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Coi fondi di caffè… si fa strada!

Dalle strade alla moda, idee geniali e nuovi eco-business riciclando i fondi della bevanda più amata nel mondo

Gio 30 Giu 2016 | di Caroline Susan Paine | Ambiente
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Molti ancora continuano a credere di poter prevedere il proprio futuro e quello dei propri cari leggendo i fondi del caffè. Si tratta di una pratica divinatoria, oggi fortunatamente caduta in disuso.
A quanto pare, invece, dai residui del prodotto per la “pausa” più diffusa al mondo - ogni anno a livello globale se ne producono oltre 7 milioni di tonnellate - ci si può attendere un futuro migliore. In ogni angolo della Terra, Italia compresa, sono stati concretizzati e continuano a svilupparsi idee e progetti per la riutilizzazione di questi scarti organici, impropriamente considerati rifiuti, che di solito vengono gettati nella spazzatura. 

DALL’ESPRESSO ALL’ASFALTO
L’ultima novità arriva dall’Australia dove i ricercatori della Swinburne University of Technology di Melbourne guidati dal Prof. Arul Arulrajah insieme ad altri colleghi thailandesi e cinesi hanno sviluppato un progetto mediante il quale è possibile riutilizzare i vecchi fondi di caffè come basamento del manto stradale. Il sistema produttivo prevede il miscelamento di sette parti di residui di caffè con tre parti di rifiuti industriali derivanti dalla produzione dell’acciaio. Al composto viene poi aggiunta una soluzione alcalina di silicato di sodio e idrossido di sodio che compatta la miscela dandole una particolare caratteristica di elasticità e resistenza alla compressione. Attraverso dei blocchi cilindrici, poi, il tutto viene utilizzato come base sotto la superficie stradale, come se fossero dei cuscinetti di gomma, garantendo un vita molto più lunga dell’asfalto. I ricercatori stimano che con il caffè che si consuma annualmente a Melbourne ci si potrebbero costruire cinque chilometri di nuove strade all’anno. 
Il progetto però è ancora nella fase di sviluppo perché deve essere ancora testato in condizioni climatiche ordinarie (pioggia e siccità) e durante le fasi di traffico intenso.

BIOCARBURANTE “ESPRESSO”!
Altre ipotesi stanno cercando di utilizzare  residui del caffè come biocarburante. Questo è il progetto sviluppato dall'architetto di Londra, Arthur Kay. Attraverso l’utilizzo di 200mila tonnellate annue di miscela esausta, il giovane inglese intende produrre diesel alternativo in grado di far risparmiare l’emissione in atmosfera di quasi 730mila tonnellate annue di anidride carbonica. 
Il processo di produzione è relativamente semplice: attraverso il processo chimico di “trans-esterificazione” viene dapprima creato un liquido oleoso che poi, una volta separato dalle componenti organiche, viene convertito in diesel. Nei prossimi anni il giovane imprenditore londinese vuole espandere la sua attività anche in altri Paesi europei e nel resto del mondo perché in fondo si tratta di prendere due piccioni con la stessa fava: da un lato si ricava carburante da vendere sul mercato, mentre dall’altro si evita il costo di smaltimento a carico dei produttori di questi particolari residui che nel Regno Unito viene pagato a caro prezzo. Non a caso in breve tempo i principali clienti di Arthur Kay sono diventate le grandi catene di pub e caffetterie che si trovano ovunque a Londra. Altra trovata dell’intraprendente Kay è il riciclaggio della parte secca del caffè esausto come pellet, quei piccoli bastoncini venduti in sacchettoni molto diffusi ormai anche in Italia, da bruciare in stufe e camini al posto del legno. 

