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Matteo Terzi: Ho scelto la strada

Dopo il grande successo del suo primo album, Matteo Terzi, in arte “Soltanto”, esce con il suo secondo lavoro, l’album “Skye”

Gio 30 Giu 2016 | di Giacomo Meingati | Interviste Esclusive
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Musicista, cantante, autore delle proprie canzoni, Matteo Terzi, in arte Soltanto, nel 2010, dopo la laurea, ha lasciato il lavoro sicuro che aveva per vivere la strada, cominciando un viaggio che lo ha portato in giro per l’Europa. 

Matteo vorrei partire dal tuo nome d’arte, Soltanto, che significato ha per te? 
«Il mio nome d’arte è nato dal bisogno di staccarmi da una ricerca continua e frenetica che era fuori di me, volta a carriere e obbiettivi che non mi appartenevano. Al centro del mio percorso c’era “Soltanto” la necessità di essere me stesso, sia a livello umano che artistico, spogliandomi di ogni resistenza in contrasto con la mia natura, per cui, sai com’è, ho pensato che era un buon memorandum!». 

Dopo “Le chiavi di casa”, hai pubblicato “Skye”. Mi sembra che se c’è una tematica ricorrente nel disco è quella del viaggio. Cosa significa per te? Il tuo è un viaggio senza meta o con un punto di arrivo, uno scopo? 
«Non so come spiegartelo. Per quello che è il mio approccio alla vita e alla musica, è una componente che non può mancare. Per me è una cosa che non vivo come un dovere, un lavoro, ma come un processo naturale. Il viaggio ti dà sempre nuovi stimoli, serba sempre nuovi incontri, è ossigeno. Questa è una cosa che ho scoperto quando ho cominciato a viaggiare. Quando sei lì a suonare, senti che quell’energia che stai mettendo ti ritorna dal pubblico. È una cosa meravigliosa che quell’energia te la rimanda indietro il pubblico di Milano come quello di Bruxelles o anche quello di Praga o inglese. Sei in connessione, immediatamente, questa è la boccata d’ossigeno più grande. A un tratto ti trovi ad avere la netta sensazione che l’Europa è casa tua». 

E lo scopo? 
«Credo che il punto sia nel titolo dell’album. Il punto è “Skye”. A un certo punto del mio percorso ho sentito il bisogno fisiologico di guardarmi dentro, di fermarmi dopo un viaggio che durava anni. Per me andare in Scozia è stato questo, mi sono portato la chitarra ma non ho suonato in strada o nei locali, perché cercavo di prendermi un momento per capire cosa mi era successo in questi anni, per capire se ero ancora sulla strada giusta come mi chiedevo col primo disco. Quindi su “Skye”, che è quest’isola scozzese dove mi sono ritrovato a farmi queste domande cercando delle risposte, ho fatto questo punto della situazione. Quest’isola è diventata il luogo in cui mi sono fermato e mi sono voltato indietro a capire cosa mi era successo, prima di ripartire. Per questo quest’isola, alla quale sono approdato consigliato dagli scozzesi per puro senso di avventura, è diventato un luogo simbolico, che manifestava appieno il senso del percorso creativo che c’era dietro al disco, per questo è diventata il titolo dell’album. Lì tutte le canzoni che erano cominciate per strada ma non avevano trovato compimento hanno trovato il loro posto giusto e il loro completamento, proprio perché sono riuscito a metabolizzare e far mie le emozioni che avevo vissuto. “Skye” è diventato un luogo simbolico di contatto con la profondità della mia anima, ed in questo senso è anche un’isola non solo reale ma simbolica, che sta a significare quel luogo interiore che tutti hanno nelle proprie profondità di connessione col proprio Spirito. Quel luogo il cui ritrovamento può cambiare il corso di una vita e che, una volta trovato, è bene non dimenticare e tenersi stretti. Ognuno ha il suo posto, ognuno chiude gli occhi e sa immediatamente qual è la propria “Skye”, e quando hai trovato quel luogo, non te lo puoi né devi dimenticare. Questo è il messaggio che ha senso ripetere a me stesso e anche agli altri». 

