio per questo abbiamo pensato sarebbe sembrato ancora più divertente. Ti lascio immaginare la faccia della troupe durante le riprese: erano tutti a bocca aperta, increduli, a guardarmi ancheggiare sul set». 

Lei è molto attivo politicamente. Se l’immagina un mondo in cui Donald Trump diventa Presidente degli Stati Uniti?
«Siamo seri, non ci sarà nessun presidente Trump nel nostro futuro. Non credo che sia la paura a governare un paese, davvero ci terrorizzano le donne o gli immigrati? Trump è il risultato di molte news che non fanno più approfondimento, né domande scomode. Serve un’informazione onesta, è questo che fa la differenza. L’ignoranza può far commettere disastri enormi». 

 


 

SEX SYMBOL DI HOLLYWOOD

A George Timothy Clooney, classe 1961, Premio Oscar come miglior attore non protagonista in “Syriana” e come regista del film “Argo”, vanta una carriera che spazia dalla recitazione alla sceneggiatura, dalla produzione alla regia. Ha ottenuto le luci della ribalta grazie al camice del dottor Doug Ross nel telefilm “E.R. – Medici in prima linea”, per poi indossare la maschera in “Batman & Robin” e poi diventare un truffatore in “Ocean’s Eleven” accanto ai suoi amici del cuore, Brad Pitt e Julia Roberts. Con quest’ultima ha appena conquistato il red carpet del Festival di Cannes con “Money Monster”, diretto da Jodie Foster. Considerato uno dei sex symbol di Hollywood, ha conquistato la cronaca rosa per le relazioni sentimentali: a fine 2013 ha incontrato l’avvocatessa Amal Alamuddin che ha sposato l’anno dopo. Di recente sono stati entrambi ospiti in Vaticano al meeting della Fondazione Scholas durante il quale ha incontrato Papa Francesco ed è stato premiato con l’Ulivo della Pace. È altrettanto celebre per i suoi impegni umanitari, a favore dei diritti civili. Si è schierato a favore dei rifugiati e delle vittime di terremoti ed è stato insignito del ruolo di Messaggero di pace delle Nazioni Unite. 


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