SCARPE, PARALUMI E... FUNGHI SUPER ECOLOGICI
Altri casi di riutilizzazione intelligente dei fondi del caffè interessano la produzione di paralumi e di scarpe, rispettivamente da parte di un’azienda spagnola e una austriaca. In entrambi i casi si tratterebbe di produzioni ingegnose e a basso costo ma le rispettive “ricette” non sono state rivelate perché coperte da brevetto. 
L’esempio più interessante comunque riguarda la città di Capannori, in Provincia di Lucca, dove del riciclaggio e del recupero di rifiuti ne hanno fatto una vera e propria filosofia di vita. L’idea si chiama “Funghi Espresso” ed è una startup, ossia una giovane azienda agricola innovativa, che coltiva funghi freschi delle varietà Pleurotus (comunemente noti con i nomi 'orecchie', 'orecchioni' e simili) utilizzando i fondi di caffè come substrato di coltivazione. Una sorta di terriccio alternativo e a chilometri zero. Il relativo materiale organico viene sistematicamente prelevato dai bar della zona con un vero e proprio sistema di raccolta differenziata a domicilio. Una volta sterilizzato, questo materiale viene prima inseminato con dei chicchi di grano avvolti dalle spore dei funghi commestibili e  poi messo in dei sacchetti di plastica affinché si realizzi la colonizzazione dell’intero substrato. Da una tonnellata di fondi di caffè si possono ottenere in media circa 120 kg di funghi: è possibile richiedere gli appositi kit per realizzare la coltivazione dei funghi a casa propria. Alla fine resta un materiale organico facilmente degradabile in una compostiera o in giardino. Il tutto quindi torna nella Terra da dove è iniziato il ciclo.

 


 

SCARPE E ABBIGLIAMENTO BIO
I fondi di caffè, oltre a proteggere la nostra pelle dai raggi ultravioletti, sono anche degli  ottimi deodoranti naturali e per questo sempre più spesso vengono utilizzati per la realizzazione di calzature e abbigliamento. Per le calzature in particolare è entrata recentemente in produzione la linea “Footglove Earth” dell’azienda americana Marks & Spence: il tessuto confortevole interno di queste calzature è composto da un filato che utilizza i fondi di caffè nel ciclo di produzione. Una tecnologia simile, denominata  S.Café, è stata sviluppata dalla società Singtex di Taiwan per produrre abbigliamento sportivo, lingerie e lenzuola: in questo caso i fondi di caffè sono mescolati con fibre di poliestere ricavate da bottiglie di plastica riciclate. Questi tessuti, assicura l'azienda, si asciugano prima, riducono gli odori e proteggono dai raggi ultravioletti. 

 


 

IDEE LUMINOSE
Il giovane designer spagnolo Raúl Lauri crea paralumi con i fondi del caffè. I residui granulosi vengono semplicemente miscelati con un collante di origine naturale che poi viene pressato per creare la forma definitiva dei paralumi. La ricetta esatta però non è conosciuta perché il suo ideatore ha brevettato la tecnica di produzione.  Gli esperti assicurano comunque che il risultato è davvero impressionante. Con “Lamp Decafé” nel 2012 il designer spagnolo ha vinto il primo premio al Concorso del Salone Satellite di Milano.

 


 

La svolta: Cialde riciclabili? Sì, made in Italy

IIl boom del caffè in cialda ha portato con sé un problema: come smaltire le capsule di plastica o alluminio? Se ne vendono almeno 10 miliardi l'anno nel mondo (uno solo in Italia), generando 120mila tonnellate di rifiuti di cui 70mila in Europa. Sono i dati del progetto europeo Life Pla4coffe che punta a sostituire le cialde usa e getta non riciclabili con capsule biodegradabili da riciclare sotto forma di compost, ossia terriccio, anziché interrarle in discarica o bruciarle nei nocivi ed inquinanti inceneritori. Un paio di soluzioni sono già arrivate da due grandi aziende italiane: Lavazza, prima al mondo, e Caffè Vergnano hanno lanciato le capsule bio. Sono sì usa e getta, ma non hanno più l'inconveniente di dover separare il contenitore dal caffè esausto. Si buttano via così come sono una volta usate nell'umido e diventano compost. 
Il brevetto usato da Lavazza impiega il MaterB, materiale derivato dall'amido di mais frutto della ricerca della Novamont, erede del colosso petrolchimico di Stato italiano. Un ottimo esempio di come si può riconvertire l'industria vecchio stile con idee e progetti di successo nel rispetto dell'ambiente. 


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