Qual è stato l’iter tecnico di lavorazione, di costruzione, di “Skye”? 
«In studio si è creata subito una sinergia speciale e un’atmosfera magica perché tutti noi condividevamo l’unico obbiettivo di fare un bell’album dal punto di vista artistico, senza ansie, scadenze lavorative, doppi fini di alcun tipo. Una rarità nel mondo discografico di oggi. Abbiamo investito tanto, sotto tutti i punti di vista, abbiamo fatto un lavoro di alta fascia e questo ha portato la magia che ci ha dato l’energia di andare infondo a questa cosa. Poi a Bruxelles ho incontrato un imprenditore che produceva audiovisivi che si è appassionato alla mia musica e alla mia storia, tanto da trasformare la sua società in un’etichetta musicale, Cremogen music, con cui è uscito il disco! 
Tutto è restato “puro”, naturale, spontaneo, questo spero e credo che si respiri». 

Cosa intendi fare per promuovere il disco e, più ad ampio raggio, “Soltanto” lo vedi sempre in strada o più vicino all’industria discografica classica?
«Il dono grande è aver coronato il mio sogno: vivere di musica, non c’è nulla che possa cambiare questo, di base. Certamente, inoltre, il mio approccio al live resta quello della strada, da “busker”, ma questo non esclude le altre cose come le serate che ho fatto e che farò nei teatri, nei club, che sono occasioni meravigliose e bellissime alle quali non intendo opporre alcun tipo di limite. Per me l’importante non è tanto suonare in strada o nei club, avere o non avere un’etichetta, piuttosto il centro di tutto è proteggere e tutelare la spontaneità e la semplicità del mio progetto, questo è il punto, è quello per cui ho lottato, è quello che ho conquistato, ciò che ieri ho costruito, oggi mi vivo e sempre condivido. Una volta, infatti, che il progetto perdesse la sua libertà, la sua verità, la sua spontaneità, che cosa resterebbe? Un ragazzo che canta, forse, ma di ragazzi che cantano ce ne sono tanti. Niente avrebbe più senso se io perdessi la mia unicità». 

 


 

Musicista di strada

Soltanto, all'anagrafe Matteo Terzi, è un musicista di strada, cantante e autore delle proprie canzoni. Nell'estate del 2010, dopo aver conseguito la laurea in Scienze Politiche, decide di licenziarsi dalla casa di produzioni cinematografiche per cui lavorava e cominciare la vita del musicista di strada. 
Parte così alla scoperta dell’Europa, lasciando Milano, città natale, per un lungo viaggio on the road in autostop. Armato di uno zaino, una tenda, una chitarra Soltanto ha con sé il desiderio di provare a mantenersi esclusivamente esibendosi per strada, condividendo la sua musica e le sue emozioni con i passanti. Le foto e i video delle sue performance rimbalzano sulle bacheche di Facebook e di Twitter e in molti, da varie parti d'Italia, gli scrivono per invitarlo ad andare a suonare nelle strade delle loro città. La conclusione di questo lungo viaggio è la pubblicazione del suo primo album d’inediti, dal titolo “Le chiavi di casa mia”. Per riuscire a finanziarne la produzione Matteo lancia una campagna di raccolta fondi online, chiedendo a chi lo desidera di supportare il progetto con una donazione. Al di là di qualsiasi previsione, in soli 60 giorni vengono raccolti oltre 10.000 euro e Matteo può finanziare in maniera del tutto indipendente il suo album. Il percorso di Soltanto prosegue all'estero: nell’estate del 2014 Matteo inizia un lungo road tour per le strade d'Europa. Le vendite del suo disco superano le 8.000 copie. Al termine di questo viaggio lungo un anno Soltanto registra il suo secondo album “Skye”, che raccoglie le esperienze, gli incontri, gli affetti e i sogni condivisi per strada. 


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